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Cos'è?
La scoperta del prione avviene nel 1984, in seguito alle ricerche
dello scienziato americano Stanley Prusiner. Per anni il prione
è stato considerato un virino, ossia un acido nucleico rivestito
o associato ad una proteina; altri ricercatori ancora lo consideravano
un virus. In realtà il prione è una proteina, quindi composta
da catene di amminoacidi, di dimensioni microscopiche, più piccola
di un virus. Come proteina il prione è una sostanza utile ed innocua
presente in tutti i mammiferi, compreso l'uomo. Esso si trova
in tutti gli organi, con maggiore concentrazione sulla superficie
delle cellule nervose. Il suo ruolo è quello di aiutare la trasmissione
dei segnali tra le cellule nervose.
Il prione ha una caratteristica peculiare: si trasforma in seguito
ad alterazioni spontanee oppure indotte da mutazioni genetiche.
Come si trasforma?
Secondo le ricerche scientifiche, il prione ad un certo punto
"impazzisce" spontaneamente, cioè si altera e diventa una proteina
"cattiva", che provoca dei danni irreversibili al cervello. Una
volta mutata, la proteina diventa molto "convincente", nel senso
che riesce a trasformare le proteine normali, che lo seguono e
diventano come lui. Sappiamo che ogni proteina è formata da catene
di amminoacidi sistemate secondo due strutture diverse. Il prione
infetto interviene proprio su questa struttura, cambiandola, determinando
quindi un riassemblaggio della catena degli amminoacidi. Il fenomeno
si ripete come una reazione a catena, e quindi piano piano si
vanno a configurare una serie di proteine "impazzite". Succede
un po' come nel gioco delle costruzioni del lego, dove gli stessi
elementi possono essere assemblati in modi diversi per dare forma
a tanti modelli; così anche le catene di amminoacidi assumono
forme diverse l'una dall'altra.
Oltre ad essere molto convincenti i prioni sono anche molto resistenti;
infatti sono in grado di resistere al calore - diversamente dalle
proteine comuni - ai disinfettanti e anche ad un enzima, detto
proteasi, il cui compito è proprio quello di distruggere quelle
proteine anomale che possono comparire per un errore di "costruzione".
Così la cellula colma di prioni cattivi riduce le sue capacità
annullando le sue funzioni e provocando dei danni irreversibili
al cervello, che assume un aspetto spugnoso, da qui il termine
"encefalopatia spongiforme bovina", ossia Bse.
Il grado di infettività del prione varia a seconda degli organi
e dei tessuti con cui entra in contatto. La sua azione causa dei
danni al cervello, al midollo spinale (da non confondere con quello
osseo) alla milza, ad alcune parti dell'intestino ed al timo.
Non sono state riscontrate azioni patogene sul tessuto muscolare.
Marianna Balfour/Grandinotizie.it/ 26 gennaio
2001 ore 19.30
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