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L'attesa sta per finire. Ancora pochi giorni e Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro sapranno perché la Corte d'Assise d'Appello ha deciso di condannarli rispettivamente a otto e sei anni di reclusione per l'omicidio di Marta Russo.
Il 7 maggio 2001, infatti, a tre mesi dal provvedimento con cui nel febbraio scorso si è chiuso il processo di secondo grado, i giudici renderanno nota la motivazione della sentenza. Spiegheranno perché secondo loro i due assistenti di Filosofia del diritto sono colpevoli di aver ucciso Marta Russo e perché ancora una volta, come già era successo in primo grado, hanno dato ragione all'accusa, inasprendo addirittura le pene.
Dopo la sentenza di condanna della Corte d'Assise d'Appello sia Scattone, sia Ferraro non avevano voluto commentare. Non si aspettavano un secondo verdetto di colpevolezza. E come loro la decisione ha sorpreso anche parte dell'opinione pubblica che ha seguito questa vicenda, cercando di dare delle risposte ai mille interrogativi e ai i dubbi del delitto della Sapienza. Ora i giudici spiegheranno per quale ragione hanno creduto al racconto della supertestimone Gabriella Alletto. La donna aveva dichiarato di aver visto, la mattina dell'omicidio, Scattone sparare dalla finestra dell'aula 6 dell'Istituto di filosofia del diritto e aveva aggiunto che la pistola usata era stata portata via dalla stanza dentro la borsa di Ferraro.
Ad aspettare la motivazione dei giudici sono, soprattutto, i legali dei due ricercatori che sulla base di quanto spiegato dalla Corte potranno fare ricorso in Cassazione, come già ampiamente annunciato. Forse i meno interessati ai perché della sentenza saranno i genitori di Marta Russo. Per loro la prossima settimana sarà dedicata a ricordare la figlia, uccisa senza un movente la mattina del 9 maggio 1997 mentre camminava in un vialetto dell'università.
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