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 Scattone e Ferraro
La Cassazione si è espressa
Si riapre il caso
Annullata la sentenza di secondo grado

Commenti e opinioni

La sentenza, giorni dopo

Sulla Stampa dell'8, a due giorni dall'annullamento della sentenza di secondo grado, Salvatore Ferraro dice: "Rispetto la famiglia Russo, il loro dolore è più grande del mio. Mi spiace che non credano alla mia innocenza. Spero che nel futuro, lontani da tutto questo, tra noi ci possa essere un dialogo. Ma io sono innocente e non posso fare a meno di dirlo. Lo dirò per tutta la vita. Con Giovanni Scattone, l'altro genio del male secondo l'accusa, racconta di essersi sentito al telefono. Entrambi si sono commossi. La nostra gioia è grande e dirompente proprio perché è arrivata tardi. - confida Salvatore - Ma tra noi non c'è mai stato un rapporto simbiotico, questa è un'invenzione. La grande gioia fa sì che per la prima volta anche Giovanni Scattone lasci trasparire qualcosa delle sue emozioni interne. Ci penso da anni - racconta, la voce ogni tanto rotta dalle lacrime e da momenti di commozione - ma stanotte mi giravo e mi rigiravo nel letto e il pensiero si faceva sempre più pressante. Cosa è successo quella mattina all'università, la mia università? Cosa è successo che inquirenti e investigatori non hanno capito?. Alla fine di questi quattro lunghi anni Scattone si dice propenso a credere che si sia trattato di un fatto terroristico, non voglio dire di più e non me la sento di parlare di tutto ciò. So solo quello che è successo dopo. L'errore giudiziario e la mia vita stravolta. Un unico grande rammarico nelle sue parole: "Mio padre è morto l'anno scorso - dice, e qui non c'è alcun dubbio, la commozione è sincera - È la grande ferita che mi porto dentro di tutta questa storia. Non ha potuto vedere la mia riabilitazione e io non ho potuto vedere il suo sorriso di un tempo".

Sul Nuovo dell'8, giudici, l'un contro l'altro armati. E' Francesco Plotino , l'ex presidente della Corte d'Assise d'Appello che ha emesso nel 1997 la sentenza di condanna, ad inasprire la polemica. Riferendosi al Pg Vincenzo Geraci, dice: "Non si era mai verificato che il rappresentante della pubblica accusa parlasse per un'ora e mezzo esclusivamente a favore degli imputati, senza spendere una parola a sostegno degli argomenti di accusa, che pure indubbiamente esistono". A dirimere la questione arriva Salvatore Secchione, il procuratore generale della Repubblica di Roma, che, difendendo Geraci, dichiara: "La sentenza è da rispettare e sarà sicuramente motivata come si deve. Lo stile di questa procura della Repubblica - prosegue - è stato, in questo caso, come in ogni altro, quello del rispetto di ogni principio di diritto, sia sostanziale sia processuale"'.

La Provincia Pavese del 9 dà ancora spazio alle amarezze dei genitori di Marta. Il padre, Donato Russo, riferendosi agli imputati, dice: "La Cassazione ha semplicemente deciso che il processo deve essere rifatto, ma non li ha scagionati".

7 dicembre: dopo la Cassazione

Annullata la sentenza illogica e contraddittoria

La Cassazione accoglie la richiesta del sostituto procuratore generale. La sentenza di secondo appello è invalidata e il processo Marta Russo ritorna alla Corte D'Assise. La formula di annullamento con rinvio significa, infatti, che la Corte di Cassazione ha deciso di annullare la sentenza avverso la quale è stato presentato ricorso e di rinviare ai giudici d'appello gli atti per un nuovo processo, in base a quanto previsto dall'art. 623 del Codice di procedura penale.

Reazione dei legali della difesa

Sul Corriere della Sera esulta l'anziano l'avvocato Manfredo Rossi "Finalmente posso continuare a credere nella giustizia. E' un'enorme soddisfazione. Soddisfatto anche l'altro difensore di Giovanni Scattone, Francesco Petrelli: "Finalmente qualcuno ci ha dato ragione".

Anche La Stampa riporta alcune affermazioni di Rossi: "Ma io - ha tuonato in aula, battendo i pugni sul tavolo - in vita mia non ho mai visto una porcheria simile!. Ce l'aveva con la testimonianza di Gabriella Alletto. L'avvocato Rossi in pratica ha esaminato solo questo aspetto del processo: la testimonianza di Gabriella Alletto, il famoso video sull'interrogatorio che la donna subì in questura (mai ammesso come prova al processo e su questo si appuntano infinite questioni procedurali), la sua caparbietà prima nel non testimoniare e poi nel tenere ferma la posizione. Il procuratore generale ha qui sostenuto che avrebbe preferito non apprendere come si sono svolti certi fatti, ha detto Rossi. E intanto Geraci annuiva vigorosamente. La testimonianza di Gabriella Alletto è la pietra angolare di questo caso ed è qui che hanno battuto gli avvocati. Il più esplicito, e anche teatrale, è stato Rossi: Gabriella Alletto è stata ceduta al braccio secolare perché provvedesse alla bisogna. E così è stato. Ma con quali mezzi? Quali pressioni? Cosa è accaduto nelle nove ore dell'ultimo interrogatorio in questura, due giorni dopo quello della videoregistrazione? Magari ci fosse un altro video. Fu un interrogatorio illegale e arbitrario. Gabriella Alletto era stata iscritta al registro degli indagati il giorno prima, per favoreggiamento e concorso in omicidio, eppure l'interrogano senza avvocato".

Sempre sullaStampa, la parola ad un altro legale, Enzo Siniscalchi, il difensore di Ferraro: "Noi stiamo processando una serie di errori. I giudici hanno voluto risolvere comunque il caso con l'individuazione di una responsabilità. Ma questo è uno dei punti deboli dell'impianto che ha portato alla sentenza d'appello. Siniscalchi ha lamentato anche che sia stata tralasciata la circostanza che gli addetti dell'impresa di pulizie dell'università avevano dei veri e propri poligoni di tiro e addirittura costruivano silenziatori". Reazione dei legali di parte civile

Sul Tempo.it, delusione di Andreotti, uno degli avvocati della famiglia Russo: "Sono rimasto molto sorpreso dell'accoglimento, da parte della degli avvocati Corte, delle tesi del procuratore generale. Come avevo già detto nel corso del mio intervento non è esatto che la sentenza impugnata sia infarcita di contraddittorietà e di illogicità tali da pretendere un annullamento e quindi una revisione della vicenda dell'inizio. Tutto, però, può accadere. Siamo uomini tutti quanti ed anche la Corte è composta da persone. Torneremo, dunque in aula, davanti ai giudici di secondo grado. Per quanto riguarda i familiari di Marta Russo posso certamente parlare di delusione. Volevano giustizia e non vendetta. Continuano ad avere fiducia nella giustizia e visto che si deve ricominciare il loro calvario ricomincia. Gli fa eco l'altro legale dei Russo, Flammini Minuto: Siamo davanti all'ennesimo caso di una Procura generale della Cassazione che valica le sue competenze. Dovrebbe, a norma, valutare il solo aspetto formale delle sentenze d'appello. In pratica poi finisce per occuparsi anche e soprattutto di quello sostanziale, proprio come accaduto per il processo Marta Russo".

E ancora le parti civili sulla Gazzetta del Mezzogiorno: "Abbiamo ascoltato con serenità la decisione della Cassazione, aspettiamo di leggere le motivazioni per conoscere come deve essere rivista e rimotivata la sentenza d'appello. E questo anche se le prove raccolte nei due gradi di giudizio ci sembrano assolutamente esaurienti".

Reazione degli imputati

In un'intervista rilasciata a Repubblica, Giovanni Scattone è desideroso di giustizia: "Bisogna capire chi ha davvero ucciso Marta Russo, ammesso che sia possibile fare indagini dopo tanti anni".

Sul Mattino Scattone dice che la sua vicenda è: "poca cosa rispetto a quello che sta affrontando la famiglia di Marta Russo. Li ammiro molto e per loro ho sempre avuto stima e rispetto indipendentemente dalla loro idea, da quello che pensavano di me. Parlando dell'udienza della Cassazione, Scattone ha ritenuto coraggioso l'atteggiamento del Procuratore Generale e non ha alcun tipo di rancore verso gli investigatori e gli inquirenti della Procura di Roma. Sono convinto che abbiano agito in buona fede - dice - ma hanno sbagliato.

Su Bresciaoggi si legge "Salvatore Ferraro scende dall'appartamento dove abita a Roma. Fuori in strada è un accerchiamento di cronisti: La verità per Marta Russo passa attraverso la nostra innocenza. È un nuovo giorno per me".

La Stampa scrive così di Franceso Liparota, informato della sentenza, "L'ex usciere di filosofia del diritto, che era stato condannato a 4 anni per favoreggiamento, avvertito dal fratello Fabio, ha pianto al telefono, senza riuscire a dire nulla".

Tra accusa e difesa, reazione dei genitori

Su Brescaioggi si legge "È senza parole il vecchio ingegnere Scattone, il padre dell'ex assistente di filosofia del diritto, anche ieri presente in aula. Lo sapevo. Mio figlio lo conosco. Sul Corriere della Sera spazio all'amarezza che invade, invece, gli animi dei genitori della ragazza uccisa. Donato Russo, il padre di Marta, si pone un forte ed incessante interrogativo "Ma come mai, come è successo?"

Giustizia italiana, considerazioni

Vincenzo Vitale, su Libero, commenta così la sentenza della Suprema Corte "Conforta che la decisione della Cassazione sia stata sollecitata da un pubblico ministero il quale ha mostrato di saper coltivare la autentica cultura della giurisdizione, di possedere ed esercitare il senso del diritto. Ce ne fossero altri così, non ci sarebbe bisogno della separazione delle carriere".

Giovanni Valentini sul quotidiano di Piazza Indipendenza osserva "La giustizia italiana è certamente malata. Ma la sentenza della Cassazione dimostra una volta di più che ha in sé gli anticorpi per guarire".

Sulla Stampa Giovanni Bianconi scrive che il caso Marta Russo "può rappresentare il paradigma delle difficoltà in cui si muove il sistema giudiziario italiano e dei dubbi che suscita nell'opinione pubblica". E ancora, "Ma l'icona del caso resta il famigerato interrogatorio video-registrato di Gabriella Alletto, la supertestimone che giurava sui suoi figli di non essere mai entrata nella presunta stanza dello sparo mentre i due pubblici ministeri titolari dell'inchiesta (calandosi nella parte più dei poliziotti che dei magistrati, uno a fare il buono e l'altro il cattivo) le facevano balenare gli anni di galera di una condanna per omicidio. Dopo quel trattamento e qualche giorno di riflessione, Gabriella Alletto cambiò versione, finché non s'è presentata in aula per dire in faccia ai due imputati: Vi ho visto, siete stati voi, confessate!".

Roberto Martinelli, riferendosi all'Alletto e alla sentenza di terzo grado, scrive sul Messaggero "E' assai probabile che ad innescare la mina dell'annullamento delle condanne sia stato il video-choc di colei che prima giurò sulla vita dei figli di non aver visto nulla e poi ricordò tutto e tutti". Retroscena sul Pg della Cassazione

Il Corriere della Sera svela un retroscena sul Pg Vincenzo Geraci "C'è un motivo di opportunità che poteva convincere il sostituto procuratore generale Vincenzo Geraci a non sostenere l'accusa al processo per l'omicidio di Marta Russo in Cassazione. La figlia trentenne del magistrato, Rosa Maria, è una delle assistenti universitarie del professor Delfino Siracusano, titolare della cattedra di procedura penale a La Sapienza di Roma. Siracusano è il difensore di Salvatore Ferraro sin dalla fase delle indagini preliminari. E proprio a lui è toccato ieri il compito di pronunciare l'ultima arringa chiedendo di cancellare la condanna a sei anni per il suo cliente. L'indiscrezione ha cominciato a circolare subito dopo la fine della requisitoria durante la quale Geraci ha chiesto alla Corte di annullare la sentenza di secondo grado e ordinare un nuovo processo. E ieri sera ha trovato conferma. La giovane, iscritta all'albo degli avvocati di Roma, lavora come volontaria con Siracusano da almeno tre anni. Durissima la reazione degli avvocati di parte civile. Questa notizia - commenta Oreste Flamminii Minuto - non può essere vera. Non è possibile. Mi rifiuto di credere a una cosa del genere. Sarebbe assurdo
. Entra nei dettagli tecnici il suo collega Luca Petrucci: Di fronte a un rapporto così stretto il sostituto procuratore generale avrebbe dovuto astenersi e lo dico non perché abbia chiesto l'annullamento della sentenza d'appello e la celebrazione di un nuovo processo, ma perché esistono ragioni di opportunità che non possono e non devono essere mai ignorate. Credo sarebbe stato giusto che avesse manifestato questa incompatibilità e avesse rifiutato di discutere la causa".


6 dicembre: in attesa della sentenza

A quattro anni e mezzo dal 9 maggio 1997 si riapre il caso Marta Russo, la ragazza colpita da un proiettile in un vialetto della Sapienza di Roma. Il 5 dicembre, Vincenzo Geraci, il Procuratore generale della Cassazione, rimette in discussione il processo e, al termine della requisitoria, chiede ai giudici della I sezione penale della Cassazione di annullare, con rinvio, la sentenza della Corte d'Assise d'appello che ha condannato per l'uccisione di Marta Russo, Giovanni Scattone a 8 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato, Salvatore Ferraro a 6 anni per favoreggiamento e porto abusivo d'armi e Francesco Liparota a quatto anni per favoreggiamento.

Il 6 dicembre, al secondo giorno di udienza per il giudizio di III grado, la Corte di Cassazione dovrà decidere se ammettere il ricorso degli imputati, accogliendo le richieste del Pg, o confermare la sentenza di II grado.

Aspettando la Cassazione Sul Corriere della Sera del 3 dicembre "I difensori di Giovanni Scattone, Salvatore Ferraro e Francesco Liparota si sono arresi, l'amaro sospetto si è trasformato in una drammatica realtà: se la Cassazione giovedì confermerà la sentenza della Corte d'Assise d'Appello sull'omicidio di Marta Russo, i due ex assistenti e l'usciere di Filosofia del Diritto dovranno entrare in carcere e scontare le condanne". La mamma di Marta Russo dice: "Noi non abbiamo dubbi. I responsabili sono loro. Non li perdoneremo mai".

Sul Messaggero del 4, Roberto Martinelli scrive "Per i due giovani assistenti universitari coinvolti nell'omicidio di Marta Russo è cominciato l'ultimo drammatico conto alla rovescia. Domani la Corte di Cassazione esaminerà i loro ricorsi e deciderà se chiudere per sempre la vicenda giudiziaria o riaprirla a nuovi accertamenti e ulteriori indagini. La difesa chiede di riaprire il processo per puntare al riconoscimento di non colpevolezza degli imputati, l'accusa vuole invece una pena più severa per colui che avrebbe sparato mentre si è dichiarata soddisfatta per quella inflitta al suo presunto favoreggiatore".

Oltre, si legge ancora "Il cavallo di battaglia che la difesa userà come grimaldello per dimostrare l'inconsistenza dell'accusa sarà proprio quella videocassetta entrata di sguincio nel processo e poi spazzata via con la ramazza di una ordinanza che l'ha bollata come inutilizzabile in quanto non autorizzata dall'autorità giudiziaria". I due docenti universitari non si sono però arresi dinanzi all'eliminazione della videocassetta, ma hanno provveduto a trascriverla e pubblicarne il testo integrale. Martinelli continua "Il documento viene reso noto nella sua cruda, drammatica e amara realtà. E chi ha letto e riletto queste pagine, si è posto un legittimo ma inquietante interrogativo al quale non è riuscito a trovare risposta. Il video consiste, né più né meno, nella ripresa audiotelevisiva di una testimonianza raccolta (si fa per dire) da due pubblici ministeri che hanno cercato, con tattiche e modalità diverse, di convincere la persona davanti a loro a dire la verità". Martinelli conclude con un'amara osservazione "Ma è davvero possibile tutto ciò? Come si fa ad ignorare l'esistenza di un documento tanto agghiacciante, ora strappato alla sua clandestinità processuale ed in vendita in tutte le librerie, a disposizione di chiunque abbia voglia di leggere e capire? Misteri degli equilibrismi della nostra giustizia".

6 dicembre: la sentenza di terzo grado Sul Mattino si legge "Tutto da rifare per il Pg perché questa sentenza parte da un dato che non è granito ma sabbia e dà luogo ad ipotesi altrettanto friabili". Si riesaminano le prove: la polvere trovata sulla finestra assassinacontiene solo antimonio e non piombo, come le altre particelle rinvenute sul capo di Marta Russo. "In sostanza manca per il Pg la continuità dello sparo dalla finestra alla testa di Marta Russo. Non solo. Nella sentenza si ammette - aggiunge - la presenza di cause di inquinamento. Una in particolare: un agente di polizia inesperto durante i primi rilievi ha appoggiato la sua pistola sul davanzale della finestra dell'Aula 6 dell'Istituto di Filosofia del diritto e, dunque, la particella trovata potrebbe essere stata lasciata da un'altra arma".

Sul Corriere della Sera l'intervista a Giovanni Scattone che, con ancora un po' di ironia, così si esprime sui nuovi risvolti "Sono giorni cruciali, è ovvio. Riesco comunque a dormire, ho fiducia, sono ottimista. So che Salvatore invece è molto agitato. Liparota si sarà addirittura suicidato ...". E oltre dice ancora: "La gente che ha voluto farsi un'opinione seria su questa vicenda ha potuto farlo sulla base di fatti concreti. Io sono innocente, perciò dico anche che vorrei essere assolto e che questo processo con me imputato non doveva proprio cominciare. Invece è cominciato e ora eccoci qua. Ma, ripeto, ho fiducia ".

Sempre sul Corriere, la reazione di Ferraro dinanzi alla richiesta di annullamento da parte del sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione. "Sono stupito ha detto Ferraro al suo legale e al padre che però lo invitava a non farsi illusioni. Meraviglia e cautela, dunque: così Ferraro ha accolto la notizia che potrebbe rivelarsi favorevole per gli imputati".

Attonita e piena di amaro sgomento, la madre della vittima parla al Corriere: "Non so davvero che cosa dire. Di fronte a tutte le testimonianze e le prove che sono state raccolte nessuno può ancora credere che non siano stati loro. Aureliana Russo, la mamma di Marta, ha saputo dalla tv che per l'omicidio di sua figlia potrebbe essere fatto un nuovo processo. Sono rimasta stupita, poi meravigliata e adesso sono preoccupata. Però voglio aspettare, non è detto ancora niente. Io penso che la Cassazione non potrà demolire due sentenze e tutti gli elementi dell'accusa. Ci sono i testimoni, le perizie, le prove. Possibile che questo non valga nulla?. Lei e il marito Donato erano a casa quando è arrivata la notizia. Eravamo tranquilli - racconta la signora - non ce lo aspettavamo. Certo, adesso è diverso, ma noi speriamo ancora. Non sarebbe possibile..."

Tra chi, invece, auspica un nuovo processo c'è Giorgio Tecce, rettore de La Sapienza nel 1997, quando Marta Russo è stata uccisa . "Sono fiducioso che si arrivi a un nuovo dibattimento, perché si deve conoscere il motivo per cui una studentessa è stata uccisa dentro l'università. Non sta né in cielo né in terra che quella ragazza sia stata uccisa per il giochetto di sparare. Lo ripeto, voglio sapere cosa è successo e perché. E lo voglio sapere anche per il rispetto che si deve a una vittima innocente".

Sulla Stampa "Criticato anche il videochoc con la confessione della supertestimone Alletto. Anche sulla ricostruzione della posizione del capo e del busto di Marta Russo, Geraci evidenzia che tutte le indicazioni provenute dalle testimonianze, per la stessa ammissione del giudice di merito, sono meramente indicative e soggettive perché affidate a percezioni sensoriali. Insomma anche sulle angolazioni posturali della vittima nel momento in cui fu colpita dallo sparo tutto è incerto e inaffidabile".

Elsa Vinci su Repubblica scrive: "Nessuno se l'aspettava. Persino gli avvocati difensori lo guardavano con gli occhi sgranati, quasi increduli. Non è consueto che un rappresentante dell'ufficio dell'accusa smonti pezzo per pezzo una sentenza di condanna".

Sulla prima pagina di Libero si legge "la funzione del giudicare è stata esercitata in un caso delicatissimo in modo che alla Cassazione è parso non solo erroneo, ma anormale". Tutto ciò è un'evidente testimonianza, scrive ancora Vincenzo Vitale su Libero, di "qualcosa di marcio nella magistratura".

Sul Messaggero si legge "La sentenza d'Appello - ha detto Geraci - è illogica e in contraddizione con se stessa. "Quando Geraci ha terminato la requisitoria, in aula si sono viste facce allibite. Sembra quasi un gioco delle parti, una specie di commedia, ha sussurrato una donna nel pubblico e il papà di Scattone l'ha guardata con l'aria di chi si poneva la stessa domanda. Il procuratore è passato come un carro armato sulla sentenza della Corte d'Appello, emessa il 7 febbraio scorso, presidente Francesco Plotino, smontandola pezzo a pezzo. L'ha criticata anche per non essere stata completa nell'affrontare le perizie balistiche disposte per stabilire la traiettoria del proiettile.

Sulla Nazione parlano gli avvocati di Salvatore Ferraro e di Giovanni Scattone. Il primo, Vincenzo Siniscalchi, sostiene: "È stata una requisitoria molto ampia e documentata. Quando c'è un ricorso di tutte le parti vuol dire che la sentenza non ha soddisfatto nessuno. Ora si torna ai nodi che non sono stati mai risolti. Si è sparato dall'aula 6 o dal bagno disabili?". Il secondo, Livia Rossi, dice: "Finalmente abbiamo avuto la soddisfazione di sentire da un magistrato quello che abbiamo sempre saputo e sostenuto, però siamo dovuti arrivare fino in Cassazione".


Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/7 dicembre 2001


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