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La storia del sacro telo cristiano
I custodi della Sindone
Così i Savoia hanno protetto la reliquia per secoli

I Savoia nei secoli hanno intrecciato le loro vite e la storia della loro famiglia con uno dei simboli cristiani più profondamente sentito dai cattolici. La Sacra Sindone è stata ceduta nel 1453 dai conti di Charmy ai duchi Ludovico ed Anna di Savoia. Da quel momento fino alla morte di Umberto II, cinquecento anni dopo.

La reliquia venne subito collocata (1502) nel castello di Chambery dentro ad una cappella, chiamata Sainte-Chapelle, fatta costruire appositamente.

In quel tempo, però, non ne era stata ancora stabilita la venerazione pubblica, cosa che avvenne nel 1506 quando, su esplicita richiesta della casa reale, papa Giulio II approvò la messa e l'uffizio proprio della Sindone. Quella è stata anche la circostanza in cui si è fissata la fesa santa della reliquia che cade ogni 4 maggio.

Nel 1578 il duca Emanuele Filiberto la portò a Torino in modo da rendere più agevole il pellegrinaggio di S. Carlo Borromeo. Solo molto più tardi, nel 1694, la Sacra Sindone è stata spostata nella cappella del Guarini che è adiacente alla cattedrale del capoluogo piemontese.

Quello che si può definire il primo esperimento scientifico sulla reliquia risale al 1898. In quel tempo il re Umberto I concesse l'autorizzazione a fotografare telo di lino. L'occasione si presentò con la realizzazione della mostra "Esposizione di arte sacra" durante la quale si ebbe una delle tante ostensioni della Sindone.

Un'altra ostensione, quella per le nozze dei principi ereditari nel 1931, segnò un nuovo passo nella ricerca. Vittorio Emanuele III incaricò il fotografo Giuseppe Enric - scelto dall'arcivescovo di Torino - di procedere ad un ampio servizio fotografico sulla reliquia. Questi furono i primi provvedimenti presi per cancellare ogni dubbio sulla veridicità della Sindone. L'operazione era finalizzare a scoprire se l'impronta sul telo fosse un dipinto o meno. I test fotografici sono serviti come base per le successive analisi scientifiche.

Spetta ai Savoia, quindi, il merito iniziale di avere custodito il sacro oggetto attraverso i secoli, ma anche di avere avviato il cammino della ricerca scientifica, oggi ancora divisa sui risultati e senza risposte univoche.

Alla morte di Umberto II la Sacra Sindone è diventata di proprietà della chiesa, così come lo stesso ex monarca aveva promesso al papa Giovanni Paolo II.


Laura Coricelli/Grandinotizie.it/1 febbraio 2001 ore 14:40

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