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Ecco tutte le proposte avanzate nell'ultimo anno per arrivare ad una soluzione del conflitto in Medio Oriente.
Piano saudita
Il 18 febbraio 2002 il principe ereditario dell'Arabia Saudita Abdallah ha illustrato un proprio progetto di pace per la Palestina al quotidiano New York Times. Le proposte saudite si rifanno ad un precedente progetto della Lega Araba e si basano sul già sperimentato concetto della pace in cambio dei territori. Israele dovrebbe tornare ai confini antecedenti la Guerra dei sei giorni del 1967 e ritirarsi completamente da Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est. In cambio l'Arabia Saudita riconoscerebbe lo stato ebraico e chiederebbe a tutto il mondo arabo di fare altrettanto.
Piano Unione Europea
Sempre il 18 febbraio 2002 arriva una proposta anche da parte dell'Unione Europea. Si tratta di un progetto che coinvolge tre campi: politica, economia e sicurezza. Lì elemento centrale è il riconoscimento rapido di uno stato palestinese prima ancora dell'inizio delle trattative sullo status permanente dei Territori. L'Ue si impegnerebbe economicamente per migliorare le condizioni di vita dei palestinesi e incoraggiare l'integrazione economica della regione. Se tale piano fosse sostenuto dai principali Paesi del Medio Oriente, si dovrebbe arrivare ad una Conferenza internazionale.
Piano Peres-Abu Ala
E' un accordo messo a punto tra gennaio e febbraio 2002 dal ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres e dal presidente del Consiglio legislativo palestinese Abu Ala. La bozza prevede un immediato riconoscimento d parte di Israele dello Stato palestinese. Dovrebbe poi essere dichiarato un totale cessate il fuoco, premessa al reciproco riconoscimento degli Stati israeliano e palestinese prima che siano definiti confini definitivi. I futuri confini dovrebbero poi essere fissati in base alle risoluzioni 242 e 338 dell'Onu. I negoziati sull'accordo permanente cominceranno l'ottava settimana dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco e saranno completati entro un anno.
Piano Mitchell
E' il rapporto che prende il nome dal presidente della commissione internazionale, l'ex ministro della giustizia Usa George Mitchell, reso noto il 21 maggio 2001 e basato essenzialmente sulla sicurezza. Le raccomandazioni principali del piano prevedono l'impegno da parte del governo israeliano e dell'Autorità nazionale palestinese a mettere fine alle violenze e a riprendere immediatamente la loro cooperazione in materia di sicurezza. Fissato dalle parti un periodo di tregua significativo, l'Anp dovrà impedire azioni terroristiche o violente, mentre il governo israeliano dovrà congelare tutte le attività di colonizzazione e togliere il blocco dei territori per permettere ai palestinesi di lavorare in Israele. Secondo il piano, le parti dovranno quindi impegnarsi nei riguardi degli accordi già firmati del 1999 e 2000.
Piano Tenet
Il piano Tenet viene presentato il 13 giugno 2001. Prevede l'obbligo da parte palestinese di prevenire atti terroristici e da parte israeliana di rimuovere le restrizioni sulla circolazione delle merci nei territori e facilitare il movimento delle forze di sicurezza palestinese. Dunque da un lato l'arresto dei terroristi in Cisgiordania e Gaza e consegna al comitato congiunto di sicurezza della lista degli arrestati e dall'altro il ritiro delle truppe dai territori, quindi non più blocchi stradali, né chiusure intorno ai centri abitati dai palestinesi. Nei giorni successivi le parti dovevano giungere alla formulazione di un programma comunemente concordato per il ripristino della situazione preesistente all'inizio della crisi. E un comitato trilaterale si sarebbe riunito periodicamente per accertare l'applicazione del cessate il fuoco e che tutto si svolgesse secondo le indicazioni del piano.
Grandinotizie.it/28 febbraio 2002
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