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E' una giornata di sole.
Alla Sapienza c'è un clima di grande fermento, tutti sembrano molto impegnanti: le lezioni stanno per finire e la sessione estiva degli esami è già iniziata.
Nell'aula 8 della facoltà di Giurisprudenza si stanno svolgendo gli esami di procedura penale: una ragazza esce, subito i suoi compagni la circondano. Poi qualcuno dice la solita frase: "Allora che ti hanno chiesto?".
E' sempre lo stesso rituale che si tramanda fra gli studenti di generazione in generazione, cambiano solo i protagonisti. Vicino all'aula da dove è uscita la ragazza c'è una rampa di scale che porta al vialetto che divide la facoltà di Legge da quella di Scienze Politiche. Un ragazzo scende velocemente i gradini, poi, però la sua corsa si ferma: appoggiati ad una ringhiera di ferro ci sono dei fiori e in alto sul muro la targa dedicata a Marta Russo.
"Non la conoscevo - spiega - ho letto di lei sui giornali. So che oggi è l'anniversario dell' omicidio, ma io penso a lei ogni volta che passo qui davanti.
Del resto come si può dimenticare un fatto così terribile". Anche Martina la pensa così. "E' tutto così assurdo. Confesso che ogni volta che faccio questa strada provo un forte senso di angoscia e anche un po' di paura. Mi dico e se sparassero di nuovo?". Martina un po' somiglia a Marta è bionda anche lei con i capelli lisci e la carnagione chiara, frequenta il secondo anno di Statistica. "Ogni volta che passo dall'entrata dell'Istituto di Storia del diritto Italiano, mi fermo a fare un saluto a Marta - racconta Piero 25 anni, di Giurisprudenza - E poi penso alle parole scritte sulla targa, quelle che si riferiscono all'essere utili al prossimo. Penso al fatto che Marta ha donato i suoi organi: mi sembra ridicola la bagarre di questo momento sulla legge per i trapianti.
"A quattro anni dal delitto, all'Istituto di Filosofia del diritto non c'è più traccia delle persone coinvolte nell'indagine. Gabriella Alletto è stata trasferita in un altro ufficio e persino le targhe del prof. Romano sulle porte sono state sostituite. Ma, soprattutto, nessuno vuole sentire parlare di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro: "Basta, siamo stanchi dei giornalisti - dice uno dei borsisti della biblioteca dell'istituto - già ogni tanto dobbiamo fermare tutto perché arriva la polizia per nuove indagini. Qui Scattone e Ferraro non si sono più visti".
Sono, invece, molto più pacate e gentili le parole del cappellano della Sapienza: "Domenica ricorderò Marta nella messa delle undici. Sono già passati quattro anni ma non posso scordare la rabbia e delle lacrime di quel giorno".
Ma chi non può dimenticare sono, soprattutto, i genitori di Marta. "La nostra presenza in questo vialetto non la faremo mancare mai. Fino al giorno in cui avremo la forza per venire, qui ci saranno fiori- dice Donato Russo. - Il 9 maggio di quattro anni fa mia figlia è stata strappata alla vita. Ricordo che mi chiamò un infermiere dicendo che Marta aveva avuto un malore. Quando arrivai in ospedale capii che era una cosa più grave. E' stato un tunnel nero. Non si può descrivere".
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