| |
Un anno lungo e durissimo per l'agricoltura italiana. Cominciato il 13 gennaio 2001 con la notizia che una vacca da latte pezzata nera proveniente da un allevamento del bresciano era risultata positiva al test anti-Bse. Grande allarme, paura, psicosi collettiva. Un anno dopo, tutto sembra ridimensionato: 52 casi accertati, 100 mila bovini "a rischio" (oltre i 30 mesi) abbattuti, oltre 460 mila controlli effettuati, nessun caso di contagio per l'uomo.
Una situazione decisamente migliore di altri Paesi, dove si sono avuti oltre 180.000 casi scoperti in Inghilterra, oltre 800 in Irlanda, quasi 600 in Portogallo, quasi 450 in Francia e oltre 60 in Belgio. Ad oggi, inoltre, dopo i recenti casi in Austria e Finlandia ed il caso sospetto in Svezia, non esiste alcun paese europeo che risulti esente dalla Bse.
La crisi della mucca pazza ha generato in un anno una riduzione media nei consumi di carne bovina di circa il 10 per cento ed un crollo nei prezzi di vendita che registra quotazioni in calo del 30 per cento per i vitelloni, con evidenti effetti sulla capacità di resistenza economica delle imprese.
Un anno difficile che però - secondo un bilancio della Coldiretti - ha portato anche alcuni aspetti positivi per allevatori e consumatori: l'avvio dell'etichettatura di origine obbligatoria delle carni bovine; il divieto di utilizzo delle farine animali nell'alimentazione del bestiame; il test obbligatorio Bse su tutti i bovini di età superiore a 24 mesi e su tutti i capi malati o sottoposti a macellazione d'urgenza; l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare, compresa la colonna vertebrale, a discapito della "tanto amata" Fiorentina.
Ma i problemi non mancano. "Dopo un anno - denuncia il presidente della Coldiretti e coordinatore del Tavolo Interprofessionale delle carni bovine, Paolo Bedoni - permane ancora in tutta la sua gravità il problema dell'inefficienza dell'anagrafe nazionale del bestiame che risulta ancora incompleta in alcune sue parti e, quindi, insufficiente per garantire trasparenza negli scambi e per costituire un supporto alla realizzazione della completa tracciabilità delle produzioni dall'allevamento alla tavola".
Altre disfunzioni secondo la Coldiretti sono la mancanza di una soluzione che possa frenare l'importazione di prodotti a rischio Ogm destinati ai mangimi; l'insufficiente etichettatura dei mangimi che possa valorizzare l'assenza di Ogm; i ritardi e le incertezze su sostegni agli allevatori, come quelli relativi alla "rottamazione" dei bovini (previsti dalle norme comunitarie), e in quelli introdotti dalla legge nazionale, come i premi alla macellazione e i contributi al trasporto dei capi morti.
Per il ministro delle Politiche Agricole e forestali Giovanni Alemanno "non vi è dubbio che la Bse ha costituito un brusco risveglio per l'agricoltura europea che, in un recente passato, aveva pensato di poter basare le produzioni esclusivamente sulla qualità". Il ministro sottolinea che occorre "rafforzare ulteriormente il sistema di controlli in difesa del consumatore".
"Tuttavia, dopo un anno dall'insorgenza del morbo - aggiunge il ministro - abbiamo registrato in Italia solo cinquanta casi che hanno riguardato vacche da latte a fine carriera. Ribadisco, quindi, che non si può parlare di epidemia nel nostro paese trattandosi di un numero percentuale di casi assolutamente al di sotto della media europea".
"Per quanto ci riguarda più da vicino - continua Alemanno - abbiamo alla fine del mese di dicembre 2001 trasmesso alla Commissione europea il dossier relativo alla riclassificazione dell'Italia nelle classi di rischio Bse e confidiamo che, alla luce della nostra situazione, decisamente meno grave di quella di altri paesi europei, possiamo ottenere una classe soddisfacente per gli interessi nazionali".
Il ministro non manca poi di ricordare come sia stato "emanato il decreto che consentirà di avere, entro l'estate, un'anagrafe bovina finalmente efficiente. Recupereremo così i ritardi del recente passato; certo se la crisi Bse ci avesse trovati con un'anagrafe funzionante - conclude Alemanno - l'impatto sulla nostra zootecnia sarebbe stato sicuramente più lieve".
|
|
|