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Nel '48, quando
la Costituzione italiana entrò in vigore, affidando alla XIII
disposizione transitoria e finale il compito di chiudere definitivamente
la porta alla monarchia., mancavano circa vent'anni alla nascita
di Internet (avvenuta nel 1969, quando il dipartimento di Difesa
americano manifestò l'esigenza di potenziare la comunicazione
militare). Nessuno, quindi, avrebbe potuto immaginare che oltre
alle incursioni clandestine nel Belpaese, i discendenti dell'ultimo
re avrebbero potuto entrare ed uscire a proprio piacimento dall'Italia
grazie alle meraviglie della tecnologia telematica. Così, se la
possibilità di restaurare un dominio sabaudo in Italia appare
il sogno nostalgico di un esiguo numero di "vecchi monarchici",
il web ha riconsegnato a Vittorio Emanuele e a suo figlio
Emanuele Filiberto un regno virtuale. Se avessero potuto prevederlo,
i costituente del '46 avrebbero trovato il modo di estendere la
validità giurisdizionale della XIII norma anche all'etere.
Sul web sono nati siti dedicati alla storia della casa reale dei
Savoia, hanno trovato asilo gli esuli del regime monarchico -
che riconoscono Vittorio Emanuele IV come proprio sovrano - ed
ospitalità i forum sulla possibilità di aprire le porte della
repubblica italiana ai discendenti di Umberto II.
Ma le pagine monarchiche del web non sono frequentate soltanto
dagli irriducibili contestatori del referendum istituzionale del
1946. Del resto, i webnauti "navigati", e quindi di sospette simpatie
"reali", sono soltanto una minima percentuale del popolo di internet.
La real-mania è l'ultima web-tendenza: un navigatore su tre visita
i siti di araldica, degli ordini cavallereschi e delle casate
dinastiche. Sembra sia in corso una vera e propria caccia alle
pagine sul '900 che sono sparite dall'archivio di casa Savoia.
Lo ha rivelato un'indagine condotta dall'Osservatorio permanente
sul web di Eta Meta, specificando che più della metà dei naviganti
(53 per cento) vorrebbe Emanuele Filiberto come proprio compagno
di chat. Quello che, poi, appare più sorprendente è la corsa virtuale
all'acquisto "reale". I gadget della famiglia regia hanno una
propria nicchia di mercato sul web. La scelta è ampia: portachiavi
agli accendini su cui è raffigurato lo stemma del casato o l'aquila
sabauda, adesivi, cartoline recanti il disegno della corona reale,
monete d'argento, distintivi con impresso il ritratto di "S.M.
Re Vittorio Emanuele III" o Umberto II. Ancora, alzatine in ceramica,
orologi, umidificatori, bandiere, tute da ginnastica, k-way ed
ombrelli: ad ognuno il suo oggetto di culto, rigorosamente griffato
Savoia.
Chi vantasse poi natali aristocratici potrebbe riceverne attestazione
contattando i siti di araldica. Bastano 200mila lire per scoprirsi
marchesi, conti o baroni. Per qualcuno aggiungere un titolo nobiliare
al proprio cognome potrebbe essere motivo di orgoglio e riscatto
sociale. Pensate: il conte Mario Rossi non potrebbe più essere
confuso con il povero diavolo che compare su tutti i fac-simili
della modulistica italiana.
Lia Romagno/Grandinotizie.it/5 febbraio ore
17:55
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