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L'insorgere dell'epidemia
mucca pazza si fa sentire tra i banconi dei mercati delle città,
dove i macellai - ormai in crisi - hanno accusato un calo di vendite
in alcuni casi pari al 70 per cento. Percorrendo il reparto di
macelleria dei supermercati si ha subito la percezione di come
siano cambiate radicalmente le abitudini alimentari di molti italiani.
Tacchino e pollo, rigorosamente carne bianca, prendono il posto
delle amate bistecche, dei macinati per preparare succulenti ragù
e di tutti i cibi legati alla tradizione gastronomica locale:
trippa, frattaglie, costata, per citare solo alcuni alimenti tipici
della cucina regionale italiana. (cervello, occhi, midollo spinale
e tonsille). Dal 1° gennaio inoltre, è stata vietata la vendita
dell'intestino e recentemente è stata presa la decisione di bandire
la bistecca con l'osso di animali oltre i 12 mesi di età.
Qui di seguito alcuni consigli che è bene seguire per evitare
ogni rischio di contagio Bse.
Cosa mangiare
Come prima regola non acquistare carni sottocosto e comprare solo
quei tagli di animale ben identificabili. Evitare quindi di comprare
la carne da corrieri e fornitori improvvisati, la carne infatti
viene quasi sempre macellata clandestinamente ed è potenzialmente
a rischio.
Nel caso del macinato è consigliabile farselo preparare
davanti agli occhi. Sono da evitare quindi tutti quei prodotti
preconfezionati a base di carne - hamburger, polpettoni, polpette,
tortellini e agnolotti - il cui preparato è di provenienza e qualità
dubbia.
Per quanto riguarda alimenti confezionati prima che le restrizioni
di Mucca pazza fossero applicate, come ad esempio scatole di ragù,
è bene usare cautela ed essere consapevoli dei rischi legati al
loro consumo.
Carne sicura
Il muscolo, include tutte le parti di carne muscolare: lombata,
filetto, girello, fettina, bistecca senza osso, roast beef, bresaola.
Carne vietata
Cervello, gelatine, midollo spinale (non osseo), carni rimosse
meccanicamente e macinate (in cui ci sono terminazioni nervose)
usate per ripieni e per gli hamburger, tonsille, intestino (utilizzato
tra l'altro per insaccare i salumi), frattaglie come milza e ghiandole,
inoltre fegato, rognoni, salsiccia (che può contenere frattaglie
di bovino)
Carne incerta
Il consumatore identifica il midollo osseo con l'ossobuco. Al
momento in realtà non esiste alcuna certezza al riguardo e sono
in corso degli studi per accertare se possa essere considerato
cibo a rischio di Bse. Così per ora l'ossobuco è salvo.
Potrebbero essere a rischio gli insaccati il cui involucro è fatto
con l'intestino degli animali.
E' meglio evitare paste ripiene, suchi di carne, lasagne surgelate.
Altri alimenti
Pesce e Pollo
Anche gli allevatori ittici e avicoli hanno lungamente usato farine
animali, ma finora l'encefalopatia spongiforme è stata riscontrata
solo nei mammiferi. Tuttavia l'Unione europea ha disposto maggiori
indagini sui rischi di contagio per polli e pesci.
Latte
La maggior parte degli esperti ritiene che non ci siano pericoli
legati al consumo di latte. I tecnici inglesi hanno comunque messo
a punto di test per verificare l'effettiva salubrità dell'alimento.
Dadi
Nonostante l'allarme, i dadi sono sicuri in quanto l'estratto
di carne usata proviene da bovini nutriti al pascolo (senza farine
animali) soprattutto provenienti da Argentina e altri paesi dell'
America latina.
E le altre carni?
Se la mucca è "pazza" le pecore hanno la scrapie, una malattia
simile alla Bse, mai trasmessa all'uomo. I ricercatori hanno dimostrato
che se le pecore vengono nutrite con cibo contaminato dalla encefalopatia
spongiforme bovina sviluppano una malattia simile alla scrapie.
Inoltre hanno verificato che nei topi di laboratorio nutriti
con la carne di questi ovini si manifesta una forma di Bse che,
a differenza della malattia degli ovini, potrebbe essere trasmessa
all'uomo. Inoltre, nelle pecore l'infezione non è isolata, ma
è presente in tutto il corpo.
Ma almeno la bistecchina di maiale sarà sicura? Pare di si. Alcuni
animali alimentati con le farine animali sono risultati meno sensibili
di altri alla Bse, e il maiale è uno di questi. Certo, nulla esclude
che in alcune specie la malattia abbia tempi di incubazione più
lunga della vita dell'animale "ospite", ma per il momento i test
di laboratorio hanno assicurato la genuinità della carne suina.
E il vitello? Dovrebbe essere sicuro, ma chi ci assicura
che la mucca non abbia trasmesso la sua "pazzia" al vitellino?
Nessuno.
Studi recenti, infatti, stimano intorno al 10 per cento la probabilità
che una mucca malata possa infettare il figlio. Gli studiosi hanno
stabilito che la Bse ha un'incubazione media di 60 giorni, ma
gli strumenti diagnostici finora disponibili sono in grado di
rilevare l'infezione solo pochi mesi prima della comparsa dei
sintomi della malattia.
Marianna Balfour/Grandinotizie.it/ 29 gennaio
2001 ore 16.00
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