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Le mucche pazze italiane sono sette, ma entro pochi giorni potrebbero salire a undici. In tutto sono quattro i nuovi casi sospetti identificati. Due sono stati rilevati in Lombardia, rispettivamente in una cascina di Offlaga, nella bassa bresciana e nell'allevamento Canova di Rivarolo del Re nel cremonese. Il terzo caso sospetto, individuato sempre in provincia di Cremona, è stato annunciato sabato 24 marzo dal ministero della Sanità. Il quarto sospetto riguarda invece una bestia emiliana ed è stato annunciato ieri sera (25 marzo). I risultati definitivi delle controanalisi verranno resi noti nei prossimi giorni dal Centro di referenza nazionale di Torino. Si è svolto sabato, 23 marzo, presso il ministero delle Politiche agricole una riunione con alcuni dei maggiori esperti del problema per valutare il rischio di contagio per l'uomo. Lo scienziato Adriano Aguzzi, che tra l'altro è anche consulente del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, ha ribadito la necessità di "avviare controlli sull'uomo per sapere quanti sono i portatori sani della variante di Creutzfeldt-Jakob, la malattia legata alla Bse". Come? Facendo uno screening su tutti quei tessuti dove si annida il prione - tonsille e linfonodi soprattutto - provenienti da autopsie e biopsie, spiega Adriano Aguzzi. Mentre l'Italia tira un sospiro di sollievo (le capre pisane sospette di aver contagiato l'afta erano sane), l'Inghilterra è preda del virus. In tutto sono stati contati 500 focolai e si calcola che entro giugno il numero salirà a 4 mila. Ciò significa lo sterminio di almeno metà del patrimonio zootecnico inglese.
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