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Nei Territori continuano
gli attentati e aumentano le vittime. Un lancio dell'Ansa del
23 luglio così informa "Due palestinesi, un ragazzo di 15 anni
Rafat Al-Namla e un militante della Jihad Islamica, sono
stati uccisi oggi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, mentre
due tentativi di esecuzioni mirate di attivisti integralisti sono
falliti e a Gerusalemme e nel nord d'Israele è scattato lo stato
di massima allerta nel timore di attentati alla chiusura delle
Maccabiadi, le Olimpiadi ebraiche".
Il 25 luglio l'Ansa riferisce che "Paesi arabi e asiatici si sono
coalizzati all'Onu per ottenere la condanna del sionismo come
crimine contro l'umanità e l'iniziativa potrebbe, secondo fonti
diplomatiche americane, far deragliare il mese prossimo la conferenza
mondiale sul razzismo prevista in Sudafrica".
Su il Corriere della Sera del 27 luglio Lorenzo Cremonesi
riporta le dichiarazioni di Shimon Peres, ministro degli
Esteri israeliano, rilasciate durante un'intervista "Gli osservatori
in Medio Oriente? Vengano pure, ma non accetteremo l'internazionalizzazione
del conflitto. L'Europa non capisce proprio la nostra agonia.
Occorre che gli europei si mettano nei nostri panni, cerchino
di comprendere la necessità di porre fine al terrorismo palestinese,
perché solo in un clima di fiducia reciproca diretta tra noi israeliani
e il regime di Yasser Arafat sarà possibile riprendere
i negoziati".
"Il ministro degli Esteri - si legge successivamente - che per
tradizione e cultura più di ogni altro politico israeliano tratta
con maggior riguardo Parigi e Bruxelles piuttosto che Washington,
lascia capire di sentirsi deluso, tradito dagli amici europei.
I motivi? Stanno crescendo nelle ultime settimane, sino a creare
uno stato di crisi tra Gerusalemme e la sponda opposta del Mediterraneo.
Per esempio, la decisione del governo danese di non ricevere il
nuovo ambasciatore israeliano, l'ex capo dei servizi di sicurezza
interni (Shin Bet) Carmi Ghilon, poiché in un'intervista
a un giornale di Copenaghen di recente ha giustificato l'uso moderato
della tortura per fermare il terrorismo. I giornali israeliani
scrivevano ieri del pericolo che ormai ogni ufficiale corre visitando
l'Europa".
Su La Stampa di venerdì 27 Luglio 2001, viene riportato
il commento di Ahmed Maher, ministro degli esteri egiziano
durante il colloquio svoltosi a Roma con Renato Ruggiero,
collega italiano "La politica di Sharon non consente di
sperare in un accordo. Il premier israeliano sta realizzando una
politica di violenza contro il popolo palestinese attraverso la
distruzione di case, l'assassinio, il blocco delle città palestinesi.
Fino a quando questa politica continuerà e la comunità internazionale
non interverrà per fermarla, saremo in un caos che mette a repentaglio
gli interessi dei palestinesi, degli israeliani e dell'intera
regione". Poi continua riferendosi alla nostra nazione. "L'Italia
è sempre stata molto vicina al Medio Oriente, come Paese e come
membro dell'Unione europea. Credo che entrambe, Italia e Ue, abbiamo
un ruolo importante: consigliare il governo israeliano a mettere
fine alla politica di aggressione contro i palestinesi per consentire
di attuare le raccomandazioni del rapporto Mitchell e riaprire,
quindi, il negoziato sulla base delle risoluzioni dell'Onu. La
recentissima visita a Roma del presidente Mubarak è una
chiara indicazione di quanto consideriamo l'Italia".
Il 29 luglio sull'Ansa si legge "Gli scontri tra dimostranti palestinesi
e poliziotti israeliani sulla spianata delle moschee a Gerusalemme
est sono ripresi questo pomeriggio. Lo hanno riferito fonti palestinesi
sul posto. Per disperdere i dimostranti, con i quali si erano
già scontrati in mattinata, i poliziotti hanno sparato candelotti
lacrimogeni e proiettili rivestiti di gomma. Un ultimo bilancio
di fonte palestinese riferisce di almeno 47 feriti (32 dimostranti
e 15 poliziotti). Gruppi di ebrei ultraortodossi hanno intanto
preannunciato per questo pomeriggio una dimostrazione all'interno
della Città Vecchia di Gerusalemme che avrà inizio alla Porta
di Sion".
"Un disastro dalle grandi proporzioni è stato sfiorato ieri -
come si legge su La Stampa del 30 luglio - quando un'autobomba
palestinese è esplosa nel parcheggio sotterraneo di un condominio
ebraico di cinque piani nella periferia settentrionale di Gerusalemme.
L'attentato - fallito per un guasto al meccanismo di detonazione
- è avvenuto dopo una giornata di duri scontri nella Spianata
delle Moschee di Gerusalemme fra reparti della polizia israeliana
e migliaia di attivisti islamici. La scintilla che ha innescato
gli incidenti è stata la simbolica deposizione, da parte di un
gruppo nazionalista ebraico, della "prima pietra del Tempio di
Gerusalemme", in prossimità della Spianata delle Moschee, terzo
luogo sacro per l'Islam. Ieri, secondo il calendario ebraico,
ricorreva l'anniversario della distruzione del Tempio ad opera
dell'imperatore romano Tito nel 70 d.C. Per gli ebrei religiosi
è un giorno di lutto e di preghiera davanti al Muro del Pianto,
con un rituale per ricordare il sogno mai abbandonato della ricostruzione
del Tempio di Salomone".
Grandinotizie.it/ 29 luglio 2001
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