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Giovanni scattone
 
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Intervista con Francesco Petrelli
"Sentenza sbagliata"
Il legale di Scattone non è convinto del giudizio della Corte

Non è convinto della sentenza né di come sono state condotte le indagini. L'avvocato Francesco Petrelli, da quattro anni difensore di Giovanni Scattone, spiega a Grandi Notizie perché pensa si stia consumando un'ingiustizia verso i due assistenti di Filosofia del diritto.

La Corte d'Assise d'Appello ha confermato la condanna per Scattone e Ferraro aumentando anche le pene. La difesa ha fallito?

"E' difficile spiegare il perché di questa decisione, che assolutamente non convince. I giudici di appello, infatti, avevano disposto nuove perizie, evidentemente la testimonianza dell'Alletto lasciava molte incertezze: non c'è bisogno di nuovi accertamenti se si crede alla prova oculare. E nonostante le perizie abbiano detto che sulla finestra dell'aula 6 non c'era alcuna traccia di polvere da sparo la Corte ha di nuovo condannato i due assistenti. Questo vuol dire che si è creata la "mitologia della testimonianza" dell'Alletto anche di fronte alle modalità con cui quella prova si è formata. Nonostante le ultime novità del rito accusatorio, chi fa veramente il processo è ancora il pm. anche se questo non è riuscito a trovare un movente. In un primo momento l'accusa parla di delitto perfetto, dunque dolo, poi non trovando riscontri ripiega sul dolo eventuale. Ma la Corte d'Assise in primo grado non crede a questa ipotesi e condanna Scattone e Ferraro per omicidio colposo. In appello la Procura generale torna a parlare di dolo eventuale, i giudici, però nella sentenza parlano di colpa aggravata dalla previsione dell'evento; manca solo un grado di giudizio e non so fino ad allora quale altre ipotesi potranno essere fatte. Tutto questo è un sintomo di grande incertezza".

Cosa le ha detto Giovanni Scattone, come ha preso questa seconda condanna ?

"Abbiamo avuto un lungo colloquio, è abbastanza disperato. E' pesante per una persona che ha dedicato tutta la sua vita allo studio vedersi condannare per l'omicidio di una ragazza che poteva essere una sua allieva. Ma Giovanni ha ancora fiducia e speranza nella giustizia. Noi siamo conviti che la Cassazione riuscirà a raddrizzare questo errore. Sì, perché di questo si è trattato: una serie imperdonabile di sbagli da parte di chi ha svolto le indagini e da parte di chi ha consentito che la prova si incagliasse nelle dichiarazioni dell'Alletto".

Un esempio?

"Tutti abbiamo visto il video choc dell'Alletto. Lasciando da parte le presunte pressioni dei pm, per le quali sono stati aperti due procedimenti dal Csm e dalla Procura di Perugia, rimane comunque il fatto che l'accusa non deve inquinare le prove. Durante il filmato si vede il pm dare sostanziale e integrale lettura alla segretaria dei verbali di prova degli altri testimoni. Così viene meno la possibilità di riscontrare una prova dichiarativa con un'altra testimonianza".

Voi della difesa avete annunciato il ricorso in Cassazione, se anche la Suprema Corte confermasse la pena, Scattone quanto deve ancora scontare in carcere?

"Giovanni ha già fatto 2 anni, dunque ne rimangono altri 6 e per una pena così non c'è alcuna misura alternativa al di fuori del carcere. Tutto questo deve far riflettere perché se davvero si fosse trattato di un incidente, come hanno detto i giudici in primo e secondo grado, l'atteggiamento dei due assistenti sarebbe inspiegabile, perché non chiedere il patteggiamento, sarebbero stati subito liberi e la loro pena sarebbe stata diminuita di un terzo. Invece, Scattone e Ferraro hanno scelto la via di un processo lungo e molto costoso, esponendosi ad un rischio condanna. Perché due giovani dovrebbero sfidare la sorte e rovinarsi la vita? C'è solo una risposta: sono innocenti. Giovanni all'inizio del processo mi disse: "Io non posso accusarmi di un fatto che non ho commesso, mi rendo conto che è la strada più breve, mai io non ho ucciso Marta Russo".

Dopo quattro anni d'indagini, udienze e testimonianze si sarà sicuramente fatto un idea di cosa avvenne realmente la mattina del 9 maggio 1997. Quali sono le sue conclusioni?

"E' una bella domanda. Sì ho cercato più di una volta di ricostruire nella mia mente quella mattina anche per dare ai giudici una storia alternativa, di una cosa sono convinto il colpo è partito dal bagno dei disabili di statistica e non dall'aula 6. Già dalle prime informative della polizia, infatti, il luogo più accreditabile è il bagno e lo ha dimostrato anche l'ultima perizia, in cui si parla di fibre di vetro trovate sui frammenti del proiettile. Le stesse fibre sono state ritrovate sulla finestra del bagno disabili".

Allora perché concentrarsi proprio su Scattone? In questa vicenda ci sono molti personaggi strani come Zingale, il bibliotecario collezionista di armi…

"Questo processo ha operato una forte pressione su tutto l'ambiente universitario, selezionando le persone più deboli e strane. Non ho mai creduto che i pm volessero incastrare qualcuno: quando Zingale ha dimostrato il suo alibi gli inquirenti si sono fermati. Le indagini hanno preso una piega diversa quando la polizia scientifica ha creduto di aver trovato una particella sulla finestra aula 6, è a quel punto che l'indagine ha deragliato, entrando nell'istituto di Filosofia del Diritto".

Elisabetta Tanini/Grandinotizie.it/12 febbraio 2001 ore 18:45


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