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Giovanni Scattone, condannato in primo e secondo grado per l'uccisione colposa di Marta Russo, si sposa.
Prima di partire per le vacanze in una località del nord Italia, i promessi sposi hanno avviato le pratiche per le pubblicazioni da affiggere in comune.
Lei è Cinzia Giorgio, originaria di Venosa, un paese della Basilicata. Ha venticinque anni e una laurea in lettere, con tesi dal titolo "Il martirio d'amore nelle scrittrici del Cinquecento" con ampi riferimenti all'amore della poetessa padovana Gaspara Stampa per il giovane conte Collaltino di Collalto.
La ragazza, che seguì il processo dell'ex assistente di filosofia del diritto rimanendo per ore ed ore in fondo all'aula bunker, si adoprò anche per organizzare una colletta che aiutasse la famiglia nelle spese legali.
"Fin dall'inizio mi sono fatta una convinzione innocentistica. Ho cominciato a scrivere a Scattone, mi ha risposto, da allora abbiamo una fitta corrispondenza. E' una persona dolcissima e simpatica, anzi simpaticissima. Non me l'aspettavo, invece ho scoperto che ha una grande ironia. Si, mi sono affezionata". Così la ragazza parla di Scattone, durante un'intervista di due anni fa, pubblicata su "Sette".
La loro storia iniziò per posta. "Galeotto" fu l'assiduo scambio di corrispondenza e le lunghe poesie d'amore che Cinzia gli scriveva.
Quando Scattone uscì di prigione, dopo i diciotto mesi di detenzione preventiva a Regina Coeli, il loro primo incontro.
Il padre di Giovanni, l'ingegnere Giuseppe, aspetta con gioia l'imminente matrimonio: "Loro due sono fidanzati, si vogliono bene. Dopo le nozze potranno venire a vivere qui, in via dell'Elettronica. Vorrà dire che io mi ritirerò nello stanzino. Giovanni, poi, si dovrà trovare un lavoro. Intanto aspettiamo l'assoluzione".
Ad ottobre 2001 cerimonia in chiesa, aspettando il giudizio della Cassazione che arriverà, forse, a dicembre.
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