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Il 6 dicembre 2001, per ben sei ore i difensori di Giovanni Scattone, Salvatore Ferraro e Francesco Liparota con uno stile asciutto e mirato al nocciolo del dibattimento, hanno parlato in aula, per richiedere l'annullamento della sentenza di secondo grado. Ecco alcuni estratti.
Delfino Siracusano, difensore di Ferraro: "Ferraro che vede l'amico Scattone coinvolto in un fatto più grande di lui". Con questa frase l'avvocato ha sottolineato il legame di amicizia che lega la storia - personale e processuale - dei due assistenti universitari. Per Ferraro ha parlato anche l'avvocato Vincenzo Siniscalchi.
Francesco Petrelli, difensore Scattone. Ha affidato la sua conclusione alla lettura di un passo tratto da un saggio anglosassone "sulla scienza delle prove processuali". Ha così evidenziato come "i processi con tante perizie, affidate a tecniche sofisticate, abbiamo bisogno di giudici altamente specializzati".
Manfredo Rossi, difensore Scattone: "So che questo ragazzo è innocente". Con queste "estreme parole" l'ex presidente dell'ordine degli avvocati di Roma ha affidato ai giudici della prima sezione penale la valutazione dei suoi motivi di ricorso. Parole che gli sono venute "dalla coscienza di avvocato e di uomo", unite alla considerazione che "Giovanni Scattone è l'uomo più pacifico e buono del mondo: non ho esitazione a dirlo".
Giovanni Aricò, difensore di Liparota: "Questo ragazzo si è solo trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato". Così il difensore dell'ex usciere dell'Istituto di filosofia del diritto ha concluso la sua arringa. Il fulcro del suo discorso è stato centrato sulla differenza tra "prova indiziaria" e "prova diretta". Per Liparota ha parlato anche l'avvocato Pietro Nocita.
Grandinotizie.it/7 dicembre
2001
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