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I Savoia dalle monete di Susa alla lira italiana

La storia della lunga dinastia Savoia si può studiare anche grazie all'iconografia delle diverse monete circolate in Italia.

Amedeo IV è il primo che ordina l'incisione dei contrassegni dei Savoia sulle monete. A partire dal suo regno (1232-1253) diventano noti gli zecchieri che lavorano nelle diverse zecche. Dalle sue monete scompare il nome della città di Susa ed appare in sostituzione il nome del contado: Sabaudie.

Nel 1306 il successore Amedeo V emette un'ordinanza che rivaluta tutte le monete. Ma la sua opera più importante in campo finanziario si ha quando, lo stesso anno, riforma il sistema monetario stabilendo il rapporto tra il grosso tornese ed il denaro viennese. Questa proporzione è rimasta come base fino al regno di Emanuele Filiberto. Le monete accettate erano tre: il grosso, il bianco ed il denaro viennese.

E' stato, però, il figlio Aimone a cercare di restaurare le finanze scosse dall'abitudine allo sperpero della corte. Per fare ciò, con il consenso dei sudditi, indice una tassa su ogni oggetto venduto che, nel tempo, si trasforma in una tassa sulla famiglia. L'imposta è stata abolita nel 1336, dopo che l'erario era stato rimpinguato. Sotto Amedeo VI, però, inizia la politica del baratto proprio per volere del sovrano. Con questo metodo i reali cedono terre transalpine per acquistarne in Italia.

Nel 1384 Amedeo VII fissa il rapporto tra oro ed argento usando come base del calcolo di monetazione il fiorino d'oro di piccolo peso, mentre nel 1482 Carlo I è il primo principe del casato a mettere il suo ritratto sulle monete, dove, sempre per la prima volta, compaiono le leggende religiose. Filiberto II inizia, invece, a coniare grosse monete d'argento del valore di quattro testoni.

Quando nel 1572 Emanuele Filiberto riunisce l'ordine cavalleresco di S. Maurizio a quello di S. Lazzaro, l'avvenimento viene ricordato anche sulle monete che, a partire dal 1576, conquistano nuovi pezzi: la quadrupla, il tallero e, nel 1577, la parpagliola. L'icona incisa rappresenta la croce di S. Lazzaro incrociata con quella S. Maurizio.

Dal 1590 al 1630 alcune zecche vengono chiuse da Carlo Emanuele I. Rimangono operative solamente quelle di Chambery, dove si introduce la coniazione del rame nel sistema monetario sabaudo e quella di Torino, dove si lavorano le monete nobili.

Molto particolare la monetazione di Carlo Emanuele II che si divide in due periodi: quella durante la reggenza e quella delle monete coniate dal duca uscito di minorità.

La prima monetazione moderna arriva nel 1901 con Vittorio Emanuele III. Personalmente appassionato di numismatica, già da piccolo comincia una collezione di monete internazionali che, nel tempo, diventerà una delle più importanti del mondo. Scrive anche il Corpus nummorum italicorum , opera divisa in molti volumi in cui descrive e classifica le monete italiane.

Di Umberto II, ultimo re d'Italia, non furono invece coniate monete, perché il suo regno - iniziato dopo l'adbicazione del padre nel 1946 e finito circa un mese più tardi con l'esilio dal Paese ormai repubblicano - è stato troppo breve. In attesa della proclamazione dei risultati ufficiali del referendum del '46, però, sono state coniate a titolo di prova quattro monete portanti la scritta "Italia". Queste prove, dal valore di 1, 2, 5 e 10 lire, sono state riprese e modificate fino ad arrivare alla prima emissione ufficiale della moneta della Repubblica italiana.


Laura Coricelli/Grandinotizie.it/19 febbraio 2001 ore 16:30

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