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La settimana dal 7 al 13 maggio 2001
La lista si allunga
Cresce il numero delle vittime. Le reazioni della stampa

Mentre Giovanni Paolo II lasciava la Siria invocando "la pace in Terra Santa e nel mondo", il numero delle vittime continuava a salire. Lunedì 7 maggio l'Unità pubblicava un'intervista a Haidar Abdel Shafi, uno dei fondatori dell'Olp, il quale dichiarava: "Il Papa ha usato il linguaggio della verità per descrivere la sofferenza imposta al popolo palestinese dall'occupante israeliano. Giovanni Paolo II invoca una pace vera, fondata sul rispetto del diritto all'autodeterminazione per il popolo palestinese. Ma la politica del pugno di ferro adottata dal governo Sharon-Peres, la confisca delle terre palestinesi per la costruzione di nuovi insediamenti, tutto questo confligge con una pace vera e rispecchia solo la volontà sopraffattrice che anima Israele."

Il quotidiano diretto da Furio Colombo presentava anche un'intervista alla deputata laburista israeliana Yael Dayan che condannava il discorso di benvenuto al Papa pronunciato dal presidente siriano Bashar al-Assad. "Non è rispolverando un becero armamentario antisemita che si favorisce il rilancio del processo di pace in Medio Oriente", osservava la figlia di Moshe Dayan, l'eroe della guerra dei Sei giorni. "Come israeliana mi sento offesa e indignata per il paragone con i nazisti che Bashar ha ritirato fuori, e come israeliana sostenitrice del dialogo con i palestinesi mi ribello a questo scempio di verità perché discorsi come quello pronunciato, in un'occasione così solenne, dal presidente siriano contribuiscono a creare fratture insanabili e ad alimentare paura e sospetto verso i vicini Arabi".

Lo stesso giorno la Repubblica dava notizia di un'incursione israeliana nei Territori sotto il controllo palestinese ("Tank israeliani a Betlemme", "Violenze nei Territori, Sharon autorizza nuove incursioni"), mentre il Corriere della Sera pubblicava un articolo di Guido Olimpo in cui tra l'altro veniva rivelato che "Sharon vuole fondi per nuovi insediamenti".

Martedì 8 il Corriere della Sera titolava in prima pagina: "Il Papa dal Golan: pace in Terra Santa", ma dava anche un'altra notizia: "Una neonata palestinese muore a Gaza sotto le cannonate israeliane". Il quotidiano di via Solferino pubblicava anche un'intervista ad Abraham B. Yehoshua dal titolo "Ma gli ebrei hanno diritto a scuse speciali". Lo scrittore e pacifista israeliano confessa che "tutte queste richieste di perdono da parte del Papa un poco mi disturbano. Chiedere perdono a tutti è un po' come chiederlo a nessuno. Il gesto ripetuto più volte si banalizza, perde la sua unicità. Eppoi come ebreo vorrei dalla Chiesa di Roma una richiesta di perdono speciale, diversa da quella ai musulmani o agli ortodossi". Osservava anche, circa la visita di Giovanni Paolo II alla città di Quneitra, che "il Pala ha sbagliato a lasciarsi strumentalizzare dai siriani andando a Quneitra (…) Significa cadere automaticamente nelle trappole della peggiore propaganda siriana".

Anche la Repubblica martedì dava ampio risalto alla morte della neonata palestinese Imam e alla visita del Papa alla città di Quneitra. Veniva tra l'altro pubblicato un interessante intervento di Guido Rampoldi intitolato "Se il mondo vede la guerra dalla parte degli arabi", che così si apre: "Con il viaggio a Kuneitra Wojtyla è il primo leader occidentale, se si può dir così, ad affacciarsi sul Golan dalla parte araba. La sua non è stata la scelta di campo sperata dalle autorità siriane, che lo incalzavano alla santa alleanza cristiano-mussulmana. Ma è stata la scelta di una prospettiva nuova, di un modo di leggere il conflitto mediorientale diverso da quello tradizionale. E questo dovrebbe suscitare qualche riflessione al di là dei reticolati, in Israele".

Mercoledì 9 il quotidiano di piazza Indipendenza pubblicava un'intervista al premier israeliano Ariel Sharon che, tra l'altro, dichiarava: "Non costruiremo nuove colonie. Ma quelle esistenti possono crescere in base ai bisogni della popolazione" e, circa l'uccisione della neonata palestinese: "La responsabilità è dei palestinesi, che ci sparano con i mortai da zone abitate, persino in prossimità di scuole, poi scompaiono e così facendo attirano la rappresaglia contro civili innocenti".

Lo stesso giorno il Corriere della Sera riportava la notizia di un traffico d'armi tra il Libano e i Territori palestinesi. Pubblicava inoltre una dichiarazione del ministro degli Esteri italiano Lamberto Dini che, a margine di un incontro con gli industriali della provincia di Firenze, aveva detto: "Israele è il partner forte nel conflitto israeliano-palestinese ed è, quindi, in primo luogo da Israele che deve venire moderazione".

Giovedì 10 è la notizia dell'uccisione a colpi di pietra di due giovani coloni a trovare spazio sulle prime pagine dei quotidiani italiani. La Repubblica presenta un articolo di Enrico Franceschini dal titolo "Massacrati due ragazzi ebrei" e un intervento di David Grossman che così si apre: "L'orribile, sconvolgente omicidio di due giovanissimi coloni ebrei ha distolto ieri Israele, per un momento, dalla pericolosa apatia in cui era immerso da oltre sette mesi. Uno dei drammi nazionali, infatti, è che negli ultimi tempi gli israeliani hanno fatto l'abitudine a tutto". Lo scrittore israeliano osservava anche: "Bisogna parlar chiaro. Se Israele si ostina a rifiutare la ripresa del negoziato fino a quando non cesserà ogni violenza, come ripete di continuo il primo ministro Sharon, non avremo mai la pace e garantiremo soltanto il proseguimento del terrorismo. allo stesso modo, se l'Autorità palestinese rifiuta di porre fine alla violenza fintanto che continua l'occupazione, non avrà mai la pace e nemmeno otterrà la fine dell'occupazione israeliana". Parole dure venivano pronunciate sia all'indirizzo di Sharon che di Arafat: "Sono due cinici - commentava Grossman - La loro coscienza si è forgiata nella guerra e nella violenza. I metodi dell'uno rispecchiano quelli dell'altro, come in una danza rituale. Per giungere a un compromesso, entrambi dovrebbero rinnegare i principi che hanno plasmato la loro visione del mondo".

"Pioggia di missili su Gaza" titola in prima pagina la Repubblica di venerdì 11. Alle pagine degli esteri viene pubblicato un articolo di Enrico Franceschini dal titolo "Bomba in Israele, missili su Gaza", e "Missili su Gaza" è anche il titolo dell'articolo di Michele Giorgio apparso sulle pagine del Manifesto.

Sabato 12 lo stesso Giorgio firma un articolo dal titolo "Israele e la sua 'crescita naturale'" che così si apre: "Via libera alla espansione delle colonie israeliane nei territori occupati palestinesi. È questa la strategia del premier Ariel Sharon e del Nobel per la pace, nonché ministro degli esteri, Shimon Peres. Una politica che deve andare avanti. Non solo contro i palestinesi ma anche con l'opposizione di Bush e dell'opinione pubblica israeliana".

Domenica 13, infine, i quotidiani italiani riportano la notizia del "Raid israeliano a Jenin" (Il manifesto), che è costato la vita a due palestinesi.

Grandinotizie.it/14 maggio 2001 ore 17:45


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