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A tre mesi di distanza
dalla sentenza di condanna di Giovanni Scattone e Salvatore
Ferraro la Corte di Assise d'Appello ha reso note le motivazioni
della sua decisione. I quotidiani nella settimana che va dal 4
all'11 maggio 2001 non hanno dato grande risalto alla notizia.
Solo Repubblica e il Corriere della Sera hanno dedicato
un articolo alla vicenda.
Il quotidiano di via Solferino spiega che secondo la Corte d'Assise
d'Appello Scattone "non voleva la morte di nessuno, ma fece fuoco
consapevolmente. E Ferraro lo aiutò". L'articolo aggiunge che
nel documento viene anche sottolineato che Ferraro inizialmente
condannato in secondo grado a sei anni di carcere per favoreggiamento
e detenzione e porto illegale di arma da sparo agì allo scopo
"precipuo di aiutare Scattone, cui era legato da un forte vincolo
di amicizia, a sottrarsi alle pesanti responsabilità morali e
giuridiche derivanti dalla sua irresponsabile azione". I giudici
di secondo grado sono molto duri soprattutto con Scattone: "Una
persona che come lui conosce il funzionamento delle armi, avendo
prestato servizio militare nei carabinieri, si posiziona alla
finestra con il braccio teso fino a portare la canna della pistola
al limite esterno del davanzale ed in tale posizione preme il
grilletto, non fa certamente tutto ciò soltanto per sentire il
clic del percussore. Se avesse voluto infantilmente premere il
grilletto a vuoto, lo avrebbe fatto all'interno della stanza (l'aula
6 di Filosofia, ndr) e, comunque, in una posizione diversa".
Il Corriere pubblica anche la reazione dell'ex assistente.
"La ricostruzione dei fatti proposta dalla sentenza - dice - Scattone
- non risponde minimamente alla realtà . Nessun elemento indica
che lo sparo che uccise Marta Russo sia avvenuto nella
Sala assistenti. L'unico indizio su cui si basa la condanna è
la dichiarazione accusatoria di Gabriella Alletto. Ma essa
è totalmente smentita da intercettazioni telefoniche e ambientali
inequivocabili, fra cui il famoso video (dell'interrogatorio in
Procura della donna) che i giudici hanno inspiegabilmente deciso
di non prendere in considerazione".
Anche Repubblica riporta testualmente alcune parti della
motivazione con la critica che il presidente della Corte Franceso
Plotino fa alla sentenza di primo grado, in cui la Corte giudicò
Scattone e Ferraro responsabili di omicidio volontario con dolo
eventuale. "Secondo Plotino, in sostanza, l'ipotesi che Scattone
non sapesse che l'arma fosse carica è priva di qualsiasi fondamento
fattuale e logico - scrive il quotidiano - diversa la responsabilità
di Salvatore Ferraro. Il suo gesto di disappunto, quando si è
messo le mani fra i capelli, a parere del giudice, dimostra come
egli fu colto di sorpresa e che quindi fu estraneo al reato di
omicidio. Infine, Francesco Liparota. Per il presidente la generica,
vaga e indeterminata minaccia di ritorsioni non vale sicuramente
a giustificare il suo silenzio su un fato così grave ed è quindi
responsabile di favoreggiamento personale".
Grandinotizie.it/11 maggio 2001 ore 15:30
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