Dossier Marta Russo
Il punto
News
Scenario
I fatti, i perché
Protagonisti dossier
Hanno detto
Dall'A alla Z
Curiosità e numeri
Libri e film
Glossario dossier
Rassegna stampa
Link
 
 
Home
 Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back
 
  
Gabriella Alletto
 
 Indice dossier
 Tutti gli articoli
 Il processo
 Parte seconda
 La sentenza
 La motivazione
 1997-2001
 Quattro anni di misteri
 Reazioni
 Una vittoria triste
 Indagini
 Sospetti e sospettati
 Protagonisti
 Scattone e Ferraro
Gabriella Alletto
La Testimone
Paure ed incertezze di un teste che doveva parlare

La signora Gabriella Alletto è segretaria dell'istituto di Filosofia del diritto, all'università "La Sapienza". Una delle tante mattine di maggio è al suo lavoro, sempre uguale. Ma in un ambiente diverso da tutti gli altri: giovani gli studenti, giovani gli assistenti e i ricercatori. Un ambiente che a volte non sembra un luogo di lavoro. Perché la cultura non è un lavoro.

Durante una di quelle tante mattine succede qualcosa. Si tratta di un fatto grave: una ragazza muore nel vialetto accanto alla facoltà. E' stata uccisa da un colpo di pistola. Apparentemente ciò non ha nulla a che fare con la segretaria Alletto, nessuna ripercussione sulla sua vita, se non la pena e la commozione per una giovane spezzata nel fiore degli anni. Sentimenti tra l'altro comuni a molti.

Cominciano le indagini. Alla fine di maggio gli inquirenti arrivano alla segretaria. La Alletto viene sottoposta a nove interrogatori prima di dare la sua versione definitiva. Il 14 giugno fornisce un racconto molto dettagliato su come si sono svolti i fatti. Su come sì, Scattone e Ferraro fossero lì nell'aula VI. Un racconto sul quale si fonderà tutto l'impianto accusatorio che porterà alla condanna dei due assistenti in I e II grado.

La teste e la sua testimonianza vengono passate al setaccio. Il perché del silenzio iniziale prima di tutto. La Alletto risponde di aver avuto paura: paura "delle conseguenze alle quali sarei andata incontro se avessi parlato. Avevo però anche una specie di blocco psicologico che oggi, dopo essere stata a lungo interrogata, con il vostro aiuto, sono riuscita a superare". Dice di non averne più potuto fare a meno di parlare : "Quando c'è una stretta finale, bisogna decidere, bisogna prendere delle responsabilità". I mesi passano e la testimonianza dell'Alletto, che non hai mai convinto l'opinione pubblica fino in fondo, vacilla sotto i colpi degli scoop. Viene diffusa la registrazione della conversazione intercettata tra la teste e il cognato, il vice ispettore di polizia Luigi Di Mauro, conversazione nella quale l'Alletto, anche di fronte alle sollecitazioni del cognato, afferma di non essere entrata in quella stanza al momento del delitto. Poi il video sull'interrogatorio: il documento è inquietante, mostra le pesanti pressioni subite dalla teste affinché facesse dei nomi. Qual è la verità?

Nel processo di primo grado la teste appare spaesata, impaurita. Le dichiarazioni rese in aula sono piene di contraddizioni. In una intervista televisiva la sua insicurezza rischia di compromettere ancora di più la valenza della sua testimonianza. Ma arriva la prima sentenza e i giudici le credono. Non solo. La assolvono dal reato di favoreggiamento.

Gabriella Alletto si fa forte dell'esperienza ogni giorno che passa. Gradualmente non rilascia più dichiarazioni e nelle rare apparizioni pubbliche si mostra molto più sicura e determinata, precisa nell'esporre la sua versione dei fatti. E i giudici le credono di nuovo. Il secondo grado del processo si chiude: ancora una volta tutto ha ruotato intorno alla sua testimonianza. "Questa sentenza ha riconfermato la piena veridicità di quello che ho raccontato, ma sono ugualmente amareggiata. Ho sopportato quasi da sola il peso dell'accusa e questo mi ha provocato esclusivamente problemi. Mi sono piovute addosso una valanga di calunnie. Hanno tentato di distruggere la mia vita privata".

La "donna" Gabriella Alletto si è resa più forte ad ogni nuovo attacco della difesa e dei mezzi di informazione. Sostenuta e consigliata dai suoi avvocati, si è calata nel ruolo che questo processo particolare ha voluto per lei: la teste principale e fondamentale. Ma per qualcuno il dubbio sulla vera natura di questa testimonianza e indirettamente sulla sincerità di questa donna, rimane. E forse rimarrà per sempre.

Valeria De Rosa/grandinotizie.it/22 febbraio 2001ore 17:00


inizio pagina
Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back