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Il morbo della
mucca pazza e la paura che ne consegue si possono raccontare in
una serie di cifre, tranquillizzanti o meno, ma tutte interessanti.
Si può leggere in chiave positiva, ad esempio, il dato raccolto
da Peter Marsh, dottore del Social Issue Research Center di Oxford,
secondo il quale le probabilità di ammalarsi di encefalopatia
spongiforme bovina sono una su 4.402.985. Una cifra, a pensarci
bene, piuttosto esigua, soprattutto se si pensa che - sempre stando
alla ricerca del dottore inglese - una persona su quattro può
morire o di infarto o di cancro.
Altre cause dei decessi possono essere la vecchiaia (un caso su
97), o l'incidente generico (uno su 15.860), dato diverso da quello
degli incidenti aerei (uno su 20mila). Una morte su 3.060 è imputabile
all'avvelenamento e una su 23.600 all'Aids. Ma la casistica del
morbo di Jacob è più bassa anche di quelle rilevate per quei tipi
di decesso che, nel pensare comune, vengono definiti "casi rari",
come le morti per impatto con un meteorite (una su 25mila), o
facendo canoa tra le rapide (uno su 2milioni) o, ancora, arrampicandosi
in montagna (uno su 250mila). Essere colpiti da un fulmine, invece,
è più difficile che essere infettati dal morbo della mucca pazza:
una probabilità su 15milioni.
Ma, parlando di cifre, è importante sapere che gli animali incriminati,
le mucche, fruttano un vero capitale ai loro allevatori. Un bovino
da latte vale dai 3 ai 4,5 milioni - a seconda dell'età e dei
parti che ha avuto - e produce, durante il corso della vita, latte
per 30 milioni. Prima dell'esplosione del caso mucca pazza, un
bovino a fine carriera valeva circa 1milione, oggi solamente 200mila
lire.
La Comunità europea ha previsto un rimborso per l'abbattimento
dei capi che va da un minimo di 560mila lire ad un massimo di
1milione e 100mila lire (70 per cento a carico dell'Ue ed il resto
dello Stato).
Sono circa 144 i miliardi necessari per abbattere 100mila capi
e nei 227mila allevamenti italiani vivono 7milioni e 300mila bovini
(di cui 1.963.870 solo in Lombardia), ma solamente 800mila devono
essere sottoposti al test anti Bse.
Il test usato in Italia è quello svizzero (Prionics) e costa 120mila
lire, interamente a carico dello Stato.
Le mucche da latte sono le più esposte al rischio di contagio,
sia perché vivono più a lungo di quelle da carne, sia perché la
grande produzione di latte (circa 40 litri al giorno) comporta
un maggiore bisogno di mangimi altamente nutrienti, come quelli
a base di farine animali.
Grandinotizie.it/ 24 gennaio 2001
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