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Dopo la conferma del caso mucca pazza a Brescia scatta l'allarme. Il ministro della Sanità, Umberto Veronesi, annuncia l'abbattimento dei 180 capi di bestiame dell'allevamento dove è stata identificata la vacca infetta. "In medicina veterinaria vige una regola precisa: quando si manifesta un elemento epidemico di qualsiasi patologia, tutto l'allevamento va distrutto" dice il ministro. Veronesi ha inoltre ribadito l'importanza della "rintracciabilità" delle carni per i consumatori: l'allevamento di provenienza e la qualità in primo luogo. D'accordo anche il ministro per l'Agricoltura, Alfonso Pecoraro Scanio, il quale promette l'applicazione delle etichettature già da marzo "Faremo subito un decreto - dice il ministro - l'etichetta permetterà di sapere da dove viene il bovino e dove è stato allevato". La decisione di abbattere i capi ha causato la rivolta di macellai e allevatori che si sono dichiarati pronti a scendere in piazza sin dalla prossima settimana e a manifestare davanti alle prefetture. Il leader dei Cobas del latte, Giovanni Robusti, afferma che "abbattere le vacche non è una soluzione razionale". Infatti se da una parte il rischio epidemia verrà placato dall'altra si annullerà la produzione del latte e, soprattutto, verrà meno una fetta significativa dell'economia del Nord Italia. Già da questa pomeriggio i Cobas del latte inizieranno un presidio davanti alla cascina Malpensata di Pontevico (BG). La Federcarni (Confcommercio) sta preparando una prima manifestazione di assaggio per domenica 28 gennaio. In quella giornata verranno distribuiti quintali di carne in dodici città italiane.Intanto è stato smentito il caso di nvCreutzfeldt-Jacob a La Spezia.
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