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Tra
i film dedicati alla questione palestinese segnaliamo i molteplici
lavori del regista israeliano Amos Gitai e uno del cineasta
torinese Roberto Faenza, dal titolo L'amante perduto.
Quest'ultimo, girato nel 1999 con coproduzione Italia-Francia-Gran
Bretagna, è tratto dal libro dello scrittore israeliano Abraham
B. Yehoshua. Narra la storia di due ebrei di origine inglese,
Adam e Asya, che dopo la morte del loro primogenito si
trasferiscono in Israele. Si trascinano in un amore ormai in profonda
crisi davanti agli occhi della figlia adolescente, inquieta e
ribelle. Sarà proprio La giovane ragazza che noterà l'attaccamento
della madre per Gabriel, un israeliano venuto da Parigi,
e sarà sempre l'amore dell'adolescente per un coetaneo arabo a
far irrompere con forza nella storia il tema dell'incontro-scontro
tra le due culture, quella araba e quella ebraica, costrette a
convivere su uno stesso territorio. Il film, forse in modo ancor
più forte del libro, si chiude sotto il segno della comprensione
e della solidarietà, lanciando un preciso messaggio politico e
un accorato invito alle due parti ad abbandonare l'odio e a proseguire
sulla strada della convivenza pacifica. Tra il cast, di ottima
qualità, si segnala la presenza di Phyllida Law (già in
L'ospite d'inverno), una donna e un'attrice capace di trasmettere
una grande energia.
Del 1999 è anche l'ultimo film dedicato da Gitai alla questione
palestinese, Kadosh. Di produzione israelo-francese, l'opera
narra le vicende di due sorelle appartenenti alla comunità ebraica
ultraortodossa del quartiere di Gerusalemme Mea Shearim, e dipinge
la condizione delle donne al suo interno. Una sorella, Rivka,
verrà ripudiata perché dopo dieci anni di matrimonio non è riuscita
a dare figli al proprio marito, mentre l'altra, Malka,
si allontanerà spontaneamente dalla comunità dopo esser stata
costretta, per volere del rabbino, a sposare Yossef, un
uomo che non ama. È un film estremamente emozionale, che ha ricevuto
giudizi fortemente discordanti in Israele. È tra l'altro l'ultimo
della cosiddetta "trilogia delle città", che Gitai aveva iniziato
nel 1995 con Devarim, ambientato a Tel Aviv, e proseguito
nel 1998 con Yom Yom, ambientato nella città di Haifa,
città natale del regista. Il primo, basato su una novella di uno
dei maggiori autori ebrei contemporanei, Yaakov Shabtai,
è incentrato sulla vita emotiva dei quarantenni di oggi, e presenta
un affresco della vita dell'attuale Israele. Il secondo, invece,
che narra le vicende di una famiglia composta da un padre arabo
e da una madre ebrea, è un sguardo alla vita della futura, probabile,
Israele, quando i conflitti scompariranno e in primo piano sarà
la questione della commistione e convivenza delle culture.
Un'altra serie di film firmata da Gitai è la cosiddetta "trilogia
della diaspora", che comprende i tre film di produzione francese
Esther, del 1985, Berlin-Jerusalem, del 1989 e Golem,
lo spirito dell'esilio, del 1991.
Oltre a questi film, Gitai ha lavorato a numerosi documentari
dedicati alla regione mediorientale, la maggior parte per la Channel
Four. Attualmente però risultano di non facile reperimento.
Da segnalare infine un film del cineasta statunitense George
Roy Hill (regista tra l'altro de La stangata e di Butch
Cassidy) dal titolo La tamburina. Girato nel 1984 con
produzione americana è basato sull'omonimo romanzo di John
Le Carré e si avvale di un cast nel quale figurano Klaus
Kinski e la bravissima (seppur forse un po' avanti negli anni
per la parte) Diane Keaton).
Simone Collini/Grandinotizie.it/28 febbraio
2001 ore 16:00
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