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I carri armati israeliani si sono ritirati dalla zona circostante il quartier generale di Yasser Arafat a Ramallah, dove il leader palestinese è bloccato da metà dicembre. Il governo israeliano ha deciso di permettere al presidente dell'Autorità nazionale palestinese di spostarsi all'interno della città della Cisgiordania (cosa che Arafat già faceva), ma non di lasciarla. Il premier Ariel Sharon non ha mantenuto la promessa di ridare piena libertà di movimento ad Arafat se fossero stati arrestati i responsabili dell'uccisione del ministro del turismo israeliano Rehavam Zeevi.
La decisione di Sharon è stata duramente criticata dall'Anp. A conclusione di una seduta urgente, l'Anp ha fatto ricadere su Tel Aviv l'intera responsabilità di ogni conseguenza risultante dalla sua decisione. L'esecutivo si appella inoltre a Usa, Unione Europea, Russia e stati arabi affinché intervengano per proteggere il processo di pace.
Il ministro degli esteri egiziano Ahmed Maher, in un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa Colin Powell, ha accusato Tel Aviv di ostacolare la ripresa dei negoziati di pace. Il presidente egiziano Hosni Mubarak discuterà della situazione in Medio Oriente con il presidente americano George W. Bush il 5 marzo a Washington.
L'Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell'Unione Javier Solana si è impegnato ad affrontare la questione del "blocco ad Arafat" nella missione diplomatica che dal 25 al 29 febbraio lo porterà in Israele, nei Territori Palestinesi, in Giordania e in Egitto.
Continuano intanto le violenze. Ad un posto di blocco vicino a Nablus è stato ucciso un uomo che stava portando la moglie incinta in ospedale. Aveva cercato di aggirare il posto di blocco e i soldati hanno aperto il fuoco. Anche la donna è rimasta ferita, ma in seguito ha dato alla luce una bambina. Un'altra donna palestinese è stata uccisa nei pressi di Tulkarem.
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