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Il falco vola basso
Sharon trionfa ma non umilia lo sconfitto. Ecco perché

Per Ariel Sharon la vittoria alle elezioni del 6 febbraio è il coronamento di un sogno durato tutta la vita. "Arik" per gli amici, "falco" per i commentatori politici, più semplicemente "macellaio" per tutti coloro che non hanno dimenticato le sue responsabilità nei massacri di Sabra e Chatila, durante l'invasione del Libano nel 1982, ha sempre sognato di essere premier. A settantadue anni il vecchio soldato ce l'ha fatta. Perché Sharon, più che un politico, è un militare. La sua formazione è stata la guerra, anzi le guerre. Ha partecipato a tutti i conflitti arabo-israeliani dal 1948 ad oggi, distinguendosi sempre. Da eroe secondo alcuni, da criminale per altri. Sharon è un soldato, ma un soldato indisciplinato, anarcoide. Gli piace fare di testa sua, trasgredendo gli ordini, se necessario. Fu così nella guerra dello Yom Kippur del 1973. Non obbedì allo stato maggiore di Tel Aviv e attraversò il Canale di Suez, prendendo alle spalle il nemico e vincendo, di fatto da solo, la guerra.

Forse neanche lui si aspettava una vittoria elettorale così schiacciante alla ultime elezioni. Il 62,5 per cento dei voti sono un risultato forse inaspettato. Il soldato ribelle si trova a gestire un successo schiacciante, ma non ha perso la testa. Mentre il suo consigliere Avigdor Lieberman suggeriva la linea dura con gli arabi, Sharon ha subito proposto un governo di unità nazionale con ministri laburisti. E l'intesa sembra ormai raggiunta.

Arik non vuole rimanere prigioniero degli umori e delle tendenze più reazionarie del Likud. E, forse, capisce di non poter avviare da solo una politica di pace con i palestinesi. Non ha la caratura del diplomatico e non gode di grossa fiducia né a Washington né tanto meno presso i palestinesi.

Si è proposto come "uomo di sicurezza", più che come "uomo di pace". Il premio Nobel Shimon Peres lo ha definito "un Mussolini". E' probabile che nella sua concezione "militaresca" della politica, la pace equivalga ad una situazione di "non guerra": sicurezza (per gli israeliani) ma senza decisioni di lunga durata che diano un assetto chiaro al Medio Oriente. Dovrà comunque confrontarsi con un parlamento rimasto immutato dal 1999. Potrebbe essere questo un elemento decisivo negli scenari politici immediati. Sharon ha deciso di non umiliare lo sconfitto Barak, ma di proporgli un'intesa per il bene del Paese. L'ex premier prima accetta poi, contestato dai suoi compagni di partito, rifiuta e molla tutto. L'unico dato certo di questa situazione è la consacrazione di Sharon come politico abile e responsabile.

La strada per la pace rimane lunghissima, ma il vecchio soldato sembra aver imparato anche la difficile arte della diplomazia.


Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/21 febbraio 2001 ore11:04


Il programma politico di Sharon
Una pace stabile

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Quale futuro
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Il vincitore e lo sconfitto
Il falco vola basso
Il signor zig zag

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