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I casi di mucca pazza in Italia salgono a cinquanta. Lo conferma il Ministero della Salute, dopo aver ricevuto i risultati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino, Centro di Referenza Nazionale per la Bse. La positività ai test per la Bse riguarda una bovina di sette anni, di razza frisona italiana, proveniente da un allevamento della provincia di Treviso.
Intanto, per incentivare il settore bovino, la Commissione europea ha deciso di prorogare fino al 31 marzo prossimo, il regime di acquisto speciale. Insieme ad altre sei misure preventive, introdotte nella primavera scorsa, il regime ad acquisto speciale ha lo scopo di aiutare il settore bovino a fronteggiare la crisi della mucca pazza. Il sistema doveva scadere con la fine del 2001.
Con questo regime gli Stati membri, sono in grado di decidere di stoccare la carne proveniente da animali oltre i 30 mesi risultati negativi al test anti-Bse, in attesa di poterla rimettere sul mercato, oppure di eliminarla immediatamente.
L'esecutivo ha voluto incoraggiare i paesi Ue, ad eliminare fino a 800 mila tonnellate di carne in esubero. "L'eredità della Bse pesa ancora sui mercati", ha sottolineato il commissario Ue all'agricoltura Franz Fischler. "Non sarebbe saggio interrompere ora il regime di acquisto speciale, necessario alla ricerca di un equilibrio tra consumo e produzione. Per alcune categorie, la situazione di mercato è migliorata in modo soddisfacente. Un considerevole numero di bovini, legati alla crisi del settore, ma non macellati nel corso del 2001, potranno essere immessi sul mercato nel primo trimestre del 2002".
L'operazione è co-finanziata da Stati membri e Unione europea nella misura rispettivamente del 30 per cento e del 70 per cento. Per il periodo di estensione, l'utilizzo del regime sarà limitato ad un totale di 40 mila tonnellate di carne bovina.
Valentina Venturi
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