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Due notizie dall'Europa e due dall'Italia.
Partono oggi (20 novembre) le prime consultazioni tra i ministri della Sanità dei Quindici per far tornare la "fiorentina" sulle nostre tavole. Sembra che la direzione che gli esperti seguiranno sarà quella voluta dall'Italia. E cioè l'innalzamento dell'obbligo di eliminare la spina dorsale dei bovini dagli attuali 12 mesi a 30. Di fatto verrebbe così a decadere l'embargo, visto che su tutti i bovini di 30 mesi scatta l'obbligo dei test anti-Bse. Una decisione definitiva non è imminente, né tantomeno si può scommettere sul successo della linea italiana. L'unica certezza è la dura opposizione di Francia e Germania.
Intanto sempre Bruxelles rende noti i dati sulla diffusione della "mucca pazza" nei Paesi della comunità. Da gennaio a ottobre 2001 è il Regno Unito a detenere, e di gran lunga, il record dei casi. Ben 793. Segue la Francia con 213. Grecia e Lussemburgo sono quelli che se la passano meglio, un solo caso per entrambi.
Sul fronte italiano spunta il sospetto numero trentotto. Un bovino di cinque anni in provincia di Cuneo non è risultato negativo al test rapido. Ora si attendono le controanalisi. "Un campione di tessuto cerebrale dell'animale macellato sarà sottoposto ad ulteriori esami presso il Centro di Referenza nazionale per la Bse di Torino utilizzando i metodi istologici-immunoistochimici e Western Blotting". Lo ha reso noto il ministero della Salute.
Proprio sul tema dei controlli era intervenuto qualche giorno fa il ministro delle Politiche agricole Giovanni Alemanno in occasione del convegno Cibo sicuro tenutosi a Pavia. "Fino a ieri in Italia esistevano sistemi di controllo poco efficaci per i prodotti importati dall'estero. Dobbiamo arrivare a definire una maggiore rintracciabilità dei prodotti: i consumatori devono essere più garantiti".
In un panorama tutt'altro che limpido dal punto di vista della regolamentazione e della sicurezza, non manca la preoccupazione dei macellai. La Federcarni da Bologna lancia l'allarme: "Dal novembre 2000 al giugno 2001 abbiamo perso 1.400 miliardi".
Nonostante negli ultimi mesi si sia registrata una lieve ripresa, la vendita è sempre "al di sotto della media di un anno fa" aggiungono.
Michele Fianco
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