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C'è un elemento
comune tra vincitore e sconfitto di queste elezioni. Hanno entrambi
una formazione militare che li contraddistingue anche nell'agire
politico. Se Sharon è il condottiero ribelle e geniale,
Ehud Barak è il soldato disciplinato e fedele, ma incapace
di missioni audaci. Subito dopo il voto, il 6 febbraio 2001, annuncia
il ritiro dalla vita pubblica. Troppo cocente la delusione. I
sondaggi lo condannavano da mesi, ma la proporzione della sconfitta
è pesantissima. Il vincitore Ariel Sharon lo invita a partecipare
ad un governo d'unità nazionale. Barak nicchia per dieci giorni,
poi accetta. Ma il Partito laburista insorge. Incapace di scegliere
tra gli interessi del suo partito e quelli del suo Paese, Barak
molla tutto. Rifiuta l'offerta di Sharon e si dimette dal partito
e dalla carica di deputato.
In questo modo, Barak ha perso l'occasione di giocare, da sconfitto,
un ruolo importante nello scenario mediorientale. D'altra parte,
tutta la sua carriera è costellata di indecisioni ed errori clamorosi.
Troppo affrettate le dimissioni da premier che hanno portato alle
elezioni della disfatta. Avrebbe potuto prendere tempo ed arrivare
ad elezioni generali (per la premiership e per il rinnovo della
knesset). Ha invece accelerato la crisi, convinto di battere Sharon.
Preferiva lui all'ex premier Nethaniahu. Era convinto che il vecchio
falco sarebbe stato un candidato poco presentabile e perciò facilmente
battibile. E invece ha sbagliato completamente i suoi calcoli.
In passato si è spesso affidato a gesti spettacolari ma destinati
al fallimento, come il dialogo con la Siria e l'apertura dei luoghi
santi di Gerusalemme. Quando gli hanno proposto di ritirarsi per
fare spazio a Shimon Peres si è rifiutato, convinto, da
buon soldato, di dover rispondere in prima persona della sua politica.
Ha perseguito una linea piuttosto schematica: due Stati con popoli
separati. Quando si sono aperte questioni complesse (Gerusalemme
e ritorno dei profughi palestinesi in Israele), ha mostrato limiti
piuttosto gravi.
E' significativo poi, che il gesto politico più rilevante degli
ultimi mesi lo abbia compiuto Sharon con la visita alla spianata
delle moschee. Una provocazione abilmente studiata che ha provocato
scontri e vittime e ha rafforzato tra gli israeliani la convinzione
che il tempo del dialogo fosse finito. Barak, da premier, è stato
messo in crisi da un uomo dell'opposizione finito da tempo nel
dimenticatoio.
Oggi l'ex premier è un uomo sconfitto e abbandonato da tutti.
Barak si è dimostrato uno statista mediocre ed un pessimo politico.
I giornali israeliano lo hanno definito "il signor zig zag". Forse
il suo ritiro dalla politica può contribuire ad uno sviluppo più
lineare del processo di pace mediorientale.
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/21 febbraio
2001 ore 10:46
Il programma politico di Sharon
Una pace stabile
I dati
Sale l'astensionismo
Le reazioni al voto
Quale futuro
Usa for peace
Il vincitore e lo sconfitto
Il falco vola basso
Il signor zig zag
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