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Se c'è una cosa insopportabile per chi soffre è l'attesa.
C'è poi attesa ed attesa. L'attesa dei genitori di Marta Russo è diversa da molte altre attese. Dovranno ancora aspettare un anno per avere giustizia. Anzi, tra un anno cominceranno di nuovo ad andare in aula, ad ascoltare le testimonianze, le perizie, le arringhe. A rivivere il loro dramma ancora una volta, come se nulla fino ad oggi, dopo quel 9 maggio del '97, fosse successo. Nessuno ridarà loro Marta. Sapere chi fu quella mattina ad ucciderla è però un loro diritto. Un nostro diritto.
Sia ben chiaro che non vogliamo in nessun modo criticare un sistema che dopo aver condannato per due volte Scattone e Ferraro oltre a Liparota, annulla tutto per ricominciare da capo. Se colpe, vizi di forma si dice, ci sono stati, bene, è logico ricominciare da capo. Ciò che però ci fa inorridire è che quei genitori debbano aspettare un anno per ripartire da zero. Tanto è il tempo che intercorrerà per il nuovo processo. Quei genitori, ma anche quegli imputati che se fossero innocenti continuerebbero a portare addosso una macchia infame per tanto tempo ancora, non lo meritano. Non lo merita la memoria di una ragazza bella e buona che una mattina passeggiava piena di vita senza sapere di andare incontro alla morte.
Intanto, nel silenzio, è stata archiviata la pratica che riguardava azioni disciplinari nei confronti di Italo Ormanni e Carlo Lasperanza, i due pm di Roma che indagarono sull'uccisione della studentessa all'università La Sapienza. Nessuna azione disciplinare, dunque.
Dopo l'archiviazione del fascicolo nell'aprile del 2000 da parte del plenum del Csm che esclude qualsiasi "atteggiamento inquisitorio" dei due magistrati nel corso del famoso interrogatorio di Gabriella Alletto, la sezione disciplinare del Csm decide che non si può procedere. La procura generale della Cassazione è infatti intervenuta troppo tardi e l'azione disciplinare è decaduta: l'inchiesta era stata, infatti, avviata nel maggio 2000, ossia a più di un anno di distanza da quando si ebbe notizia dei fatti (settembre '98).
Quell'interrogatorio incredibile, ripreso da una telecamera nascosta, rimarrà nella memoria di molti. Due righe su qualche giornale hanno archiviato la questione. Tutti si comportarono al meglio. Anzi, forse non lo sapremo mai: si è fatto tardi.
Intanto, e questo esula dal caso Marta Russo, il 9 dicembre durante Domenica in tale d.j. Mario viene intervistato da Mara Venier, poi anche da Bruno Vespa. Lui è il nuovo fidanzato cartaceo di Erika, la ragazza che dopo aver pugnalato la madre non si sa mai quante volte, uccise anche il fratello di pochi anni.
Rimane sconvolgente come la televisione pubblica possa invitare e pagare l'incomodo (viene chiamato rimborso spese), a un così triste personaggio che per amor di popolarità, senza averla mai vista, si fidanza con una ragazza in carcere, dall'istinto particolare e che scrive a destra e sinistra tra un tentato suicidio e l'altro (sarebbero tre le volte che Erika ha cercato di togliersi la vita).
Cosa non si fa per l'audience. Eppure la gente, a volte, è più forte dello scoop pruriginoso. Domenica in non si classifica nemmeno questa settimana nei primi quattro programmi più visti di Raiuno, battuta nell'ascolto, anche dalla seconda parte di Linea Verde oltre che da 90 minuto e su Canale 5 da Buona domenica di Maurizio Costanzo e dal Grande Fratello delle 18.
Mara Venier annaspa cercando di far dire al povero Mario qualcosa di interessante. Anche lui ha un problema col padre. Lo incalza. Ma Mario non ne vuol parlare. Ed è meglio così. L'amore tra Erika e Mario non vorremmo portasse un giorno a spiacevoli sorprese.
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