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"Alleanza Monarchica"
ed il "Movimento monarchico italiano" sono i due gruppi principali
che in Italia raccolgono i fedeli della corona e promulgano le
loro idee.
Alla vigilia del referendum del 1946, che segnò la fine della
reggenza dei Savoia e l'inizio dell'Italia repubblicana
e democratica, alcuni gruppi monarchici si unirono in un movimento
apartitico impegnato nella difesa della monarchia, detto Unione
monarchica italiana (Umi). Contemporaneamente si costituì l'unico
partito dichiaratamente fedele alla corona, il Partito democratico
italiano (Pdi), che si trasformò subito dopo il referendum nel
Partito nazionale monarchico (Pnm). La lista ottenne anche alcuni
successi, come quello a Napoli nel 1952 o quello del 1957 quando
raggiunse la massima espansione conquistando 56 seggi parlamentari.
Ma durò poco. Si ebbe una scissione e nacque il Partito monarchico
popolare che segnò il declino elettorale dei monarchici, al quale
non riuscì a porre rimedio nemmeno la riunificazione del Pdi sotto
il nome di Partito democratico italiano di unità monarchica (Pdium).
Nel 1972 quello che rimaneva del Pdium confluì nel Movimento sociale
italiano (Msi), erede del fascismo e della Repubblica sociale
italiana costruita da Mussolini a Salò nell'ultimo periodo della
sua vita. Ma una parte del vecchio partito monarchico rifiutò
l'abbraccio con la destra missina per non compromettere la causa
monarchica e fondò l'Alleanza Monarchica (Am).
Dopo la morte di Umberto II i sostenitori della monarchia
attraversarono una profonda di crisi frantumandosi in tanti gruppuscoli.
Questo destino, però, non toccò all'Am che disponeva di un organo
di stampa proprio e di gruppi organizzati in diverse città.
Dopo alterne vicende, nel 1993, le diverse fazioni si unificarono
nell'Alleanza nazionale monarchica (Anm) che cambiò nome in Alleanza
monarchica (Am) in seguito alla scissione del Movimento sociale
nei due partiti Alleanza Nazionale e Fiamma tricolore per evitare
equivoci con il partito capeggiato da Gianfranco Fini (An).
L'attuale attività di Am si svolge tra convegni e manifestazioni
improntate sulla diffusione della ideologia monarchica. Confermato
questo impegno e la propria autonomia di movimento politico, Am
non accetta che il parlamento italiano costringa ancora all'esilio
i Savoia e individua nel sostegno della famiglia uno dei suoi
punti programmatici. Ma, soprattutto, non riconosce l'attuale
ordinamento e non accetta le accuse rivolte ai reali. Il movimento
si autofinanzia tramite i contributi dei soci e con gli abbonamenti
al quotidiano che pubblica.
Fanno capo ad Am anche altri gruppi ed altri, come l'Unione club
reali d'Italia, hanno con l'organizzazione un patto di unità d'azione.
L'Unione è convinta che la monarchia subì il fascismo, cercando
di moderarlo, dopo le votazioni che elessero Mussolini a capo
del governo con 306 voti favorevoli e 112 contrari. Sostiene che
le leggi razziali furono mitigate dal monarca e che il 25 luglio
del '43 il re sostituì il Duce e pose fine al fascismo, mentre
l'8 settembre 1943, dopo l'accettazione dell'armistizio, Vittorio
Emanuele III fu costretto ad abbandonare Roma. Tra i meriti
dei Savoia che ricordano, ovviamente, quello di aver fatto l'Italia
unita.
Il centinaio di club sparsi in tutt'Italia che costituiscono il
gruppo si autofinanziano. Così come il Movimento monarchico italiano
(Mmi) che si definisce un movimento politico libero, indipendente,
democratico e trasversale. Vuole, come tutti gli altri gruppi
monarchici, l'abolizione della tredicesima disposizione della
Costituzione italiana che vieta ai Savoia di ritornare in Patria
e vuole promuovere la cultura di "un nuovo senso dello Stato".
Pensa ad un sistema elettorale moderno, uninominale, in cui la
scelta dei candidati nell'ambito di ciascun schieramento venga
fatta dagli elettori tramite consultazioni primarie e chiede un
vertice dello Stato neutrale. Quindi vive l'ideale monarchico
più come un impegno civile, politico e culturale che anacronistico.
Laura Coricelli/Grandinotizie.it/2 febbraio
2001 ore 15:40
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