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Tutti contro tutti. Da qualunque prospettiva si veda la faccenda. Due leader contro. Ariel Sharon che dà la caccia a Yasser Arafat. E quindi - ufficialmente - Israele e Palestina sempre più lontane, così come sempre più lontana la possibilità di un dialogo per la pace. Ma non basta. Israele si spacca - il dissidente più autorevole rispetto alla linea del Presidente è il suo ministro degli Esteri Shimon Peres - e il fronte palestinese appare nient'affato unito e saldo.
Ora Arafat passa all'attacco. Dopo essere stato messo sotto pressione da Israele e Stati Uniti nei giorni scorsi, in un'intervista rilasciata al quotidiano londinese in lingua araba Al Hayatt ha dichiarato: "L'occupazione israeliana è un atto terroristico". Sebbene il leader palestinese non ritenga che sia in corso una guerra personale, non esclude nemmeno che Sharon possa eliminarlo. Quindi con orgoglio ribadisce di essere lui il leader. "Il potere è ancora nelle mie mani". E chiede alle potenze del mondo di non appoggiare Israele nei suoi propositi.
E il mondo risponde. Sono i ministri degli Esteri dell'Unione europea a esporsi. Con un documento chiedono ad Arafat di smantellare Jihad islamica e Hamas e di arrestare tutti i sospettati. Al contempo cercano di ottenere da Israele il congelamento degli insediamenti e la rimozione dei blocchi stradali. La posizione espressa non sembra tuttavia essere decisiva.
Nel frattempo Sharon, in una riunione eccezionale del governo tenutasi nella sede del comando militare per la Cisgiordania, ha rilanciato. "Occorre intensificare la lotta al terrorismo". All'incontro c'erano anche i capi militari e i rappresentanti dei diversi servizi di sicurezza. Scopo di Sharon era quello di far ascoltare dai propri ministri il racconto di chi vive in prima persona la tensione e il pericolo ogni giorno.
Dalla loro parte si è schierato anche il capo del servizio di sicurezza preventiva dell'Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania Jibril Rajub. "Speravamo che i nostri fratelli dei movimenti islamici avessero capito la delicatezza dell'attuale situazione. Ma che cosa si aspettano? Vogliono essere come lo sceicco Omar in Afghanistan? Su cosa contano? Sui nostri missili e sui nostri cacciabombardieri F16 che non abbiamo?". L'intervento di Rajub è sata raccolta dalla radio Voce della Palestina.
Michele Fianco
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