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Rassegna stampa dal 18 al 24 febbraio
Arafat e Sharon
Omicidio Zeevi: tre arresti. Ma Israele nicchia

In questa settimana si acuisce la violenza e si intensificano gli attentati in Medio Oriente. Rappresaglie israeliane, dopo gli attacchi suicidi palestinesi, provocano decine di vittime. Intanto, i tre palestinesi ricercati per l'uccisione del ministro Rehavam Zeevi, avvenuta lo scorso 17 ottobre, sono stati catturati dai servizi segreti palestinesi. Il ministro della Difesa Benyamin Ben Eliezer ordina la scarcerazione di detenuti palestinesi e chiede ad Ariel Sharon di pensare alla revoca del confino a Ramallah, imposto al presidente palestinese Yasser Arafat. Intanto Sharon in un discorso alla Nazione, propone per la risoluzione del conflitto, la costruzione di una zona cuscinetto nei territori.

Su Avvenire del 20, ancora strage in Medioriente. "Aerei F16 hanno poi distrutto il comando di polizia palestinese a al-Tira, e la sede del servizio informazioni di Forza 17, la guardia presidenziale di Yasser Arafat, a Rafah. A Gaza l'esercito aveva cominciato a demolire 20 case palestinesi, ma è stato fermato - dopo averne già distrutte tre - da un ordine temporaneo dell'Alta Corte di Giustizia di Israele alla quale si era appellato un gruppo di palestinesi". Sul Manifesto del 22, anticipando il discorso alla Nazione di Ariel Sharon, Yasser Arafat ha lanciato un nuovo appello al cessate il fuoco unilaterale e non ha esitato a far arrestare i tre ricercati del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) accusati di aver ucciso il ministro israeliano Rehavam Zeevi. Tutto ciò, però, "non è servito a nulla. Sharon non si è smentito. Nel tanto atteso discorso trasmesso in diretta dai principali network televisivi mondiali, ha di nuovo escluso qualsiasi ripresa del negoziato sino a quando non ritornerà la calma sul terreno, ossia finirà la rivolta palestinese contro l'occupazione e non ci sarà un disarmo completo dei palestinesi. Ha detto di volere la pace e di essere pronto a fare dolorose concessioni, ma non ha precisato quali. La risposta che ha dato alla disponibilità di Arafat è stata l'annuncio della creazione di zone cuscinetto, peraltro già in fase di realizzazione, all'interno dei Territori Occupati. Ed è stato addirittura brutale con chi, in Israele, manifesta dissenso verso la politica dell'occupazione: ha di fatto accusato i riservisti dell'esercito che di recente si sono dichiarati obiettori di coscienza di aver favorito, con la loro iniziativa, l'aumento degli atti di terrorismo da parte palestinese. A tutti gli israeliani ha perciò chiesto di fare fronte unito. Dopo questo discorso è evidente che sul terreno non cambierà nulla: l'offensiva militare israeliana continuerà, senza soste".

Sulla Stampa del 22 si legge "Sottoposti da 18 mesi a una crudele offensiva terroristica da parte dei palestinesi, gli israeliani devono adesso realisticamente rendersi conto che non ci sono scorciatoie per la pace e che la vittoria dipende dalla loro capacità di mantenere la solidarietà nazionale, dimostrata in passato in circostanze drammatiche come la Guerra dei Sei Giorni (1967) e quella del Kippur (1973): questo il messaggio letto alla Nazione dal premier Ariel Sharon, che sul piano delle misure concrete ha chiesto il disarmo totale delle forze palestinesi e ha annunciato la creazione di zone cuscinetto fra Israele e la Cisgiordania".
Sulla cattura di tre membri del Fronte popolare sospettati di aver partecipato all'uccisione del ministro Rehavam Zeevi, Benaymin Ben Eliezer dice che tale risultato potrebbe indurre Israele a restituire ad Arafat la libertà di circolazione, consentendogli anche di partecipare al prossimo vertice arabo di Beirut. Tuttavia, "sull'argomento ieri Sharon è apparso molto più cauto di Ben Eliezer e non ha voluto assumere impegni concreti". E, oltre, Sharon parlando ai palestinesi "ha detto di comprendere le loro sofferenze e ha consigliato loro di scegliere la via del progresso piuttosto che quella dell'insegnamento dell'odio, della disperazione e del suicidio. Ma, per quanto lo riguarda, la loro aspirazione a uno stato indipendente resterà a lungo disattesa. Prima dobbiamo concludere un armistizio, con la totale smilitarizzazione delle zone palestinesi. Poi si potrà avanzare, mediante accordi di transizione, verso un accordo definitivo nel contesto del quale saremo pronti a fare concessioni dolorose".

Sul Corriere della sera del 23 "Da quando Sharon è stato eletto, nel marzo 2001, Israele ha avuto 206 vittime per mano palestinese. Sotto la gestione Barak i morti erano stati 69. E, alla disperata ricerca di rimedi, il premier ha rispolverato il piano per una zona cuscinetto. Scegliendo bene le parole, ha parlato di separazione di sicurezza per evitare che la linea sia considerata come un nuovo confine. Motivo: se si trattasse di una frontiera, Israele potrebbe essere costretto a rinunciare alle colonie più lontane. E non è un caso che i rappresentanti degli insediamenti ebraici in terra palestinese abbiano contestato il progetto. Per loro, come per buona parte della destra, l'unica soluzione è smantellare l'Autorità palestinese. Secondo un sondaggio, il 42‰ ritiene che la misura più efficace sia l'espulsione di Arafat dai Territori. Ma Sharon ha promesso agli americani di non toccare il raís e dunque deve inventarsi altre soluzioni".

Sulla Stampa di sabato, Ariel sharon è down! A rivelarlo è un sondaggio che evidenzia un calo di popolarità del presidente israeliano "A luglio il 77% degli israeliani lo ritenevano un leader credibile, adesso (secondo un sondaggio di Yediot Ahronot) solo il 54% si identificano in quella posizione. Proprio per invertire questa tendenza il primo ministro ha pronunciato giovedì un discorso alla nazione il cui effetto, almeno a giudicare dagli editoriali apparsi ieri sui quotidiani, non è stato incoraggiante. Basandosi su un gioco di parole con il suo nome (Ariel, Leone di Dio) Haaretz ha scritto che nel discorso Il Leone ha fatto miao. Finalmente si è capito, secondo il commentatore Yoel Marcus, per quale ragione il premier ha taciuto così a lungo: Semplicemente, non aveva niente da dire. Ha promesso agli israeliani: Vinceremo. Ma - secondo Marcus - ha omesso di precisare cosa sarebbe per lui una vittoria e come potrebbe essere raggiunta. A Hassan el-Khashef, opinionista del quotidiano palestinese al Hayat al-Jadida, Sharon ha ricordato piuttosto un dinosauro, perché sembra provenire da un'epoca storica che non esiste più. Nella sua proposta di costituire zone cuscinetto fra la Cisgiordania e il territorio israeliano per impedire infiltrazioni di terroristi, i palestinesi hanno visto un nuovo espediente per privarli di un'ulteriore fetta di terreno. Scetticismo anche in Israele, dove ieri molti si sono chiesti da dove potrebbero venire i finanziamenti per 200 chilometri di reticolati, muri e fossati, e come verrebbe garantita la protezione di 140 colonie sparpagliate in Cisgiordania".

Sulla Stampa di domenica il leader palestinese si esprime così sulle zone cuscinette: "Le zone cuscinetto rappresentano qualcosa di pericoloso, in contraddizione con tutti gli accordi già conclusi e con tutte le convenzioni internazionali. Come potrebbero accettarle gli Stati Uniti, l´Europa e le Nazioni Unite? Anche quella di una separazione unilaterale è un'idea pericolosa, che potrebbe creare squilibrio in tutta la regione".

Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it/24 febbraio 2002


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