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Il presidente palestinese Yasser
Arafat cerca di stemperare la situazione di tensione con gli Usa,
dando il via ad alcune azioni: rimuove dall'incarico e fa arrestare il generale
Fuad Shubaki, accusato di aver tentato di far entrare nei Territori le
50 tonnellate di armi scoperte a bordo della Karine A, la nave intercettata
nel Mar Rosso da un commando israeliano e ordina anche l'arresto di altri due
ufficiali apparentemente coinvolti nella vicenda: il vice comandante della polizia
marittima palestinese Adel Mugrabi e il dirigente dei servizi di sicurezza
Fathi Al-Naser. Tuttavia, la situazione, per lui, non migliora molto. Intanto,
in questa settimana continuano le violenze e i martiri-attentati. Questa volta
ad "immolarsi" è una donna, la prima donna kamikaze. Il bilancio è di un morto
e centocinquanta tra feriti e contusi. L'intifada diventa sempre più cruenta.
L'Italia con il premier Silvio
Berlusconi propone una conferenza sul Medioriente, un vertice tra
vari Paesi, tra cui gli Usa, per portare la pace nei Territori.
Sul Messaggero di lunedì, la prima donna kamikaze. "Gli israeliani, specialmente
quelli di Gerusalemme, di Hadera, di Afula e Haifa, dei centri insomma più colpiti
dal terrorismo avevano imparato a guardare con sospetto ragazzi e uomini arabi
o dal look arabo che incrociavano per strada. Da ieri l'incubo è diventato più
complesso. Una donna, che secondo alcune fonti avrebbe studiato all'università
Al-Najar di Nablus considerata un covo di Hamas, si è fatta saltare in aria nel
cuore di Gerusalemme". Tra dolore, morte e una violenza sempre più folle partono
le accuse e le contraccuse. "Sharon ha immediatamente chiamato in causa Arafat.
E' lui il responsabile, ha fatto dire il premier e i suoi collaboratori hanno
citato a presunta prova un discorso pronunciato sabato dal leader palestinese
in cui grida per tre volte jihad, parola araba che può essere tradotta
guerra santa, resistenza o lotta, e parlava di martirio. sciocchezze,
risponde Marwan Kanafani, portavoce di Arafat nel respingere le accuse,
condannare l'attentato e chiedere il ritorno al negoziato. L'attentato non è stato
rivendicato ma il fatto che la donna a quanto sembra provenisse dall'università
di Nablus nota per essere una roccaforte di Hamas sembra puntare il dito contro
l'organizzazione islamica".
Sul Mattino del 29 si legge "Tutti i passi intrapresi negli ultimi giorni
da Arafat per allentare la tensione con Washington sono tuttavia falliti e il
presidente George
W. Bush si appresta a ricevere il 7 febbraio alla Casa Bianca
il premier israeliano Ariel
Sharon, con il quale - secondo indiscrezioni giornalistiche - coordinerà
azioni congiunte contro l'Autorità nazionale palestinese (Anp) e il suo
presidente. Dal canto loro, i dirigenti palestinesi si dichiarano invece oltraggiati
dalla posizione Usa nei confronti di Arafat e accusano Washington di aver sposato
la tesi israeliana del pieno coinvolgimento dei vertici dell'Anp nella vicenda
della nave. Respingiamo totalmente quest'ultima posizione degli Stati Uniti,
è inaccettabile, ha protestato ieri il negoziatore capo dell'Anp Saeb Erikat".
Sul Corriere del 30 Silvio Berlusconi, in visita alla moschea romana,
rinnova l'impegno italiano nei confronti della crisi mediorientale: "Una volta
che una tregua duratura sarà raggiunta, noi siamo pronti a impegnarci in un'opera
di ricostruzione che possa alleviare le sofferenze di quel popolo, dice riferendosi
al suo piano Marshall per la Palestina".
L'Italia e la crisi nei Territori. Silvio Berlusconi propone una conferenza
internazionale sul Medio Oriente. Sul Messaggero del 31 si legge "E così
l'ipotesi è stata discussa a Bruxelles dai ministri degli Esteri dell'Unione europea
e sarà al centro in questi giorni di contatti diplomatici fra rappresentanti dell'Ue
e le parti interessate. L'idea è di raggruppare attorno allo stesso tavolo palestinesi,
israeliani, Onu, Europa, Usa, Russia e paesi arabi. E' una strada che già altre
volte si è tentato di percorrere, con risultati solitamente più che deludenti.
In ogni caso, le cronache che giungono dal Medio Oriente mostrano come la situazione
si aggravi di giorno in giorno e come sia è importante fare qualcosa subito, arrivando
perlomeno a convocare la conferenza in tempi brevissimi, presumibilmente fra quindici-venti
giorni. anche auspicabile che Javier
Solana, rappresentante per la politica estera e la sicurezza Ue,
che in questi giorni si trova a New York e Washington per una serie di incontri
all'Onu e con esponenti dell'Amministrazione Usa (fra i quali il vicepresidente
Dick Cheney
ed il Consigliere per la sicurezza Nazionale Condoleeza
Rice), cerchi di guadagnare il favore degli americani sull'iniziativa
europea. Questo perché la presenza americana in una conferenza del genere è fondamentale,
mentre Bush, anche dopo le recenti dichiarazioni anti Arafat, ha dimostrato di
non caldeggiare più di tanto un coinvolgimento internazionale. Basti pensare alla
questione degli osservatori internazionali nei Territori richiesti da Arafat su
cui l'Europa, con il presidente italiano Carlo
Azeglio Ciampi in prima linea, è decisamente d'accordo e contro
cui ci sono invece i veti di Usa e Israele".
Sul Corriere della Sera del 2 si legge "Il primo ministro israeliano Ariel
Sharon si sarebbe segretamente incontrato, pochi giorni fa, con tre alti dirigenti
palestinesi: il presidente del Parlamento Abu Ala, il negoziatore Abu
Mazen e il cassiere di Arafat, Mohammed Rashid. Lo ha riferito la radio
israeliana citando fonti palestinesi. Se confermato, l'incontro rappresenta una
novità: il primo ministro ha infatti finora sempre demandato i contatti con i
palestinesi al figlio Omri e a Shimon
Peres".
Sul Foglio del 2 si legge le affermazioni di Arafat sul suo rapporto con
gli Usa "Secondo il leader palestinese, non è vero che gli Stati Uniti hanno scaricato
l'Anp: Abbiamo contatti continui con Washington".
Sul Nuovo del 2, le condizioni di salute del presidente palestinese. "L'isolamento
fa male a Yasser Arafat. Ad aggiornare sulle condizioni di salute del presidente
palestinese, che si è detto pronto a negoziare con Ariel Sharon, è il suo medico
personale, Ashraf al-Kurd, che giudica dannoso il protrarsi dell'assedio
israeliano a Ramallah. Citato dal quotidiano internazionale arabo Asharq al-Awsat,
al-Kurd ha affermato che Arafat si sottopone a un checkup medico ogni
tre mesi e ora siamo già in ritardo di due settimane. Il medico, ex ministro
della sanità giordano, ha sottolineato che il presidente Arafat, che ha 73 anni,
gode di buona salute, ma, ha aggiunto, impedirgli di viaggiare almeno
fino ad Amman per controlli medici potrebbe mettere a rischio la sua salute".
Sulla Stampa del 3 "Dopo settimane di violenze, israeliani e palestinesi
cominciano a intravedere la possibilità di un cessate-il-fuoco nei Territori.
Ne hanno parlato mercoledì a Gerusalemme il premier Sharon e alcuni dirigenti
dell'Anp in un incontro talmente segreto che anche Peres (Esteri) e Ben Eliezer
(Difesa) ne sono stati informati a posteriori. E ne hanno parlato a New York -
compiendo sensibili progressi - lo stesso Peres con il Segretario di Stato Colin
Powell e con il presidente del Consiglio legislativo palestinese Abu Ala.
Da Ramallah - dove è confinato da due mesi per volere di Sharon - il presidente
Arafat ha fatto sapere di aver autorizzato preventivamente gli incontri. Ma in
questi giorni da Washington spirano venti freddi nei confronti del leader palestinese
che - secondo Paul Wolfowitz, il vicesegretario alla Difesa Usa - resta
coinvolto nel terrorismo e deve ancora prodigarsi per convincere gli Stati
Uniti di volerlo effettivamente sradicare. Arafat sembra non aver capito che
il mondo è cambiato dopo l'11 settembre, ha detto una fonte governativa al
Washington Post. A re Abdallah di Giordania, in visita negli Usa,
il presidente Bush ha promesso che per ora non interromperà le relazioni con Arafat".
Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it 3 febbraio 2002
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