Dossier Palestina
Il punto
News
Scenario
I fatti, i perché
Protagonisti dossier
Hanno detto
Dall'A alla Z
Curiosità e numeri
Libri e film
Glossario dossier
Rassegna stampa
Link
 
 
Home
  Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back
 
   
 
 Indice dossier
 Tutti gli articoli
 Acqua Santa
 Le risorse idriche
 Scenario
 Pace impossibile
 Intervista
 Silvestri: la forza di David
 La storia
 Un conflitto infinito
 I trattati
 I tentativi di un accordo
 War games
 Le guerre dal '48
Territori
Gerusalemme
Rassegna stampa dal 28 gennaio al 3 febbraio
Donna kamikaze
Il primo martirio femminile dissemina morte e violenza a Gerusalemme

Il presidente palestinese Yasser Arafat cerca di stemperare la situazione di tensione con gli Usa, dando il via ad alcune azioni: rimuove dall'incarico e fa arrestare il generale Fuad Shubaki, accusato di aver tentato di far entrare nei Territori le 50 tonnellate di armi scoperte a bordo della Karine A, la nave intercettata nel Mar Rosso da un commando israeliano e ordina anche l'arresto di altri due ufficiali apparentemente coinvolti nella vicenda: il vice comandante della polizia marittima palestinese Adel Mugrabi e il dirigente dei servizi di sicurezza Fathi Al-Naser. Tuttavia, la situazione, per lui, non migliora molto. Intanto, in questa settimana continuano le violenze e i martiri-attentati. Questa volta ad "immolarsi" è una donna, la prima donna kamikaze. Il bilancio è di un morto e centocinquanta tra feriti e contusi. L'intifada diventa sempre più cruenta. L'Italia con il premier Silvio Berlusconi propone una conferenza sul Medioriente, un vertice tra vari Paesi, tra cui gli Usa, per portare la pace nei Territori.

Sul Messaggero di lunedì, la prima donna kamikaze. "Gli israeliani, specialmente quelli di Gerusalemme, di Hadera, di Afula e Haifa, dei centri insomma più colpiti dal terrorismo avevano imparato a guardare con sospetto ragazzi e uomini arabi o dal look arabo che incrociavano per strada. Da ieri l'incubo è diventato più complesso. Una donna, che secondo alcune fonti avrebbe studiato all'università Al-Najar di Nablus considerata un covo di Hamas, si è fatta saltare in aria nel cuore di Gerusalemme". Tra dolore, morte e una violenza sempre più folle partono le accuse e le contraccuse. "Sharon ha immediatamente chiamato in causa Arafat. E' lui il responsabile, ha fatto dire il premier e i suoi collaboratori hanno citato a presunta prova un discorso pronunciato sabato dal leader palestinese in cui grida per tre volte jihad, parola araba che può essere tradotta guerra santa, resistenza o lotta, e parlava di martirio. sciocchezze, risponde Marwan Kanafani, portavoce di Arafat nel respingere le accuse, condannare l'attentato e chiedere il ritorno al negoziato. L'attentato non è stato rivendicato ma il fatto che la donna a quanto sembra provenisse dall'università di Nablus nota per essere una roccaforte di Hamas sembra puntare il dito contro l'organizzazione islamica".

Sul Mattino del 29 si legge "Tutti i passi intrapresi negli ultimi giorni da Arafat per allentare la tensione con Washington sono tuttavia falliti e il presidente George W. Bush si appresta a ricevere il 7 febbraio alla Casa Bianca il premier israeliano Ariel Sharon, con il quale - secondo indiscrezioni giornalistiche - coordinerà azioni congiunte contro l'Autorità nazionale palestinese (Anp) e il suo presidente. Dal canto loro, i dirigenti palestinesi si dichiarano invece oltraggiati dalla posizione Usa nei confronti di Arafat e accusano Washington di aver sposato la tesi israeliana del pieno coinvolgimento dei vertici dell'Anp nella vicenda della nave. Respingiamo totalmente quest'ultima posizione degli Stati Uniti, è inaccettabile, ha protestato ieri il negoziatore capo dell'Anp Saeb Erikat".

Sul Corriere del 30 Silvio Berlusconi, in visita alla moschea romana, rinnova l'impegno italiano nei confronti della crisi mediorientale: "Una volta che una tregua duratura sarà raggiunta, noi siamo pronti a impegnarci in un'opera di ricostruzione che possa alleviare le sofferenze di quel popolo, dice riferendosi al suo piano Marshall per la Palestina".

L'Italia e la crisi nei Territori. Silvio Berlusconi propone una conferenza internazionale sul Medio Oriente. Sul Messaggero del 31 si legge "E così l'ipotesi è stata discussa a Bruxelles dai ministri degli Esteri dell'Unione europea e sarà al centro in questi giorni di contatti diplomatici fra rappresentanti dell'Ue e le parti interessate. L'idea è di raggruppare attorno allo stesso tavolo palestinesi, israeliani, Onu, Europa, Usa, Russia e paesi arabi. E' una strada che già altre volte si è tentato di percorrere, con risultati solitamente più che deludenti. In ogni caso, le cronache che giungono dal Medio Oriente mostrano come la situazione si aggravi di giorno in giorno e come sia è importante fare qualcosa subito, arrivando perlomeno a convocare la conferenza in tempi brevissimi, presumibilmente fra quindici-venti giorni. anche auspicabile che Javier Solana, rappresentante per la politica estera e la sicurezza Ue, che in questi giorni si trova a New York e Washington per una serie di incontri all'Onu e con esponenti dell'Amministrazione Usa (fra i quali il vicepresidente Dick Cheney ed il Consigliere per la sicurezza Nazionale Condoleeza Rice), cerchi di guadagnare il favore degli americani sull'iniziativa europea. Questo perché la presenza americana in una conferenza del genere è fondamentale, mentre Bush, anche dopo le recenti dichiarazioni anti Arafat, ha dimostrato di non caldeggiare più di tanto un coinvolgimento internazionale. Basti pensare alla questione degli osservatori internazionali nei Territori richiesti da Arafat su cui l'Europa, con il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi in prima linea, è decisamente d'accordo e contro cui ci sono invece i veti di Usa e Israele".

Sul Corriere della Sera del 2 si legge "Il primo ministro israeliano Ariel Sharon si sarebbe segretamente incontrato, pochi giorni fa, con tre alti dirigenti palestinesi: il presidente del Parlamento Abu Ala, il negoziatore Abu Mazen e il cassiere di Arafat, Mohammed Rashid. Lo ha riferito la radio israeliana citando fonti palestinesi. Se confermato, l'incontro rappresenta una novità: il primo ministro ha infatti finora sempre demandato i contatti con i palestinesi al figlio Omri e a Shimon Peres".

Sul Foglio del 2 si legge le affermazioni di Arafat sul suo rapporto con gli Usa "Secondo il leader palestinese, non è vero che gli Stati Uniti hanno scaricato l'Anp: Abbiamo contatti continui con Washington".

Sul Nuovo del 2, le condizioni di salute del presidente palestinese. "L'isolamento fa male a Yasser Arafat. Ad aggiornare sulle condizioni di salute del presidente palestinese, che si è detto pronto a negoziare con Ariel Sharon, è il suo medico personale, Ashraf al-Kurd, che giudica dannoso il protrarsi dell'assedio israeliano a Ramallah. Citato dal quotidiano internazionale arabo Asharq al-Awsat, al-Kurd ha affermato che Arafat si sottopone a un checkup medico ogni tre mesi e ora siamo già in ritardo di due settimane. Il medico, ex ministro della sanità giordano, ha sottolineato che il presidente Arafat, che ha 73 anni, gode di buona salute, ma, ha aggiunto, impedirgli di viaggiare almeno fino ad Amman per controlli medici potrebbe mettere a rischio la sua salute".

Sulla Stampa del 3 "Dopo settimane di violenze, israeliani e palestinesi cominciano a intravedere la possibilità di un cessate-il-fuoco nei Territori. Ne hanno parlato mercoledì a Gerusalemme il premier Sharon e alcuni dirigenti dell'Anp in un incontro talmente segreto che anche Peres (Esteri) e Ben Eliezer (Difesa) ne sono stati informati a posteriori. E ne hanno parlato a New York - compiendo sensibili progressi - lo stesso Peres con il Segretario di Stato Colin Powell e con il presidente del Consiglio legislativo palestinese Abu Ala. Da Ramallah - dove è confinato da due mesi per volere di Sharon - il presidente Arafat ha fatto sapere di aver autorizzato preventivamente gli incontri. Ma in questi giorni da Washington spirano venti freddi nei confronti del leader palestinese che - secondo Paul Wolfowitz, il vicesegretario alla Difesa Usa - resta coinvolto nel terrorismo e deve ancora prodigarsi per convincere gli Stati Uniti di volerlo effettivamente sradicare. Arafat sembra non aver capito che il mondo è cambiato dopo l'11 settembre, ha detto una fonte governativa al Washington Post. A re Abdallah di Giordania, in visita negli Usa, il presidente Bush ha promesso che per ora non interromperà le relazioni con Arafat".

Cinzia Bianchino/Grandinotizie.it 3 febbraio 2002


  Indice "Rassegna stampa"
inizio pagina
Ultim'ora - Dossier - Dall'A alla Z - Protagonisti - Hanno detto - Sondaggi   <<back