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Incertezze e supposizioni
continuano a sommarsi rendendo sempre più difficile porre la parola
fine al caso della mucca pazza. Sono poche le conoscenze che possono
aiutare gli studiosi di tutto il mondo impegnati a trovare una
cura per il morbo. Se è vero quanto affermano i ricercatori dell'Institute
for animal's health di Edimburgo le cose si complicherebbero ulteriormente.
Gli studiosi sostengono di essere riusciti ad infettare una pecora
con l'encefalopatia spongiforme bovina iniettandole il sangue
di un'altra pecora ammalata che, però, non aveva ancora manifestato
alcun sintomo.
Gli scienziati hanno nutrito alcune pecore sane con cervelli bovini
infetti, in modo da farle ammalare di mucca pazza. Poi, prima
che si manifestassero i sintomi, hanno prelevato del sangue da
19 pecore per iniettarlo ad altre sane provenienti dalla Nuova
Zelanda. Dopo 616 giorni il primo animale a cui è stato trasfuso
il morbo Bse ha mostrato alcuni sintomi della malattia. Le altre
pecore, però, non si sono ammalate, ma l'esperimento prosegue.
Fino a questo studio si era solamente supposto che la trasmissione
del morbo potesse avvenire anche attraverso il sangue ed i suoi
derivati. Secondo i ricercatori di Edimburgo, grazie a tale prova,
è ormai assodato che esista la possibilità di contagio anche tramite
plasma. Lo stesso direttore dell'istituto è intervenuto confermando
l'ipotesi. "Questa ricerca porta a pensare che il sangue donato
dalle persone infette, anche se non presentano ancora alcun sintomo,
può rappresentare un rischio per la popolazione della Gran Bretagna",
ha affermato. E per quella del resto del mondo, si può supporre,
perché di volontari che donano il sangue ce ne sono ovunque. Gli
Stati Uniti ed il Canada hanno da tempo vietato le donazioni da
parte delle persone che hanno trascorso più di sei mesi in Gran
Bretagna e lo stesso è stato fatto dal ministro della Sanità italiano,
Umberto Veronesi.
Ma il morbo di Jacob è stato trasmesso anche con interventi chirurgici
come il trapianto della cornea quando non si era a conoscenza
della resistenza del prione al tipo di sterilizzazione utilizzato
in passato, o tramite dell'impiego di un ormone della crescita
estratto dall'ipofisi umana, ormai in disuso.
Laura Coricelli/Grandinotizie.it/29 gennaio
2001 ore 19:33
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