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Israele reagisce. Carri armati e bulldozer israeliani sono entrati nella città di Rafah, in Cisgiordania. Le truppe di Ariel Sharon hanno anche occupato tre postazioni della polizia marittima palestinese nel villaggio di Mawassi, nel sud della striscia di Gaza. L'azione è stata compiuta per poter controllare direttamente i movimenti dei pescherecci palestinesi.
Risposta immediata dunque all'attentato suicida di mercoledì 9 nei pressi di Rafah, nella striscia di Gaza, nel quale erano morti quattro soldati israeliani e i due palestinesi autori del gesto.
La ricostruzione del fatto. Un palestinese era riuscito a penetrare in una postazione militare israeliana, e qui aveva fatto esplodere la carica che aveva con sé. Un complice invece era riuscito a fuggire ed era stato ucciso durante l'inseguimento.
L'attentato veniva rivendicato più tardi dal gruppo estremista Hamas. Nel corso di un incontro politico a Beirut, il leader del movimento per la resistenza islamica, Khaled Meshal, aveva rivelato i nomi dei due miliziani rimasti uccisi: Imad Rizq e Mohammed Jamoos.
Ricordiamo che sia Hamas sia la Jihad islamica (in un primo momento ritenuta responsabile dell'attacco) si erano sempre opposte alla sospensione delle ostilità voluta dal leader dell'Anp Yasser Arafat.
La breve e fragile tregua costruita con fatica si spezza dunque. Tutto torna di nuovo in discussione, compresa la missione dell'inviato americano Anthony Zinni.
Michele Fianco
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