|
Mentre Giovanni
Paolo II lasciava la Siria invocando "la pace in Terra Santa
e nel mondo", il numero delle vittime continuava a salire. Lunedì
7 maggio l'Unità pubblicava un'intervista a Haidar Abdel
Shafi, uno dei fondatori dell'Olp, il quale dichiarava: "Il
Papa ha usato il linguaggio della verità per descrivere la sofferenza
imposta al popolo palestinese dall'occupante israeliano. Giovanni
Paolo II invoca una pace vera, fondata sul rispetto del diritto
all'autodeterminazione per il popolo palestinese. Ma la politica
del pugno di ferro adottata dal governo Sharon-Peres, la
confisca delle terre palestinesi per la costruzione di nuovi insediamenti,
tutto questo confligge con una pace vera e rispecchia solo la
volontà sopraffattrice che anima Israele."
Il quotidiano diretto da Furio Colombo presentava anche
un'intervista alla deputata laburista israeliana Yael Dayan
che condannava il discorso di benvenuto al Papa pronunciato dal
presidente siriano Bashar al-Assad. "Non è rispolverando
un becero armamentario antisemita che si favorisce il rilancio
del processo di pace in Medio Oriente", osservava la figlia di
Moshe Dayan, l'eroe della guerra dei Sei giorni. "Come
israeliana mi sento offesa e indignata per il paragone con i nazisti
che Bashar ha ritirato fuori, e come israeliana sostenitrice del
dialogo con i palestinesi mi ribello a questo scempio di verità
perché discorsi come quello pronunciato, in un'occasione così
solenne, dal presidente siriano contribuiscono a creare fratture
insanabili e ad alimentare paura e sospetto verso i vicini Arabi".
Lo stesso giorno la Repubblica dava notizia di un'incursione
israeliana nei Territori sotto il controllo palestinese ("Tank
israeliani a Betlemme", "Violenze nei Territori, Sharon autorizza
nuove incursioni"), mentre il Corriere della Sera pubblicava
un articolo di Guido Olimpo in cui tra l'altro veniva rivelato
che "Sharon vuole fondi per nuovi insediamenti".
Martedì 8 il Corriere della Sera titolava in prima pagina:
"Il Papa dal Golan: pace in Terra Santa", ma dava anche un'altra
notizia: "Una neonata palestinese muore a Gaza sotto le cannonate
israeliane". Il quotidiano di via Solferino pubblicava anche un'intervista
ad Abraham B. Yehoshua dal titolo "Ma gli ebrei hanno diritto
a scuse speciali". Lo scrittore e pacifista israeliano confessa
che "tutte queste richieste di perdono da parte del Papa un poco
mi disturbano. Chiedere perdono a tutti è un po' come chiederlo
a nessuno. Il gesto ripetuto più volte si banalizza, perde la
sua unicità. Eppoi come ebreo vorrei dalla Chiesa di Roma una
richiesta di perdono speciale, diversa da quella ai musulmani
o agli ortodossi". Osservava anche, circa la visita di Giovanni
Paolo II alla città di Quneitra, che "il Pala ha sbagliato a lasciarsi
strumentalizzare dai siriani andando a Quneitra (…) Significa
cadere automaticamente nelle trappole della peggiore propaganda
siriana".
Anche la Repubblica martedì dava ampio risalto alla morte
della neonata palestinese Imam e alla visita del Papa alla città
di Quneitra. Veniva tra l'altro pubblicato un interessante intervento
di Guido Rampoldi intitolato "Se il mondo vede la guerra
dalla parte degli arabi", che così si apre: "Con il viaggio a
Kuneitra Wojtyla è il primo leader occidentale, se si può dir
così, ad affacciarsi sul Golan dalla parte araba. La sua non è
stata la scelta di campo sperata dalle autorità siriane, che lo
incalzavano alla santa alleanza cristiano-mussulmana. Ma è stata
la scelta di una prospettiva nuova, di un modo di leggere il conflitto
mediorientale diverso da quello tradizionale. E questo dovrebbe
suscitare qualche riflessione al di là dei reticolati, in Israele".
Mercoledì 9 il quotidiano di piazza Indipendenza pubblicava un'intervista
al premier israeliano Ariel Sharon che, tra l'altro, dichiarava:
"Non costruiremo nuove colonie. Ma quelle esistenti possono crescere
in base ai bisogni della popolazione" e, circa l'uccisione della
neonata palestinese: "La responsabilità è dei palestinesi, che
ci sparano con i mortai da zone abitate, persino in prossimità
di scuole, poi scompaiono e così facendo attirano la rappresaglia
contro civili innocenti".
Lo stesso giorno il Corriere della Sera riportava la notizia
di un traffico d'armi tra il Libano e i Territori palestinesi.
Pubblicava inoltre una dichiarazione del ministro degli Esteri
italiano Lamberto Dini che, a margine di un incontro con
gli industriali della provincia di Firenze, aveva detto: "Israele
è il partner forte nel conflitto israeliano-palestinese ed è,
quindi, in primo luogo da Israele che deve venire moderazione".
Giovedì 10 è la notizia dell'uccisione a colpi di pietra di due
giovani coloni a trovare spazio sulle prime pagine dei quotidiani
italiani. La Repubblica presenta un articolo di Enrico
Franceschini dal titolo "Massacrati due ragazzi ebrei" e un
intervento di David Grossman che così si apre: "L'orribile,
sconvolgente omicidio di due giovanissimi coloni ebrei ha distolto
ieri Israele, per un momento, dalla pericolosa apatia in cui era
immerso da oltre sette mesi. Uno dei drammi nazionali, infatti,
è che negli ultimi tempi gli israeliani hanno fatto l'abitudine
a tutto". Lo scrittore israeliano osservava anche: "Bisogna parlar
chiaro. Se Israele si ostina a rifiutare la ripresa del negoziato
fino a quando non cesserà ogni violenza, come ripete di continuo
il primo ministro Sharon, non avremo mai la pace e garantiremo
soltanto il proseguimento del terrorismo. allo stesso modo, se
l'Autorità palestinese rifiuta di porre fine alla violenza fintanto
che continua l'occupazione, non avrà mai la pace e nemmeno otterrà
la fine dell'occupazione israeliana". Parole dure venivano pronunciate
sia all'indirizzo di Sharon che di Arafat: "Sono due cinici
- commentava Grossman - La loro coscienza si è forgiata nella
guerra e nella violenza. I metodi dell'uno rispecchiano quelli
dell'altro, come in una danza rituale. Per giungere a un compromesso,
entrambi dovrebbero rinnegare i principi che hanno plasmato la
loro visione del mondo".
"Pioggia di missili su Gaza" titola in prima pagina la Repubblica
di venerdì 11. Alle pagine degli esteri viene pubblicato un articolo
di Enrico Franceschini dal titolo "Bomba in Israele, missili su
Gaza", e "Missili su Gaza" è anche il titolo dell'articolo di
Michele Giorgio apparso sulle pagine del Manifesto.
Sabato 12 lo stesso Giorgio firma un articolo dal titolo "Israele
e la sua 'crescita naturale'" che così si apre: "Via libera alla
espansione delle colonie israeliane nei territori occupati palestinesi.
È questa la strategia del premier Ariel Sharon e del Nobel per
la pace, nonché ministro degli esteri, Shimon Peres. Una politica
che deve andare avanti. Non solo contro i palestinesi ma anche
con l'opposizione di Bush e dell'opinione pubblica israeliana".
Domenica 13, infine, i quotidiani italiani riportano la notizia
del "Raid israeliano a Jenin" (Il manifesto), che è costato
la vita a due palestinesi.
Grandinotizie.it/14 maggio 2001 ore 17:45
|