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Con l'approvazione all'unanimità di una risoluzione che prevede il ritiro delle forze israeliane dalle città della Cisgiordania, tra cui Ramallah dove si trova Yasser Arafat, e l'immediato "cessate il fuoco" il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite torna a farsi sentire sulla questione mediorientale. Via libera dunque alla missione del segretario di Stato americano Colin Powell. Ecco nel corso del tempo qual è stato il ruolo delle Nazioni Unite nella delicata situazione che vede coinvolti israeliani e palestinesi.

1947
La Gran Bretagna decide di abbandonare il proprio mandato e di lasciare la questione Palestina nelle mani delle Nazioni Unite.

Il 28 aprile ha luogo la prima Sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per considerare la questione Palestina; viene anche creato il Comitato speciale delle Nazioni unite sulla Palestina (Unscop).

Il 29 novembre l'Assemblea generale adotta la risoluzione 181 (II) riguardante il futuro governo della Palestina. La risoluzione dispone una partizione della Palestina in due stati, uno arabo e uno ebraico.

1948
L'11 dicembre l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approva la risoluzione 194 (III), la quale stabilisce una Commissione di conciliazione e nella quale, tra l'altro, si afferma che "sia permesso ai profughi che desiderino tornare nelle loro case e vivere in pace con il loro vicini di fare ciò alla prima data possibile, e che un indennizzo venga pagato per le proprietà di coloro che scelgano di non tornare".

1949
L'11 maggio, Israele viene ammessa nelle Nazioni Unite. Il preambolo della risoluzione che ammette il nuovo Stato prevede specificamente l'impegno di Israele ad adempiere alle risoluzioni 181 (II) e 194 (III).

1950
In contrasto con le risoluzioni delle Nazioni Unite, Israele trasferisce la propria capitale da Tel Aviv a Gerusalemme il 23 gennaio.

1967
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 234 il 14 giugno che, tra l'altro, dispone che il governo di Israele "faciliti il ritorno di quegli abitanti che sono fuggiti dalle terre dall'inizio delle ostilità".

Il 22 novembre, il Concilio di Sicurezza adotta la risoluzione 242 (1967), le cui disposizioni sono da considerarsi come l'impalcatura per la pace in Medio Oriente. La risoluzione sottolinea "l'inammissibilità dell'acquisizione di territori attraverso la guerra" e afferma che "una pace giusta e duratura in Medio Oriente" dovrebbe essere basata sui seguenti principi: "(i) Ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati nel recente conflitto, (ii) Fine di tutte le rivendicazioni e stati di belligeranza e rispetto per il riconoscimento della sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica di ogni stato nell'area e il loro diritto a vivere in pace tra sicuri e riconosciuti confini, liberi da ogni minaccia o atto di forza". La risoluzione afferma anche la necessità di "raggiungere una giusta soluzione circa il problema dei profughi".

1969
Il 21 agosto, incendiari israeliani appiccano il fuoco alla Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, causando vasti danni e la distruzione del luogo santo. Il Concilio di sicurezza delle Nazioni Unite risponde con la risoluzione 271(1969) del 15 settembre, definendo l'atto di distruzione un pericolo per la pace e la sicurezza ed invitando Israele ad astenersi dall'ostacolare le funzioni del Supremo consiglio musulmano di Gerusalemme e condannando l'omissione all'adesione delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Il 9 dicembre, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 2535 (XXIV) riaffermando il diritto inalienabile del popolo palestinese all'auto-determinazione, all'indipendenza e sovranità nazionali e al ritorno alle proprie case e proprietà.

1973
Il 22 ottobre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 338 invocando un immediato cessate il fuoco, l'adempimento della risoluzione 242 in ogni sua parte e l'inizio di negoziati tra le parti in causa per arrivare ad una pace giusta e duratura nel Medio Oriente.

1974
Il 22 novembre viene adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione 3236 (XXIX), la quale riafferma i diritti inalienabili del popolo palestinese, incluso il diritto all'auto-determinazione, all'indipendenza e sovranità nazionali e al ritorno alle proprie case e proprietà. La risoluzione richiede anche che si stabiliscano contatti tra il Segretariato generale e l'Olp sulle questioni concernenti la questione della Palestina.
Il medesimo giorno con la risoluzione 3237 viene assegnato all'Olp lo status di osservatore, conferendogli il diritto di partecipare alle sessioni dell'Assemblea generale e a tutte le conferenze internazionali convocate dalla stessa o da altri organi delle Nazioni Unite.

Il Comitato per l'esercizio dei diritti Inalienabili delle genti palestinesi viene fondato il 10 novembre dall'Assemblea generale con la risoluzione 3376 (XXX).
Nello stesso giorno l'Assemblea Generale adotta anche la risoluzione 3379 (XXX) la quale afferma che il Sionismo è una forma di razzismo.

1979
Il 22 marzo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 446 (1979), che determina che la politica di insediamento israeliana nei territori palestinesi non ha validità legale e costituisce un serio ostacolo per la pace. La risoluzione prevede anche la fondazione di una commissione di tre membri del Consiglio di sicurezza che esaminino la situazione degli insediamenti.

1980
Il parlamento israeliano, il 20 luglio, adotta la "Legge fondamentale su Gerusalemme" la quale afferma di fatto l'annessione di Gerusalemme Est (prima del 1967 palestinese) e la quale dichiara che "Gerusalemme, intera ed unita, è la capitale di Israele". In risposta a ciò il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 478 (1980) del 20 agosto nella quale si censura la "Legge Fondamentale su Gerusalemme" e si afferma che essa "costituisce una violazione della legge internazionale e non riguarda l'applicazione della Quarta Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 sulla Palestina e gli altri territori arabi occupati dal giugno 1967, compresa Gerusalemme".

1987
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 605 (1987), il 22 dicembre, disapprovando le pratiche israeliane che violano i diritti umani del popolo palestinese nei territori occupati.


1988
Ad una nuova conferenza tenuta a Ginevra il 14 dicembre, Yasser Arafat accetta la risoluzione 181 (II) (1947) dell'Assemblea Generale e 242 (1967) del Consiglio di sicurezza, riconosce il diritto di Israele ad esistere e rinuncia al terrorismo.

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 15 dicembre, adotta la risoluzione 43/177 nella quale si riconosce la proclamazione delle stato di Palestina da parte del Consiglio nazionale palestinese e si decide che la designazione di Palestina debba essere usata al posto di Olp nel sistema delle Nazioni Unite.

1990
L'8 ottobre l'esercito israeliano uccide otto palestinesi e ne ferisce più di centocinquanta alla Moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite risponde alle uccisioni con la risoluzione 672 (1990), la quale condanna l'azione israeliana e richiede una missione investigativa che individui le circostanze riguardanti il tragico evento.

1991
Il 16 dicembre, l'Assemblea generale adotta la risoluzione 48/86, revocando l'affermazione della risoluzione 339 del novembre 1979 secondo la quale il Sionismo è da considerarsi una forma di razzismo e di discriminazione.

1996
Il 28 settembre 1996, il Concilio di sicurezza adotta la risoluzione 1973 (1996) in risposta all'apertura del tunnel nella Città Vecchia, a Gerusalemme Est. La risoluzione ne richiede la cessazione immediata, richiede anche l'assicurazione della sicurezza e protezione dei palestinesi e il tempestivo adempimento degli accordi raggiunti.

1998
Il 7 luglio, l'Assemblea Generale adotta la risoluzione 52/250, recante il titolo "Partecipazione della Palestina nei lavori delle Nazioni Unite", votando la promozione della rappresentazione palestinese nelle Nazioni Unite ad un livello unico e senza precedenti, tra gli altri osservatori da una parte e gli Stati membri dall'altra. La risoluzione conferisce alla Palestina ulteriori diritti e privilegi di partecipazione che erano tradizionalmente esclusivi degli Stati membri.

2000
Il 7 ottobre, il Consiglio di sicurezza, con 14 voti a favore e un'astensione (Stati Uniti), adotta la risoluzione 1322, la quale "disapprova l'atto di provocazione commesso il 28 settembre 2000 ad Haram al-Sharif in Gerusalemme, così come pure le violenze che hanno avuto luogo in seguito anche in altri luoghi santi", "condanna gli atti di violenza e in particolare il ricorso eccessivo alla forza contro i palestinesi, che hanno provocato ferimenti e causato la perdita di vite umane" e "domanda ad Israele, potenza occupante, di conformarsi scrupolosamente ai suoi obblighi giuridici e alle responsabilità che gli incombono in virtù della quarta Convenzione di Ginevra relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra".


Simone Collini/Grandinotizie.it


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