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Economia. Il Belgio indaga sui bovini italiani
Import a rischio
Coinvolte una quindicina di aziende agricole

Un presunto traffico di bovini infetti importati da paesi stranieri. E' questo l'oggetto dell'inchiesta aperta dalla magistratura belga alla fine del '99. Alcuni capi a rischio Bse sarebbero di origine italiana, in particolare i magistrati belgi stanno indagando sugli allevamenti di 4 regioni: Sicilia, Sardegna, Campania e Lazio. Le aziende coinvolte sono circa una quindicina.

Fra queste, in un primo momento, era stata inclusa anche una società di Botrugno vicino Maglie. Ma le indagini della Procura di Lecce, su rogatoria internazionale dei giudici belgi, hanno accertato che tutte le vacche dell'azienda salentina, circa un centinaio, arrivate in Belgio alla fine del '99, erano sane. Gli investigatori hanno ricostruito l'intero percorso compiuto dal bestiame, dalla partenza in Puglia fino all'arrivo nel Paese fiammingo: si trattava, per lo più, di vacche grasse che in Italia non hanno mercato e vanno a coprire il fabbisogno interno del Belgio.

Tutta la vicenda è partita dalla scoperta di una serie di irregolarità riscontrate nei certificati di accompagnamento dei capi provenienti dall'Italia: da qui sarebbe nato il sospetto di un traffico di bovini a rischio. Ipotesi avallata, poi, dalle ispezioni sanitarie compiute a Bruxelles e dintorni che avrebbero riscontrato in alcune mucche la presenza della Bse. Stando ai primi risultati dell'indagine la magistratura belga avrebbe individuato tre aziende italiane come terminali di alcune operazioni di import ed export: le vacche venivano importate in Belgio e i vitelloni in Italia. Almeno quattro le spedizioni accertate tra la fine del '99 e l'inizio del 2000.

Elisabetta Tanini/Grandinotizie.it/30 gennaio 2001 ore 11:50


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