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Due nuovi casi di Mucca pazza. L'Istituto Zooprofilattico sperimentale di Torino ha confermato la positività ai test per la Bse di un bovino femmina di sei anni proveniente da un allevamento in provincia di Udine e di un bovino femmina di quattro anni proveniente da un allevamento della provincia di Oristano. In Italia il numero di casi di Bse salgono a 37. Le analisi eseguite sono oltre 330.000.
"Non si può escludere il rischio della diffusione del morbo della mucca pazza negli ovini". L'allarme arriva dagli scienziati europei. Riuniti nel Comitato scientifico direttivo, organo che consiglia la Commissione europea sulla salute dei consumatori, hanno esaminato la sicurezza dei prodotti d'origine ovicaprina. E' emersa la possibilità che in futuro la presenza della Bse possa essere individuata anche nei piccoli ruminanti. Il pericolo dipende dal possibile contagio per alimentazione con farine animali potenzialmente infette. Raccomandano nuove ricerche, magari anche attraverso test rapidi.
Inoltre chiedono all'Ue di intervenire in modo da raccogliere il numero più elevato d'informazioni scientifiche sugli ovini. Lo strumento raccomandato: i test rapidi su pecore e capre per individuare un'eventuale infezione da encefalopatie spongiformi trasmissibili (Tse), che possono essere la Bse o la scrapie. Quest'ultima è una malattia nota da tre secoli ma non è considerata contagiosa e a rischio per l'uomo.
I test rapidi permetterebbero di avere un quadro più preciso dell'incidenza delle Tse tra gli ovini e la ripartizione geografica della malattia. La migliore strategia per determinare con sicurezza l'origine dei prodotti ovicaprini è quindi la certificazione delle mandrie esenti da scrapie e da Tse.
Attualmente la legislazione europea, per la prevenire della diffusione del morbo della mucca pazza nei bovini, si applica a titolo precauzionale anche a pecore e capre. Dal gennaio 2002 poi, i Quindici avranno l'obbligo di effettuare una sorveglianza attiva sugli ovicaprini. Sono già previsti 164.000 test rapidi in tutta l'Ue.
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