|
Alla fine anche
i romani, i pił duri a desistere, si sono arresi. Sulla tavola
imbandita per il pranzo domenicale scompaiono le tradizionali
portate di ragł, animelle, cervello fritto, pajata, coratella
e coda alla vaccinara, per lasciare il posto al maiale, al cinghiale,
al coniglio, al pollo ed al pesce (i dietologi e nutrizionisti
tirano un sospiro di sollievo).
In realtą per gli abitanti della capitale lo shock dovuto all'abbandono
di importanti abitudini alimentari non dovrebbe essere troppo
traumatico: carbonara, amatriciana, carciofi, broccoli, cicoria
ripassata e patate arrosto continueranno ad accompagnare abbacchi,
polli e fritti vegetariani. Filetti e straccetti alla rughetta
rimarranno tra i piatti pił amati e richiesti.
Tra le new entry della stagione: la carne di cavallo, nutriente
e poco pił costosa del manzo e la carne di struzzo e di canguro,
quest'ultimo da cucinare con cipolle, parola di chef.
Ad ogni modo la fantasia dei romani in cucina non delude mai e
al posto della pajata di vitello per i rigatoni, arriva quella
di abbacchio; il ragł di manzo o vitello lascia il posto a quello
di cinghiale.
Per gli aficionados della spessa e succulenta "fiorentina"
niente da fare: la Commissione Ue boccia la bistecca con l'osso
e in Toscana e Umbria abbondano i consumi di ribollita,
zuppe di fagioli, di farro e di cerali vari e quelli di carni
selvatiche. In Emilia - patria del ragł - si salutano a
malincuore i tortellini ripieni, gli agnolotti e i carrelli dei
bolliti.
Salvi dalla Mucca pazza alcuni piatti forti della Lombardia, regione
principe dell'allevamento d'oca, animale che non viene sottoposto
ad allevamenti intensivi, assicura il gastronomo Gioacchino
Palestro, titolare di un laboratorio a Mortara, capitale d'eccellenza
del salame e delle salsicce d'oca. Infatti a differenza del "foie
gras" francese, le oche lombarde vengono nutrite con fichi ed
altri prodotti tutti rigorosamente genuini. Banditi invece i famosi
stracotti fatta eccezione della "Cassöla", cucinata con verze
e parti non nobili del maiale. Addio anche al bollito di manzo
e al risotto alla milanese, cucinato con il midollo. Ancora mistero
sulla sorte dell'ossobuco, i pareri sono divisi tra chi lo consiglia
e chi lo sconsiglia.
Forse non tutti sanno che la Lombardia č il terzo produttore
in Italia, dopo la Campania e il Lazio, di latte
di bufala. Quindi anche qui grande consumo di mozzarelle, burrate
e altri formaggi tipicamente nordici, come il taleggio e la fontina
del Trentino, ma anche scamorze e ricotte.
Esce dalla top five dei piatti forti veneti la "Peverada"
cucinata con le parti meno nobili di pollame e manzo.
Con il cambiare di tradizioni culinarie, cambiano anche tradizioni
popolari. In Sicilia il tipico "pane ca meusa" (pane con
la milza) solitamente gustato a passeggio lungo i vicoli e i viottoli
di Palermo esce di scena, ed uno dei locali pił caratteristici
siciliani, l'Antica focacceria di San Francesco, rischia di chiudere
i battenti.
Destino segnato anche per gli "stigghiola" succulenti spiedini
(sempre siciliani) cotti su graticoli, fatti di interiora di agnello
e vitello.
Marianna Balfour/Grandinotizie.it/ 30 gennaio
2001 ore 13:15
|