Dossier Marta Russo
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Processo. Parte II
Otto anni per Scattone. Sei per Ferraro. Liparota…

Nove mesi di procedimento e 37 udienze. Il processo di secondo grado per l'omicidio di Marta Russo si apre il 3 maggio del 2000 e si conclude la sera del 7 febbraio 2001. Dopo più di dodici ore di camera di consiglio la Corte d'Assise d'Appello di Roma condanna Giovanni Scattone a otto anni di reclusione per omicidio colposo, Salvatore Ferraro a sei per favoreggiamento e Francesco Liparota a quattro sempre per favoreggiamento.

I giudici, dunque, credono in gran parte all'impianto accusatorio dei pubblici ministeri. Al termine della requisitoria il pg Luciano Infelici aveva chiesto la condanna per omicidio volontario di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. La pena indicata era di 22 anni di reclusione per il primo e 16 anni per il secondo. Infelisi aveva ricordato che il "delitto dell'università" non fu un omicidio al "buio", ma con testimoni oculari, che avevano ricostruito quanto avvenne nei viali della "Sapienza" la mattina del 9 maggio 1997.

Rispetto alle prove già raccolte nel processo di primo grado, la Corte d'Assise d'Appello si è concentrata soprattutto sulle perizie, giudicate troppo vaghe per non lasciare dei dubbi.

Stando al nuovo accertamento sulla traiettoria del proiettile, non c'è nulla di certo: il colpo potrebbe essere partito sia dall'aula 6, sia dal bagno disabili; le probabilità sono le stesse. Secondo la perizia chimica la particella trovata sulla finestra dell'aula 6, considerata dall'accusa un residuo di sparo, non contiene antimonio quindi non è riferibile al colpo che uccise la studentessa. Infine, per la perizia tecnica la particella trovata nella borsa di Ferraro è simile, sia sul piano qualitativo sia su quello quantitativo, a quella dei residui trovati sul proiettile che ha ucciso Marta Russo.

Dunque, soprattutto, la perizia balistica e quella chimica non si discostano molto dagli accertamenti già disposti in primo grado, lasciando ampio margine all'incertezza. E proprio sulla mancanza di prove inconfutabili e sull'assenza di una motivazione ha insistito la difesa: "L'accusa è stata sconfessata dalla mancanza di un movente nulla è stato provato in questo processo, incerto nelle testimonianze, nelle perizie e nelle prove", aveva dichiarato durante la sua requisitoria l'avvocato di Salvatore Ferraro, Delfino Siracusano. E qualche dubbio rimane anche sulla testimonianza della teste chiave Gabriella Alletto che durante l'appello ha confermato di aver visto un quarto uomo che, però, non sa identificare.

All'inizio del processo il presidente della Corte d'Assise d'Appello Francesco Plotino aveva invitato a non ripetere le polemiche e le critiche che avevano generato durante il primo grado un clima di tensione. E' stato ascoltato: questo secondo processo si è svolto senza colpi di scena e senza testimoni finiti sotto inchiesta . Ma questo non vuol dire che l'opinione pubblica non continui a domandarsi cosa accadde realmente la mattina del 9 maggio 1997.

Elisabetta Tanini/Grandinotizie.it/8 febbraio 2001 ore 17.00


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