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Scambio di accuse
fra l'Ue e i governi dei singoli Stati. Secondo il ministro delle
Politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio Bruxelles ha
le sue responsabilità per aver gestito male l'emergenza Mucca
pazza, soprattutto all'inizio degli anni '90. Stando infatti ad
un 'inchiesta del Parlamento europeo, la Commissione di Santer,
travolta nel '99 dallo scandalo corruzione, ha tentato di minimizzare
la questione Bse, praticando la disinformazione. "Meglio dire
che la stampa tende a esagerare", è scritto in un verbale di una
seduta della Commissione, in cui veniva chiesto anche alla Gran
Bretagna di non pubblicare i risultati delle sue ricerche. "E'
necessario -continua il documento - mantenere un atteggiamento
di distacco, per non provocare reazioni negative sul mercato.
Non parlare di Bse. Tale punto non dovrebbe essere iscritto all'ordine
del giorno".
"Ci troviamo di fronte a responsabilità individuali - ha spiegato
Pecoraro Scanio - ma anche a un atteggiamento complessivo che
ci ha portato dritti al disastro".
L'attuale Commissione Prodi ha respinto ogni addebito,
specificando che la crisi attuale non è stata causata dalla mancanza
di misure, ma dalla loro scarsa attuazione. La colpa in sostanza
è dei singoli Stati. "C'è stata una pericolosa sufficienza di
diversi Stati nel sostenere che erano immuni dalla mucca pazza
- ha risposto il commissario per la Salute e la tutela dei consumatori
David Byrne - i test hanno invece confermato che parecchi
paesi dell'Ue erano pericolosamente compiacenti nel loro insistere
di essere al sicuro dalla Bse". In particolare Byrne fa riferimento
a un documento del maggio 2000 sul rischio geografico di diffusione
della Bse, in cui gli esperti della Commissione segnalavano proprio
l'Italia, la Germania e la Spagna tra i Paesi a rischio, e denuncia
anche il ritardo con cui i Quindici hanno adottato il provvedimento
di rimozione e distruzione dei materiali pericolosi.
L'Unione europea ha fissato nel dicembre del 2000 alcune regole
per arginare l'emergenza Mucca pazza:
No alle farine animali: l'uso è proibito fino al 20 giugno
2001 ed è quasi certo che il divieto verrà prorogato; unica eccezione
le farine a base di pesce che possono essere utilizzate negli
allevamenti di pollame e suini.
Limiti alla vendita della carne bovina: è vietato il commercio
di alcune parti ritenute pericolose fra cui il cervello, il midollo
spinale e l'intestino.
Via all'etichetta completa: il Consiglio d'Europa chiede
agli Stati di accelerare l'applicazione dell'etichetta completa
sulle carni bovine.
Abbattimento bovini: l'Ue invita alla soppressione dei
capi oltre 30 mesi di età che non hanno subito test anti-bse.
Ma per cercare le responsabilità bisogna fare un passo indietro.
Già nell' '88 la Gran Bretagna aveva pubblicato un rapporto in
cui proibiva l'uso di farine animali come mangime per i ruminanti.
Un anno dopo la Commissione europea vieta l'esportazioni dei manzi
britannici, ma il documento sui mangimi rimane lettera morta.
Il Regno Unito, infatti, stando a un documento del ministero dell'Agricoltura
reso pubblico dal quotidiano Independent ha continuato
ad esportare in sessantanove Paesi le farine a rischio. Migliaia
di tonnellate finite soprattutto nel Terzo Mondo. L'Italia non
dovrebbe aver importato mangimi direttamente da Londra, ma dall'Irlanda
sì, e in grosse quantità. Il commercio è andato avanti fino a
pochi mesi fa. Questi cibi erano destinati a polli o altre specie,
visto che le farine di carne dal '94 erano vietate ai bovini.
Però attraverso il sistema delle contaminazioni incrociate è probabile
che siano finiti anche nei mangimi per i ruminanti.
Nel '97 il Consiglio dei ministri dell'agricoltura Ue decide una
parziale riduzione dell'embargo della carne inglese, divieto che
alla fine viene tolto nell'agosto '99; non si adeguano solo la
Francia e la Germania. Il Comitato scientifico dell'Ue respinge
le argomentazioni francesi perché "non sono fondate". Ma un anno
dopo un'inchiesta del parlamento britannico conferma i dubbi della
Francia: le autorità inglesi hanno nascosto e sottovalutato per
sei anni il problema. E forse non state le sole, viste le proporzioni
dell'allarme che ha coinvolto anche quei paesi come la Germania
e l'Italia e che si ritenevano fuori pericolo mucca pazza. Una
convinzione ingiustificata. I Nas hanno accertato migliaia di
infrazioni: in due mesi (dicembre-gennaio 2001) sono stati sequestrati
4930 bovini e 16.830 chili di carne "sospetta". La Procura di
Torino indaga sulla mucca pazza già dal '96, molti i fascicoli
aperti fra cui quello dei ritardi nei controlli a tappeto sui
mangimi: poche migliaia quelli effettuati in Italia dal '94 ad
oggi. Il reato ipotizzato è: diffusione di malattie pericolose
per il patrimonio zootecnico della nazione.
Ma la domanda da porre è una: ciò che si sta facendo ora sull'ondata
dell'emergenza poteva essere fatto prima? Se la risposta è sì,
perché non è stato fatto?
Elisabetta Tanini/Grandinotizie.it/ 29 gennaio
2001 ore 15:25
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