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Sono stati loro.
Questo il verdetto della Corte d'Assise di Appello con cui si è chiuso il processo di secondo grado per l'omicidio di Marta Russo.
Otto anni di reclusione a Giovanni Scattone, sei a Salvatore Ferraro e quattro a Francesco Liparota. Queste le condanne decise.
I giudici hanno ritenuto Scattone responsabile di omicidio colposo, aggravato dalla previsione dell'evento, e di detenzione abusiva di arma da fuoco. Per quest'ultimo reato e per favoreggiamento è stato condannato Ferraro. E anche per Liparota il reato è favoreggiamento. Confermata, invece, l'assoluzione del prof. Bruno Romano.
La sentenza decisa dal collegio presieduto dal giudice Francesco Plotino ha di nuovo dato ragione all'accusa, ma le pene sono state più pesanti: nel processo di primo grado, infatti, Scattone aveva avuto 7 anni per omicidio colposo, Ferraro quattro per favoreggiamento, mentre Liparota era stato assolto.L'usciere di Filosofia del Diritto, che in un primo momento aveva accusato i due e poi ha ritrattato, secondo la Corte d'Assise d'Appello ha cercato di allontanare i sospetti dai due assistenti.
Alla lettura del dispositivo della sentenza erano presenti i genitori di Marta Russo; assenti Scattone e Ferraro, ai quali la notizia della condanna è arrivata telefonicamente dagli avvocati difensori. "Le accuse contro i due assistenti e Liparota e tutto l'impianto accusatorio sono stati nuovamente confermati da una giuria popolare. Il fatto è stato accertato: Scattone ha sparato, Ferraro era con lui e accanto a loro c'era Liparota", hanno commentato i due procuratori generali Luciano Infelisi e Antonio Marini.
I giudici, dunque hanno creduto al racconto della supertestimone Gabriella Alletto. La donna aveva dichiarato di aver visto, la mattina del 9 maggio 1997, Scattone sparare dalla finestra dell'aula 6 dell'Istituto di filosofia del diritto e aveva aggiunto che la pistola usata era stata portata via dalla stanza dentro la borsa di Ferraro.
Ma la difesa ha subito annunciato che farà ricorso in Cassazione. "La guerra continua - ha spiegato l'avvocato Manfredo Rossi - siamo convinti dell'innocenza di Scattone. Se non avessimo avuto contro la Squadra mobile e la Digos una decisione a favore dell'imputato sarebbe stata più facile".
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