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Bisognerà ancora attendere per avere la "Fiorentina" in tavola. Lo ha comunicato il commissario europeo per la Sanità, David Byrne al ministro della Salute Girolamo Sirchia. "Dopo approfondito esame del dossier - scrive Byrne - i miei servizi hanno notato che non sono state fornite alcune prove conclusive dimostranti l'applicazione effettiva del divieto di utilizzare farine animali anteriormente al primo gennaio 2001".
Insomma per l'Ue non esiste la certezza che in Italia i rischi siano spariti del tutto e quindi anche il nostro Paese, come le altre nazioni europee, dovrà ancora attenersi all'obbligo di rimuovere la colonna vertebrale anche per le razze bovine tradizionali per cui aveva chiesto l'esonero. E la Fiorentina dovrà attendere.
Nell'agosto scorso, Sirchia e il ministro dell'Agricoltura Giovanni Alemanno avevano avanzato al commissario Byrne la richiesta di deroga - per alcune pregiate razze bovine italiane - dal divieto Ue di utilizzare la colonna vertebrale.
Secondo le autorità italiane i capi della pregiata razza originaria della Val di Chiana sarebbero fuori da ogni pericolo dal momento che, fino a oggi, tra i capi di razza chianina non è stato riscontrato neppure un caso di encefalopatia spongiforme. Non la pensa allo stesso modo il commissario Byrne. Poiché nell'Unione, attualmente, la colonna vertebrale dei bovini di età superiore ai dodici mesi è ritenuta a rischio Bse (perché a stretto contatto con il midollo spinale e i gangli dorsali) per ottenere una deroga, un governo deve dimostrare che a partire dal primo gennaio 2001, alle mandrie a cui si vuole applicarla non sono mai state somministrate proteine di origine animale. Nel dubbio, si aspetta.
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