|
La drammatica situazione attuale - dove continuano gli attentati e le stragi palestinesi e dove Israele marcia con i suoi carri armati sul quartier generale di Arafat - fa riemergere una storia di guerra lunga più di mezzo secolo dove non hanno sortito alcun effetto i tanti tentativi di dialogo tra le parti, neanche quelli proposti a livello internazionale. Ecco i conflitti storici che hanno insaguinato il Medio Oriente:
La guerra dell'indipendenza
(1948-1949)
Cominciò come guerra civile tra la comunità araba e quella israeliana
della Palestina dopo la risoluzione dell'Onu (29 novembre 1947)
di spartire il paese tra ebrei e arabi, risoluzione accettata
dai primi, ma respinta dai secondi. Il 17 dicembre la Lega araba,
dichiarò che si sarebbe opposta con la forza alla spartizione.
A partire dall'aprile 1948 unità arabe irregolari provenienti
dalla Siria, dal Libano e dall'Egitto si infiltrarono nel paese
per aiutare gli arabi della Palestina negli attacchi contro le
comunità ebraiche.
Il 14 maggio successivo gli eserciti regolari dell'Egitto, della
Siria, del Libano, della Transgiordania, dell'Iraq e dell'Arabia
Saudita cominciarono ad invadere il territorio dello Stato di
Israele (la cui indipendenza veniva proclamata proprio in quel
giorno). L'esercito egiziano arrivò ad Ashdod a 35 chilometri
da Tel Aviv. Le forze arabe assediarono Gerusalemme. Conquistarono
la città vecchia mentre un'unità irachena, che aveva attraversato
la piana costiera fino a 15 chilometri dal Mediterraneo minacciava
di dividere in due il paese. L'esercito israeliano, nonostante
fosse improvvisato, privo di esperienza e mal equipaggiato, seppe
contenere e respingere le forze avanzanti.
Nel 1949, a Rodi, furono firmati trattati d'armistizio separati
tra Israele e Egitto, Libano Siria e Giordania. Tra gli accordi,
uno prevedeva che la parte occidentale di Gerusalemme (Città Nuova)
sarebbe rimasta sotto il controllo del governo israeliano.
La guerra del Sinai (1956)
Negli anni immediatamente successivi agli armistizi di Rodi del
1949, la tensione tra israeliani e arabi rimase alta. Le cause
sono da individuarsi nel rifiuto dei paesi arabi di riconoscere
l'esistenza di Israele, nella politica panaraba del presidente
egiziano Gamal Abdel Nasser, nel blocco nel mar Rosso nei
confronti delle navi israeliane e nelle infiltrazioni di guerriglieri
arabi da Gaza e dal Sinai. La crisi precipitò nel 1956.
Il 29 ottobre l'esercito israeliano, approfittando della difficile
situazione internazionale dell'Egitto dopo la nazionalizzazione
del canale di Suez, occupò la penisola sinaitica e la fascia di
Gaza, eliminando così le basi delle infiltrazioni palestinesi.
Il 2 novembre intervennero a fianco di Israele anche unità da
sbarco e paracadutiste dell'Inghilterra e della Francia (i cui
interessi erano stati colpiti dalla nazionalizzazione del canale)
che occuparono il Porto di Said.
Sotto la pressione dell'Onu, dell'Urss e degli Usa, però, le posizioni
occupate dai contingenti inglese e francese dovettero essere evacuate
entro il 23 dicembre. Il ritiro da parte degli israeliani fu più
lento e graduale, ma fu completato nel marzo 1957 con l'evacuazione
della fascia di Gaza e di Sharm el-Sheikh, all'estremità meridionale
del Sinai. Nonostante la ritirata, con l'operazione Sinai Israele
conquistò l'apertura del golfo di Elat alle proprie navi. Venne
inoltre inviata nel Sinai e nella regione di Gaza una forza di
emergenza Onu allo scopo di tenere separate le forze.
La guerra dei sei giorni (1967)
A seguito di una richiesta del presidente egiziano Gamal Abdel
Nasser, nel maggio 1967 vennero ritirate le forze di pace
dell'Onu; l'Egitto, inoltre, chiuse lo stretto di Tiran alle navi
israeliane. Israele, alla luce di questi fatti e della firma di
un nuovo patto interarabo di mutuo sostegno contro di esso, nel
timore che un attacco avversario fosse imminente, decise di prevenire
le forze arabe e di dare inizio alle ostilità il 5 giugno successivo.
Mentre l'aviazione distruggeva gli aeroporti egiziani, giordani,
siriani e iracheni annientando in poche ore le forze aeree di
questi paesi, l'esercito si mosse nel Sinai lungo tre direttrici:
a nord, al centro e al sud. Ne seguì la rotta disastrosa delle
forze egiziane, una battaglia di trentasei ore a Gerusalemme che
consentì l'occupazione, il 7 giugno, della città vecchia e la
riconquista da parte degli ebrei, dopo diciannove anni, del cosiddetto
Muro del pianto. Gran parte della Cisgiordania alla fine della
terza giornata di guerra era in mano alle truppe israeliane, che
sul fronte siriano occuparono un'importante striscia di territorio
sulle alture del Golan.
Una tregua stabilita dal consiglio di sicurezza dell'Onu pose
fine alla guerra durata sei giorni.
Gerusalemme era stata riunificata sotto il controllo israeliano
e lo stretto di Tiran venne nuovamente aperto alla navigazione.
Furono stabilite delle linee di "cessate il fuoco" lungo il canale
di Suez, il fiume Giordano e l'altopiano del Golan.
Nuovi combattimenti, tuttavia, si succedettero per i successivi
due anni, fino al 2 giugno 1970, quando, attraverso la mediazione
degli Stati Uniti, Israele ed Egitto si accordarono per un "cessate
il fuoco" effettivo che durò per tre anni.
La guerra dello Yom Kippur (1973)
Il 6 ottobre 1973, giorno del digiuno dell'Espiazione (Yom Kippur),
gli eserciti dell'Egitto e della Siria attaccarono contemporaneamente
gli impreparati israeliani a sud e a nord. La guerra durò 17 giorni
sviluppandosi in tre fasi.
Nella prima fase l'attacco arabo portò alla conquista di importanti
posizioni israeliane situate sulla riva occidentale del canale
di Suez e sulle alture del Golan. Nella seconda, le forze israeliane
si riorganizzarono, riuscirono a contenere gli attacchi e organizzarono
il contrattacco procedendo dapprima col bombardamento con aviazione
e marina di centri portuali e petroliferi egiziani e siriani.
Nell'ultima settimana di guerra, terza fase, gli israeliani concentrarono
le loro forze sulla riva occidentale del canale di Suez, arrivando
a conquistare un'importante fascia di territorio egiziano in Africa.
Durante il periodo degli scontri, materiale bellico e moderni
equipaggiamenti missilistici vennero inviati alle forze arabe
e israeliane rispettivamente dall'Unione Sovietica e dagli Stati
Uniti.
Il 22 ottobre il consiglio di sicurezza dell'Onu votò la cessazione
del fuoco. Venne convocata una conferenza internazionale a Ginevra
il 21 dicembre per affrontare i problemi derivanti da quanto stabilito
nell'armistizio. Il 18 gennaio 1974 venne concluso un accordo
tra Egitto e Israele per il ritiro delle forze israeliane dai
territori occidentali del canale di Suez e la creazione di una
vasta fascia smilitarizzata ad oriente, garantita dalle forze
di sicurezza dell'Onu. Il 31 maggio un accordo tra Siria e Israele
disponeva il ritiro degli israeliani da el-Quneitra (occupata
durante la guerra dei sei giorni) e la creazione di una fascia
smilitarizzata sulle alture del Golan.
L'invasione del Libano (1982)
A causa di una vera e propria guerra civile che vedeva contrapposte
le diverse fazioni religiose libanesi (cristiani, maroniti, musulmani
sanniti, sciiti e drusi) il Libano si trovava da anni in uno stato
di precaria ingovernabilità. Tale Paese, inoltre, era anche sede,
del gruppo terroristico "settembre nero" (1970), della leadership
dell'Olp e di molti suoi militanti, che nelle aree meridionali
vi avevano posto le proprie basi. Sempre nella zona meridionale
del Libano, la Siria aveva installato dei missili terra aria di
fabbricazione sovietica, che costituivano una costante minaccia
per la sicurezza di Israele.
La reazione delle forze israeliane non si fece attendere: prima
venne sferrato un attacco aereo sul Libano (5 giugno 1982) e poi
(6 giugno) furono invasi i territori libanesi via terra e via
mare. Tutto il sud del paese venne occupato dall'esercito israeliano,
causando enormi distruzioni e ferimenti di civili. Il 13 giugno
successivo, la città di Beirut venne messa sotto assedio e bombardata.
Una forza multinazionale venne inviata per assicurare un esodo
pacifico dell'Olp dalle zone occupate e in particolare da Beirut.
Due mesi dopo l'inizio dell'invasione israeliana i miliziani dell'Olp
vennero scortati fuori dalla capitale libanese e condotti, via
mare, verso la Tunisia dove installarono il loro nuovo quartier
generale.
La crisi, tuttavia, non terminò. Il neoletto presidente del Libano
Bashir Gemayel venne assassinato il 14 settembre 1982.
Le fazioni religiose libanesi ripresero la loro sanguinosa lotta,
mentre le forze israeliane entrano in Beirut est. Due giorni dopo,
forze di Israele dislocate attorno ai campi di rifugiati palestinesi
di Sabra e Shatilla lasciarono entrare nei campi le unità falangiste
(milizie libanesi cristiane filoisraeliane) le quali massacrarono
centinaia di palestinesi, incluse donne e bambini.
Simone Collini/Grandinotizie.it
|