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  Attacco a Gaza e in Cisgiordania
Missili su Arafat
Il premier israeliano l'aveva detto: "Reazione durissima"
 
  Palestina, dossier
 

Offensiva su tutti i fronti dell'esercito israeliano. Dopo i missili terra-aria sul quartier generale di Yasser Arafat a Gaza, caccia F-16 hanno bombardato la cittadina autonoma palestinese di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

Israele sta impegnando navi, aerei, elicotteri e blindati nell'attacco sferrato come rappresaglia per i sanguinosi attentati compiuti nel week end. Secondo le prime notizie, ci sono decine di vittime fra i civili, almeno stando alla ricostruzione delle fonti locali. Ariel Sharon aveva parlato chiaro: "Sarà reazione durissima" e reazione è stata.

Il presidente dell'Anp, Yasser Arafat si è salvato poiché si trovava nella città di Ramallah, in Cisgiordania. Colpita la sede della tv araba Al Jazeera che ha dovuto interrompere le trasmissioni.

In un messaggio alla nazione, Sharon ha detto che contro Israele è stata "aperta una guerra terroristica" il cui fine "è la nostra espulsione da questa terra". Così come gli americani stanno combattendo il terrorismo, "anche noi stiamo combattendo contro i nostri nemici. Ci hanno costretti a questa guerra e reagiremo con tutti i mezzi". Infine il premier ha ribadito che "Arafat è il nemico, non fa nulla per fermare i terroristi".

La guerra scoppia mentre l'Autorità Palestinese chiedeva al ministro israeliano degli Esteri Shimon Peres quattro giorni di "grazia" per dimostrare l'impegno nel reprimere al terrorismo. E infatti Arafat - rispondendo anche a un invito di Colin Powell aveva fatto arrestare oltre cento militanti di organizzazioni estremiste e aveva posto agli arresti domiciliari il leader spirituale di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin.

Ma al premier israeliano non è bastato. Ha anticipato l'incontro con il presidente americano George W. Bush ed è rientrato nel suo Paese per preparare la reazione contro gli autori degli attentati che nel giro di 48 ore avevano causato la morte di 30 persone e il ferimento di 200. E già a Bush, Ariel Sharon aveva confidato: "A questo punto non ci fidiamo più di Arafat". Molti nel suo gabinetto hanno chiesto la soppressione fisica - o l'allontanamento dai territori - del nemico storico di Israele imputandogli responsabilità negli attentati di sabato e domenica. Il dialogo adesso è impossibile. Si torna dunque ad uno stato di crisi dal quale sembra davvero difficile uscire.

Michele Fianco

 
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  Grandinotizie.it/ 03/dicembre/2001
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