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Ultime ore in attesa della sentenza definitiva della Cassazione che verrà resa nota giovedì 6 dicembre 2001.
Se dovesse venire confermata quella della Corte d’Assise d’Appello Giovanni Scattone, Salvatore Ferraro e Francesco Liparota dovranno entrare in carcere e scontare le condanne.
Grande ansia, dunque, in casa di Scattone (trascorre le sue giornate leggendo e scrivendo vicino alla neo-moglie Cinzia Giorgio) e di Ferraro (continua a occuparsi di volontariato e ha deciso di attendere la decisione della Suprema Corte nella sua casa romana con la madre, la sorella ed il fratello). Ma attesa anche nella famiglia di Marta Russo la ragazza uccisa all’Università "La Sapienza" di Roma il 9 maggio 1997. Dicono: "Non li perdoneremo mai. Non abbiamo dubbi. I responsabili sono stati loro".
Se le cose giovedì per Scattone, Ferraro e Liparota dovessero andare male, Scattone dovrebbe trascorrere in penitenziario sei anni: otto per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento e per detenzione e porto abusivo d’arma da fuoco. Poco meno di due li ha scontati in custodia cautelare preventiva tra il carcere di Regina Coeli e gli arresti domiciliari. Ferraro rischia il carcere per quattro anni (sei per favoreggiamento e porto abusivo d’arma da fuoco, due li ha già trascorsi) e Liparota per tre anni e mezzo. Verrà invece celebrtato un nuovo processo se la Corte di Cassazione dovesse ravvedere invece "vizi di legittimità" nelle procedure.
Chiuso intanto in maniera definitiva il capitolo Marta Russo al Csm. Non ci sarà, infatti, alcuna azione disciplinare nei confronti di Italo Ormanni e Carlo Lasperanza, i due pm di Roma che indagarono sull' uccisione della studentessa all'Università La Sapienza. Dopo l'archiviazione del fascicolo nell'aprile del 2000 da parte del plenum del Csm che escluse qualsiasi "atteggiamento inquisitorio" da parte dei due magistrati nel corso del famoso interrogatorio di Gabriella Alletto, la sezione disciplinare del Csm ha deciso che non si può procedere. La procura generale della Cassazione è infatti intervenuta troppo tardi e l'azione disciplinare è decaduta: l'inchiesta era stata infatti avviata nel maggio 2000, ossia a più di un anno di distanza da quando si è avuta notizia dei fatti (settembre '98).
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