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Alle 6.15 del pomeriggio
di sabato 13 gennaio 2001 è stata scoperta la prima mucca italiana
malata di Encefalopatia spongiforme. L'animale, di sei anni, proveniva
dall'allevamento Cascina Malpensata di Pontevico (Brescia). L'Istituto
zooprofilattico di Brescia ha confermato il test, ma si attende
il risultato definitivo, che verrà dato il 16 gennaio 2001 dall'Istituto
zooprofilattico di Torino.
Il ministro della Sanità Umberto Veronesi tranquillizza
gli italiani: "Nessun allarme. I consumatori posso stare tranquilli.
Rischi non ce ne sono perché nei pezzi di carne che arrivano sui
banchi delle macellerie non si può annidare il prione della malattia"
(Il Messaggero - 14 gennaio 2001).
A conferma di questo richiamo alla serenità, invita tutti ad aspettare
la conclusione della prima fase dei controlli: "Quando avremo
raggiunto 30 mila test sarà possibile fare una valutazione ponderata
e seria sul rischio del nostro patrimonio zootecnico e, soprattutto,
per l'uomo che è la cosa che ci interessa di più" (Corriere
della Sera - 15 gennaio 2001).
La domanda può frequente è se i test siano affidabili. Il ministro
per le Politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio spiega
che "i test sono, in questo momento, lo strumento principale per
l'individuazione della malattia. In un secondo momento sarà necessario
invece il controllo di tutta la filiera, con una mappatura del
bestiame, degli allevamenti, dei macelli e della distribuzione"
(Il Manifesto - 14 gennaio 2001).
Sulla possibilità di abbattere tutta la mandria, come si sta già
provvedendo in Germania, non ci sono incertezze. Il ministro crede
che "sia obbligatorio adottare la procedura di massima sicurezza,
quindi non correre alcun rischio, e uccidere tutte le bestie provenienti
dallo stesso allevamento" (Il Manifesto - 14 gennaio 2001).
Il presidente della Commissione europea Romano Prodi dichiara:
"C'era da aspettarselo, ma non c'è da scatenare psicosi. E' un
caso, uno. Di un animale vecchio. E nessun paese poteva considerarsi
immune da rischi. Non si poteva pensare che la chiusura delle
frontiere risolvesse tutto. La scoperta dimostra che in Italia
i controlli funzionano".(La Repubblica, 14 gennaio 2001).
Dello stesso avviso il presidente del Consiglio Giuliano Amato:
"State tranquilli, stiamo facendo tutto il necessario, facciamo
i test e li facciamo in modo trasparente. Siamo in una delle situazioni
migliori d'Europa" (Corriere della sera - 15 gennaio 2001).
E' pur vero che se la mucca bresciana fosse andata al macello
prima del 31 dicembre 2000, sarebbe finita sulle nostre tavole,
dato che i test sono entrati in funzione solo dal 1° gennaio.
Il direttore dell'Istituto superiore di Sanità, Giuseppe Benagiano
conferma: "Sì è proprio così. Noi ci dobbiamo preoccupare di quanto
è successo negli anni precedenti. L'infezione in Italia esisteva
e lo dimostra la mucca bresciana. Possiamo aver mangiato tessuti
di bovini infetti, come il cervello. Dal primo ottobre però c'è
la sicurezza che questo materiale è stato distrutto al momento
della macellazione"(Corriere della sera - 15 gennaio 2001).
Sta anche nascendo il dubbio che il morbo possa propagarsi anche
attraverso gli strumenti della macellazione. A questo proposito
Viviana Beccalossi, assessore all'Agricoltura della regione
Lombardia, avverte: "I macelli sono intasati e non prendono più
i capi da abbattere. Abbiamo fatto, venerdì (12 gennaio, ndr),
una ordinanza con cui diamo mille lire al chilogrammo ai macellatori
per congelare la carne in attesa dei test, così speriamo di venire
incontro alle esigenze degli allevatori, in attesa che si vada
a regime" (La Repubblica, 15 gennaio 2001). Anna Bartolini,
leader dei consumatori europei e presidente del Consiglio nazionale
consumatori e utenti, commenta così la notizia: "Ci avrei giurato,
era statisticamente impossibile che l'Italia fosse indenne dall'emergenza
mucca pazza"(Corriere della Sera - 15 gennaio, 2001).
Valentina Venturi/Grandinotizie.it/15 gennaio
2001 ore16:40
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