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Si teme che il contagio tramite cosmetici e medicinali

E, dopo i piaceri del palato, il morbo della mucca pazza si appresta a spazzare via anche quelli della vista. Se il cane è il miglior amico dell'uomo, spesso i cosmetici lo sono delle donne che, però, devono essere molto accorte nelle loro scelte. "Bisogna fare attenzione ad utilizzare indiscriminatamente creme, detergenti e soluzioni a base di derivati animali non garantiti da etichette ordinarie". Lo ha detto il direttore del Centro universitario ricerche cosmetologiche della Cattolica, Leonardo Celleno.

Sebbene il rischio di trasmissione della malattia sia praticamente inesistente - grazie ai processi di lavorazione a cui vengono comunque sottoposti i prodotti - è meglio evitare le confezioni che non riportano la "E" della Comunità europea. Queste merci di dubbia provenienza e fabbricazione, potrebbero non essere stati preparati seguendo tutte le giuste direttive.

Non c'è nessuna prova che il morbo di Jacob possa essere trasmesso anche per tale via, ma un'attenta lettura delle etichette è sempre una buona abitudine. Infatti, conoscere i componenti delle creme può servire ad evitare diversi fastidi.

Celleno ha anche dichiarato che rivolgendosi ai rivenditori specializzati, profumerie e farmacie, si possono avere ulteriori garanzie di qualità. "Già da tempo esiste una serie di provvedimenti varati dalla Comunità europea che obbligano all'identificazione della materia prima, al controllo dell'origine ed al ricorso ad un determinato tipo di fabbricazione, che escluda ogni possibilità di rischio", ha affermato. Ed ha aggiunto: "Comunque, i cosmetici a base di estratti animali, come quelli al midollo, sono ormai considerati desueti".

Lo stesso Ministero della Sanità - Decreto 29 settembre 2000: Misure sanitarie di protezione contro le encefalopatie spongiformi trasmissibili -, però, ha precisato che: "i cosmetici, i medicinali e i dispositivi medici, i prodotti non destinati ad essere utilizzati in alimenti per il consumo umano o mangimi o fertilizzanti, nonché i loro materiali di base o prodotti intermedi, restano disciplinati dalle norme specifiche; qualora queste ultime autorizzino l'utilizzo del materiale specifico a rischio come definito". Dunque, si rincorrono voci e smentite anche sul rischio che il morbo possa annidarsi nei medicinali. Le maggiori incriminate: le supposte. Per correre ai ripari, il 5 gennaio scorso il ministro della Sanità, Umberto Veronesi, ha firmato un decreto sulla sicurezza dei farmaci che stabilisce chiare norme da rispettare per la commercializzazione dei farmaci. Già dal 1994 ogni farmaco è controllato prima di essere messo sul mercato e quelli che contenevano tessuti bovini ad alto rischio - come il cervello, il midollo, le tonsille e l'intestino - non sono più in commercio.

Laura Coricelli/Grandinotizie,it/29 gennaio 2001 ore 18:23


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