Dossier Marta Russo
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Quella mattina…
Un tonfo sordo interrompe la vita di Marta

Marta ha ventidue anni, frequenta il terzo anno di giurisprudenza. Ha un fidanzato, Luca, lo ha sentito quella stessa mattina del 9 maggio, prima di recarsi all'università. Stanno insieme da due anni. Luca fa l'installatore di allarmi, lei ha scelto di studiare legge perché crede nel valore della giustizia. Pensa che laureandosi potrà fare qualcosa per gli altri.

Il suo programma quella mattina prevede una lunga lezione di diritto costituzionale, dalle 8 alle 10, la presentazione del piano di studi, con fila annessa, e qualche sgomitata davanti alle bacheche con i calendari dei prossimi appelli. La sessione estiva è oramai alle porte e sono tanti gli studenti che pendono dai numeretti scritti sul "diario degli esami".

Quanti giri da fare. Per fortuna con lei c'è Jolanda, la sua compagna di studi. Così tra una chiacchiera e l'altra, anche le file che a giurisprudenza sono quasi un "atto costituzionale" scorrono più velocemente. Per pranzo si torna a casa.

Marta vive con i suoi genitori, Donato e Aureliana, e la sorella Tiziana. Il padre insegna educazione fisica ed è uno spadaccino molto apprezzato. È stato per molti anni maestro di fioretto al Club Scherma Roma. Marta ha seguito le sue orme e ad undici anni era già una piccola campionessa: nell'86 a Frascati conquista il titolo regionale per il Lazio. La sua passione per la spada la porta in giro per l'Italia, duellante d'eccezione in centinaia di gare. Smette nell'89.

Adesso lo studio diventa la sua priorità. Certo, gli amici, Luca, sono importanti, ma la laurea è fondamentale. E allora bisogna ottimizzare i tempi. Organizzarsi. E poi la Sapienza è un tale caos: mille bolli, permessi. Tante file.

Per fortuna quella mattina Marta e Jolanda hanno un'ora di "buco": tra le lezioni di diritto costituzionale e quella di economia c'è più di un'ora. Sperano sia sufficiente per "spicciare" tutto. Il piano di studi, innanzitutto. Passano nel vialetto tra Scienze politiche e giurisprudenza. Stanno discutendo del prossimo esame. Si sente un "tonfo sordo". Marta non parla più. Si accascia sull'asfalto. Jolanda pensa ad un malore. Ma…

Per Marta inizia una lotta disperata. Per cinque giorni, colpita alla testa da un proiettile, rimane in coma. Migliaia di persone fanno il tifo per lei. Amici, colleghi, ragazzi qualunque restano intorno alle mura del reparto dell'Umberto I dove è ricoverata in rianimazione. Ma il 14 Marta si arrende.

I genitori decidono di donare i suoi organi e grazie a lei cinque persone "ricominciano" così a vivere.

Il suo funerale è un lutto che coinvolge tutti. La cappella universitaria è affollatissima e su ogni volto si legge un interrogativo: perché?

Sarà difficile da scoprire. Nessuno avrà il coraggio di confessare la propria responsabilità in una morte così assurda.

La giustizia inizia a fare il suo corso.

Lia Romagno/Grandinotizie.it/9 febbraio 2001 ore 17:57


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