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Scattone-Ferraro
 
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 Scattone e Ferraro
Scattone e Ferraro
Chi sono?
Profilo di due ragazzi "colpevoli"

Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, volto e sorriso educati, assistenti all'istituto di Filosofia del diritto. Il 7 febbraio la Corte d'appello si pronuncia: condanna per entrambi. Gli imputati non sono in aula. Nessuna dichiarazione. Stesso comportamento per due giovani diversi nel carattere, nella formazione e negli interessi: in comune la passione per la filosofia.

Giovanni Scattone nasce a Roma nel 1968 e frequenta la scuola elementare "Montessori" , un sistema educativo famoso per stimolare la creatività e la spontaneità gestuale dei bambini. Eppure né gli insegnamenti e neanche l'anno di nascita, quel 1968 che ha marcato tante vite, sembrano aver influenzato quell' evidente propensione al controllo e alla calma di questo giovane che si laurea in filosofia con 110 e lode presentando una tesi in filosofia della scienza sul tema "Il problema mente-corpo".

Il suo interesse per il mondo filosofico si sofferma in modo particolare sugli empiristi inglesi del '700 e i filosofi liberali americani del '900, interesse che continua a coltivare anche durante il periodo trascorso in carcere. Un ragazzo normale, come tanti, che ama la narrativa americana e russa, da Francis Scott Fitzgerald a Dostoevskij, ha una grande passione per il cinema; gli piace viaggiare, stare in compagnia. In una lettera che Scattone scrive, pubblicata sul Messaggero il 13 febbraio, parla dei tanti ragazzi interrogati dagli inquirenti che lo descrivono come persona mite, prudente, incapace di fare del male. Poi continua affermando che nessuno di loro si è allontanato da lui. Anzi. Lo hanno continuato a sostenere con lettere, con gesti di affetto. Dice: "E' mai possibile che tutti costoro siano disposti ad aiutare e difendere un omicida, sia pure involontario?".

Il dubbio è legittimo. Ancor più legittimo quando si pensa che Scattone avrebbe potuto ammettere la "sciocchezza" compiuta per patteggiare una pena più lieve. Ma non lo ha fatto.

Salvatore Ferraro, detto "Sasà", nasce a Locri nel 1967. Conclusi gli studi liceali, si sposta a Roma dove si laurea in giurisprudenza con 110 con una tesi sul "Diritto naturale nel pensiero di Tommaso Campanella". E' uno studioso di retorica e di argomentazione giuridica. Le ricostruzioni giornalistiche dicono che le sue passioni sono la musica e la scrittura. Ferraro scrive racconti e sceneggiature ma anche canzoni e soprattutto diari, tanto utili agli inquirenti per ricomporre i fatti ma anche la personalità di chi li ha scritti. I suoi occhi non sono di ghiaccio come quelli di Scattone. Sono scuri. Il suo sguardo è più caldo e, a volte in aula, durante il processo, lascia trasparire desolazione e incredulità, . I suoi atteggiamenti non sono così pacati, composti, riservati come quelli del suo compagno di "sventura":

Il 1 luglio del '97 Ferraro inizia uno sciopero della fame, che interromperà solo in seguito alle pressioni della sua famiglia. Prima di venir interrogato durante il processo, nel settembre '98, rende una dichiarazione spontanea. Punta il dito contro i suoi accusatori, rimproverando loro di essersi avvalsi della facoltà di non rispondere: "come se una ragazza non fosse morta e due ragazzi non fossero in carcere". E' questo uno dei rari momenti nei quali Ferraro si lascia andare. Non succederà più.

Torna, a questo punto, legittima la domanda di Scattone. Perché questi due ragazzi non hanno ammesso la loro colpa e patteggiato? Come è possibile che in quasi quattro anni non abbiano ceduto neanche una volta, sotto i colpi incessanti degli interrogatori? Sono dei campioni di freddezza o cosa?

Valeria De Rosa/Grandinotizie.it/20 febbraio 2001ore 16:12


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