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Etichetta sì, etichetta
no. Mentre i macellai di mezz'Italia si ostinano a ripetere che
la provenienza della carne in vendita è rintracciabile già nella
bolla di accompagno dell'animale, l'opinione pubblica insiste
sulla necessità di indicazioni precise. Le associazioni dei consumatori
continuano a raccomandare di controllare le etichette della carne
rossa e spiegano come leggerle.
Esistono due tipi di cartellini: uno composto da numeri e codici
che indicano l'età del capo, la qualità della carne e la percentuale
di grasso; l'altro in cui viene indicato il luogo di macellazione
e quello di sezionamento.
Il primo tipo serve principalmente ai macellai per decidere se
acquistare o meno il capo dai grossisti, ma viene solitamente
esposto anche all'interno dei negozi tradizionali, in genere attaccandolo
al vetro del bancone. E' composto da due lettere ed un numero,
dove la prima lettera indica la categoria (vitellone: A, toro:B,
manzo: C, vacca: D, giovenca: E), la seconda la qualità ed il
numero il tenore di grasso. Se sulle etichette è riportata la
lettera "D", vuol dire che la carne in questione è di vacca, perciò
da evitare, così come se c'è la "E", carne di giovenca, poco sicura
perché di animali non più giovani.
Il secondo tipo di etichetta, invece, si trova applicato sulle
confezioni dei supermercati ed informa sul luogo in cui la carne
è stata macellata, il luogo in cui è stata sezionata o tritata
ed il codice di tracciabilità, ovvero una cronistoria che permette
di ricostruire tutte le tappe della vita dell'animale. Il problema
di questa etichetta, però, è che non risulta leggibile dai consumatori,
in quanto è espressa con un codice a barre decifrabile solo dagli
addetti ai lavori.
Le normative europee (1997) hanno stabilito la doppia etichettatura
che, per gli animali nati, allevati e macellati nello stesso Paese,
può essere arricchita anche da informazioni aggiuntive, previa
approvazione del ministero.
In più, tutti gli animali devono essere marcati così come tutti
i ganci dei macelli devono essere identificabili. Ma anche le
singole parti dell'animale squartato devono essere riconoscibili
mediante codici e pure i contenitori per gli spostamenti interni
ai macelli e il necessario per gli imballaggi.
Dal primo settembre 1999 sono entrate in vigore le nuove etichette
- facoltative fino al primo gennaio 2002, obbligatorie da quella
data in poi - ancora più complete delle attuali. Infatti, includono
il paese di nascita del capo e quello di ingresso, con le deroghe
previste per le carni macinate.
Manca tuttavia un'informazione essenziale secondo l'Aduc: con quali alimenti siano stati nutriti gli animali non si sa. E' questo l'anello mancante per una corretta e completa informazione.
Laura Coricelli/Grandinotizie.it/20 novembre
2001
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