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Per
chi volesse intraprendere uno studio approfondito della "questione
palestinese", segnaliamo una serie di testi che indagano sulle
cause, le vicende storiche, i personaggi, le ideologie che hanno
contribuito a creare l'attuale stato delle cose.
Indichiamo innanzitutto un libro di Joe Golan edito dalla
Einaudi nella collana "Gli struzzi": La Terra Promessa.
L'autore, nato in Egitto da una famiglia di ebrei ucraini, ha
militato in passato nei servizi segreti israeliani ed è oggi il
responsabile dell'Ufficio arabo del Congresso ebraico mondiale.
Narra la storia della Palestina, per così dire, pre-israelita
e della nascita dello Stato ebraico, dall'esodo dei 300 mila ebrei
marocchini in Israele alla rappacificazione di ebrei e cristiani,
dagli scontri tra le comunità arabe ed ebree alla Dichiarazione
d'Indipendenza del maggio 1948. Sono anche presenti dettagliati
ritratti dei personaggi che hanno occupato posizioni di primo
piano, Golda Meir, ovviamente, ma anche Giovanni XXIII
e Paolo VI (un'interessante sezione è infatti dedicata
alle faticose trattative avute col Vaticano).
Di diverso impianto, ma altrettanto interessante, è Tra guerra
e pace. Ritorno in Palestina-Israele, di Edward W. Said,
pubblicato dalla Feltrinelli nel 1998. Il libro è composto da
due scritti autonomi, apparentemente due memorie di viaggio, ma
che in realtà sono due veri e propri pamphlet: il primo, dal tono
intimo e personale, contro Israele e il secondo, dai toni più
esplicitamente politici, contro l'Autorità nazionale palestinese.
Attraverso di essi l'autore porta alla luce le ragioni e i torti
di due popolazioni, quella palestinese e quella ebraica, ad un
tempo unite e divise da una stessa terra.
Tra gli studi di autori italiani segnaliamo La terra troppo
promessa, di Massimo Massara (Teti Editore), un testo che
fornisce una lettura puntuale e approfondita tanto del movimento
nazionale palestinese quanto del sionismo, riuscendo ad evitare
il rischio di cadere nel pregiudizio e nella parzialità. Un libro
che sicuramente non sfigura nella più vasta bibliografia mondiale
sull'argomento.
Molti interessante è anche Israele: 50 anni di speranza,
scritto da Fausto Coen e pubblicato da Marietti nel 1998.
L'autore - direttore del Paese Sera per circa vent'anni
e dimessosi all'epoca della guerra dei sei giorni (1967) perché
non condivideva la linea filo-araba intrapresa dal giornale -
ripercorre la storia dello Stato ebraico partendo dal costituirsi
del movimento sionista e giungendo alle tappe salienti dell'epoca
contemporanea, mantenendo sempre un tono distaccato e imparziale
e mettendo ben in luce i torti e le ragioni di entrambe le parti
in causa.
Segnaliamo inoltre l'Atlante storico del popolo ebraico,
un volume che la Zanichelli ha pubblicato nel 1995 riproducendo
un'opera francese curata dallo storico Elie Barnavi, studioso
della storia di Israele e del movimento sionista riconosciuto
a livello internazionale. L'edizione italiana, a cura di Elena
Loewenthal, appare ricca e accurata, come è nella tradizione
degli atlanti storici e geografici Zanichelli, ed è sicuramente
consigliabile per le scuole, sia primarie che secondarie.
Per uno studio approfondito della cultura e della religione ebraica
rimandiamo invece a due testi tanto diversi nella forma quanto
convergenti nella sostanza: Introduzione all'ebraismo,
di Piero Stefani (edito nel 1995 dalla Queriniana), e Il
concetto di Dio dopo Auschwitz, del filosofo Hans Jonas
e pubblicato, tra gli altri, da Il Melangolo nel 1997. Il primo
è un ampio volume che attraverso le 380 pagine introduce il lettore
nel pensiero e nella prassi ebraiche, tanto del periodo biblico
quanto di quello post-biblico. Vengono magistralmente illustrati
la storia, le istituzioni, i fondamenti religiosi, il ciclo liturgico,
la filosofia dell'ebraismo, da un autore che in Italia è riconosciuto
come uno degli studiosi cattolici più significativi del dialogo
cristiano-ebraico.
Il secondo libro menzionato sopra è invece un brevissimo testo
di circa trenta pagine e che più che fornire risposte pone inquietanti
domande su cui il lettore, anche e soprattutto il lettore del
terzo millennio, di fede ebraica e non, è invitato a riflettere.
Ne riportiamo un breve ma significativo passo: "Per l'ebreo che
vede nell'al di qua il luogo della creazione, della giustizia
e della salvezza divina, Dio è in modo eminente il signore della
Storia e quindi "Auschwitz" per il credente, rimette in questione
il concetto stesso di Dio che la tradizione ha tramandato. (…)
Quindi chi non intende rinunciare sic et simpliciter al
concetto di Dio (e il filosofo può legittimamente rivendicare
il diritto a non rinunciarvi), deve pensare questo concetto in
modo del tutto nuovo e cercare una nuova risposta all'antico interrogativo
di Giobbe. Ove decidesse di farlo dovrebbe anche lasciar cadere
l'antica concezione di Dio signore della storia: perciò, quale
Dio ha permesso che ciò accadesse?".
Tutto ciò ha poco o nulla a che fare con la "questione palestinese".
O forse no.
Simone Collini/Grandinotizie.it 5 marzo 2001
ore 18:30
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